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Oncologi. Il futuro della professione è “green”

Per il 99% dei Primari oncologi italiani la sostenibilità sia economica che ambientale deve essere il nuovo principio ispiratore alla base della loro professione. È quanto emerso da una survey sulla Green Oncology realizzata dal Cipomo, il Collegio dei primari oncologi ospedalieri

14 LUG - La sostenibilità sia economica che ambientale deve diventare la stella polare degli oncologi. Ne sono convinti i primari oncologi medici ospedalieri del Cipomo che hanno promosso una Survey Green Oncology realizzata su un campione rappresentativo di 53 dirigenti operanti su tutto il territorio nazionale.
 
Il 50% dei primari  ritiene che i requisiti di sostenibilità ambientale debbano rientrare tra quelli obbligatori nell’ambito del Progetto di accreditamento all’eccellenza promosso dal Cipomo. Trentadue primari evidenziano come nell’ambito del follow-up del paziente neoplastico sono attivati programmi di uso oculato delle tecnologie radiologiche pur rispettando le Linee Guida comunemente adottate. Solo 8 hanno fornito risposta negativa, mentre 7 hanno indicato come ciò avvenga dopo discussione clinica e 6 solo in casi selezionati.
 
“La Green Oncology –  ha detto Roberto Labianca, Presidente nazionale Cipomo – è una realtà a livello internazionale ed oggi anche italiana. Chissà se l’esempio dell’oncologia non venga un domani seguito anche da altre discipline mediche. Il solco, i primari di oncologia medica,  lo hanno tracciato”.

Insomma gli oncologi medici vogliono “continuare a curare i loro pazienti mantenendo i medesimi risultati, ma tenendo conto non soltanto del malato – sempre al centro del percorso assistenziale – ma anche dell’ambiente, della natura”  ha aggiunto Gianfranco Porcile, coordinatore del gruppo di lavoro “Green Oncology” del Collego dei primari oncologi ospedalieri..
 
L’indagine ha puntato i riflettori sulle  neoplasie con predisposizione ereditaria. Trenta intervistati evidenziano come la loro attenzione sia posta all’invio dei pazienti ad un centro di riferimento. Altri 15 rispondono positivamente indicando come proprio per questo tipo di neoplasie abbiano attivato nelle strutture complesse da loro dirette un particolare setting informativo-assistenziale per i pazienti e i loro familiari. Più nello specifico, per 9 primari il setting informativo deve interessare la filiera oncologo-genetista-psicologo, per tre camici bianchi questa è di appannaggio dell’oncologo e dello psicologo. Mentre due medici  o convinti che debba occuparsene solo il genetista e per uno, solo l’oncologo. 
Hanno risposto affermativamente al quesito riguardante l’assunzione di iniziative volte al risparmio economico, 47 primari oncologi. Per 37 di loro essa si evidenzia nella sommatoria Drug, day therapy+procedure per il risk sharing. Per 6 intervistati invece si evidenzia nella Drug, day therapy mentre per i restanti 4 si evidenzia in procedure per il risk sharing.
 
La quasi totalità degli intervistati segnala poi come nella struttura complessa di cui è responsabile già esistono procedure per abbattere il rischio legato alla manipolazione dei farmaci citostatici. Mentre 45 su 53 affermano che  viene sempre attuata la raccolta differenziata dei rifiuti.
Conoscono gruppi che si interessano di “Ecologia” e di “Prevenzione” nell’ambito della medicina, 34 camici bianchi, ma 33 rispondono negativamente riguardo ad eventuali implementazioni metodologiche di risparmio energetico come ad esempio la cartella informatizzata e la contestuale abolizione del cartaceo.
 
“I tumori in piccola parte sono di origine genetica, molti sono legati agli stili di vita, ma la maggior parte oggi sono legati all’inquinamento dell’ambiente: aria, acqua, alimenti, ecc. I primari ospedalieri hanno una funzione eminentemente terapeutica, ma da oggi vogliono interessarsi di più degli aspetti di diagnosi e di prevenzione” ha quindi concluso Gianfranco Porcile coordinatore del gruppo di lavoro “Green Oncology” di Cipomo.

14 luglio 2012
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