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Lazio. All'Umberto I le eccellenze nella ricerca clinica sono penalizzate

Il futuro rettore della Sapienza si dovrà impegnare nei riguardi della politica affinché il Policlinico valorizzi pienamente le competenze universitarie, dialogando con tutti gli operatori della salute nell'affrontare i problemi e nel cercare con loro di risolverli. 

29 AGO - L’area medico-sanitaria rappresenta nelle maggiori università del mondo (Harvard, Oxford, Cambridge, ecc.) un’importante risorsa di sviluppo scientifico-tecnologico. In quest’area i problemi derivano alla Sapienza da una politica sanitaria regionale troppo spesso legata al contingente finanziario e non ai problemi reali.

Anche nell’immediato (ad es Intesa Università-Regione) non si può prescindere comunque da alcune verità: 1) il patrimonio professionale universitario di medici e personale sanitario, tecnico e amministrativo è di alta qualità, anche perché universitario; 2) di ciò era ben consapevole Ruberti, che volle il Policlinico a gestione universitaria e che anche il personale sanitario fosse universitario; 3) Policlinico e S. Andrea (ma anche le strutture convenzionate nella Asl di Latina), per essere funzionali a ricerca e didattica, devono avere una specifica differenziazione organizzativa per intensità di cura (sono ricoveri impropri i lungodegenti in reparti per acuti); 4) Policlinico Umberto I, S. Andrea e Latina devono avere Facoltà di riferimento: ipotesi fantasiose di un’area sanitaria unica sostitutiva delle Facoltà, se realizzate, metterebbero l’area medica in totale soggezione dei direttori generali ospedalieri.


La dimensione del Policlinico Umberto I e il fatto di essere stato a suo tempo l’unico presidio ospedaliero di riferimento dell’unica Facoltà di Medicina spingono talvolta a dimenticare la policentricità delle strutture assistenziali convenzionate con la Sapienza e a porre l’accento sui molti problemi dell’Umberto I, con l’amplificazione negli ultimi tempi di una divergenza di vedute tra il management aziendale, che sembra perseguire una logica del tutto ospedaliera, e i medici del Policlinico. Questi reclamano giustamente l’applicazione integrata delle norme universitarie di riferimento (art. 102 del DPR 382/1980, art. 31 DPR 761) con quanto previsto dal decreto legislativo 517/1999, dal DPCM 24 maggio 2001 e dai contratti nazionali del settore universitario e di quello ospedaliero.

Con il decentramento del 1999 (Regione Lazio e decreto legge D’Alema) vi sono oggi 3 realtà (Policlinico, S. Andrea, ASL di Latina) con altrettante Facoltà di riferimento e vi è peraltro la necessità di un quadro unitario che deve essere garantito dalla nuova Intesa Università-Regione. Si tratta di avere norme dalle quali derivi con chiarezza che la necessità di avere i conti economici in ordine non può risolversi in tagli selvaggi e nell’annullamento della logica universitaria, fondata anche sulla ricerca traslazionale.

Le sentenze della Corte Costituzionale hanno chiarito da tempo la priorità di ricerca e formazione, cui l’assistenza è strumentale: nei molti contatti che ho avuto in questi mesi ho verificato il largo apprezzamento della componente universitaria da parte del management aziendale del S. Andrea e della Asl di Latina. Non così al Policlinico, dove sembra prevalere una penalizzazione strisciante delle eccellenze derivate da una ricerca clinica di qualità. Emblematico è il caso del Centro trasfusionale, il maggiore e più qualificato del Lazio che dovrebbe divenire una succursale di quello del S. Eugenio (questo ha un’attività dieci volte inferiore a quella del Centro del Policlinico). E così è per le malattie rare, con gli screening neonatali “nati” al Policlinico nell’allora Istituto di Neuropsichiatria infantile e che si paventa in trasferimento presso altro ospedale.

L’Intesa Università-Regione deve garantire l’applicazione di tutte le norme, di legge, statutarie e contrattuali, rispettandole (vi è una tendenza, che singolarmente è assecondata anche in qualche programma elettorale a rettore, di passare sopra al sistema partecipativo previsto per le aziende ospedaliere-universitarie: Facoltà, commissione assistenza, ecc., di fatto ospedalizzando il rapporto con il personale universitario, al quale si vorrebbe applicare il solo contratto di lavoro del comparto sanità.). Deve essere fatta chiarezza perché, se il Decreto legislativo 517 prevede che la struttura organizzativa di base sia il “Dipartimento ad attività integrata”, è logico che la buona ricerca e una didattica di qualità debbano essere obiettivo anche del management aziendale e quindi elemento di valutazione insieme con gli obiettivi stabiliti dalla Regione per l’assistenza. Ed è altrettanto logico che il personale universitario (medico e TAB) debba essere valutato riguardo a tutti gli obiettivi che derivano dalla speciale “missione”.

Questo sembra essere un forte elemento di divergenza con l’attuale management del Policlinico Umberto I, che ha puntato - lodevolmente - sulla messa in sicurezza ed ora sulla ristrutturazione edilizia, ma che non sembra avere avuto altrettanta attenzione alle gestione corrente ed alla valorizzazione delle risorse umane, con le recenti prese di posizione di destrutturazione unilaterale di quote consistenti di personale TAB universitario. Nel contempo emergono nuovi problemi, ai quali non viene data sufficiente attenzione (ad es. – tra tutti – l’assicurazione obbligatoria dei medici contro i rischi da attività assistenziale), con le Aziende che non danno indicazioni o risposte adeguate.

Molti di questi problemi debbono essere affrontati nell’Intesa Università-Regione, che è in fase di definizione finale. Vanno in ogni caso fissati dei punti fermi per la valorizzazione dell’apporto degli universitari (docenti e personale TAB-socio sanitario) e per la tutela del loro impegno, che rischia di essere sommersa dall’attivismo sindacale ospedaliero, chiarendo alcuni aspetti:

I debbono essere rispettate le norme, con il ruolo attribuito ai diversi organi, tra cui l’Organo d’indirizzo, le Facoltà, le commissioni ad hoc delle Facoltà (commissione assistenza), i Dipartimenti-Dipartimenti ad attività integrata;
II il potenziale dei posti-letto delle singole strutture, anche rivisto come “attività assistenziale complessiva”, deve essere conservato nelle dimensioni convenute con la Regione, così come approvato da Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione per l’Intesa; ciò vale per il Policlinico, per il S. Andrea e per la ASL di Latina (delibera Giunta Regionale del 2003);
III la ristrutturazione del Policlinico non deve essere lo strumento per una diminuzione strisciante dei posti-letto (su questo l’Azienda non ha fornito dati);
IV il rapporto posti-letto/UOC deve essere previsto in analogia a quanto deciso in altre Regioni con sanità commissariata (Regione Campania: posti-letto minimi diminuiti del 25-35% per ospedali universitari e IRCCS), dimensionando in quantità sufficiente anche unità operative semplici, programmi, affidamento di attività specializzate, ecc.;
V gli obiettivi ai Direttori generali debbono essere stabiliti congiuntamente da Regione e Università e comprendere anche obiettivi di efficienza-efficacia nella ricerca e nella didattica; analogamente la verifica deve essere effettuata congiuntamente;
VI tra gli obiettivi vi deve essere un costante aggiornamento tecnologico, infrastrutturale e dei grandi macchinari (ad es. il Policlinico ha una dotazione tecnologica ed informatica primordiale, niente PET e radioterapia obsoleta. Anche il S. Andrea, seppure in condizioni migliori, ha macchinari vecchi ormai di quasi 10 anni); senza aggiornamento tecnologico un ospedale universitario non ha possibilità di raggiungere gli obiettivi istituzionali;
VII gli affidamenti funzionali ai professori e ricercatori universitari devono essere effettuati sulla base del curriculum scientifico-professionale, come stabilito dall’art. 102 del DPR 382/80;
VIII i vincitori di concorso universitari (professori e ricercatori) debbono avere priorità nella strutturazione sul personale del servizio sanitario regionale, in ragione delle finalità di ricerca-didattica integrate con l’assistenza;
IX devono essere applicati tutti gli istituti contrattuali di equiparazione del personale strutturato, sia attraverso la equiparazione cosiddetta ex art. 31 DPR 761, sia applicando le indennità di posizione e di risultato previste dai contratti nazionali.

Ma tutto questo è senza significato se non c’è una piena assunzione di responsabilità da parte del management aziendale (in particolare del Policlinico Umberto I), così da considerare ricerca e didattica una risorsa anche per l’assistenza e non un fastidio rispetto a tagli lineari e a obiettivi finalizzati al momentaneo contenimento dei costi. Tra gallerie ipogee e promesse di ristrutturazioni o di edifici per ricerca e didattica al S. Andrea si rischia di perdere la partita della competitività non solo con i grandi ospedali universitari europei (dove c’è l’orgoglio della presenza dell’Università), ma anche degli ospedali del Nord, tutti collegati strutturalmente alla ricerca (spesso sono essi stessi IRCCS) e valorizzati dal management aziendale.

Il futuro Rettore della Sapienza, pur rispettando le competenze istituzionali (Facoltà e suoi organi, Direttori dei DAI, ecc.), dovrà impegnare fortemente la sua autorevolezza e autorità nei riguardi della politica perché il Policlinico valorizzi appieno le competenze universitarie, nel contempo dialogando con tutti gli operatori della salute nell’affrontare i problemi e nel cercare con loro di risolverli, nel perseguimento del bene comune, che nel caso del Policlinico include il qualificare le attività verso gli studenti e i malati, prima di tutto.
 
Tiziana Catarci

 

29 agosto 2014
© Riproduzione riservata


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