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Lazio. Vittoria degli infermieri, la Regione corregge le delibere su funzioni in case di cura accreditate

Contro le vessazioni della dignità e professionalità degli infermieri abbiamo vinto noi. La Regione Lazio, di fronte al ricorso presentato dal Nursing Up, fa marcia indietro. Da oggi gli infermieri non sono più compresi tra coloro i quali potranno essere chiamati a svolgere le funzioni degli OSS nelle case di cura accreditate della Regione

24 GIU - Mi ero impegnato ad intervenire sulla questione lavorando personalmente sul ricorso da presentare innanzi al Tar del Lazio ed oggi sono fiero di sottoscrivere questa comunicazione. Senza entrare nel merito del giudizio innanzi al Tar ancora aperto, ricordo che Nursing Up ha voluto informare riguardo alla vicenda legata alle Delibere (nn. 124, 125 e 126 del marzo 2015) emanate dalla Regione Lazio e pubblicate sul B.U.R. il 2 aprile di quest’anno, con le quali si disponeva (in modo al dir poco surreale!) la copertura di funzioni riservate agli “Operatori Socio-Sanitari” nonché a “supporto all’attività dell’educatore professionale” - nell’ambito delle strutture a ciclo residenziale e semi-residenziale che prestano servizi socio-assistenziali - utilizzando gli infermieri!

Provvedimenti del genere hanno immediatamente risuonato alle nostre orecchie come una inaccettabile vessazione della dignità e della professionalità della categoria che in primis rappresentiamo, a dispetto di quel patrimonio di competenze professionali lentamente conquistato a denti stretti nel corso degli ultimi anni, anche al prezzo, talvolta, di duri sacrifici finalizzati a difendere ed a legittimare una categoria fino a poco tempo addietro ancora considerata esecutiva!


Ciò che è stato disposto in quelle delibere è apparso, al dir poco, una inverosimile assurdità ed espressione non soltanto di una palese regressione dello status giuridico degli infermieri, totalmente inaccettabile, ma anche di una scarsa conoscenza (che ancora perdura), da parte di non pochi enti istituzionali, di quanto sia preziosa e funzionale al buon andamento ed all’efficienza dei servizi sanitari in questo Paese la competenza professionale della categoria infermieristica!

Atti normativi come quelli deliberati dalla Giunta della Regione Lazio, infatti, in spregio anzitutto a consolidati principi di diritto quali, solo ad esempio e non esaustivamente, il divieto di “demansionamento del pubblico dipendente”, non potevano, dunque, non generare un’irrefrenabile levata di scudi da parte del Nursing Up, che ha immediatamente adito contro di loro innanzi alla competente magistratura.

Personalmente e con determinazione ho voluto contribuire a stendere il testo del ricorso, assieme al legale che se ne è fatto portatore davanti al Tribunale Amministrativo della Regione.

Rispetto al generale panorama di mobilitazione, per quanto ci risulta extragiudiziale, sollevatasi contro i provvedimenti in questione, è abbastanza singolare osservare come l’ente regionale , una volta costituitosi in giudizio in risposta al nostro ricorso, di fronte alla sorprendente precisione e dovizia di particolari ivi contenuti, soprattutto laddove ci si è appellati a norme che sostenessero le tesi addotte dal Nursing Up , abbia ritenuto di dover tornare sui propri passi facendo cessare la materia del contendere e, conseguentemente di accogliere nei fatti quanto chiesto da questo sindacato, prima ancora che il giudice amministrativo emanasse la propria sentenza.

Infatti, il 9 di giugno u.s. con deliberazione n°274, con una procedura attivata quasi notte tempo, la Regione Lazio ha modificato le delibere da noi impugnate, cassando la figura dell’infermiere tra quelle elencate, nei predetti provvedimenti, e che avrebbero potuto essere chiamate a ricoprire le funzioni riservate agli “Operatori Socio-Sanitari” ed a “supporto all’attività dell’educatore professionale” nelle strutture a ciclo residenziale e semi-residenziale nella regione Lazio che prestano servizi socio-assistenziali.

Si legge, infatti, nelle premesse di quest’ultima Delibera (cito testualmente): “… atteso che alcune associazioni sindacali rappresentanti gli interessi della categoria degli infermieri hanno manifestato contrarietà a quanto evidenziato nel punto precedente [ovvero (si cita testualmente) “… l’opportunità per i soggetti in possesso del titolo professionale di poter operare nelle strutture socioassistenziali in qualità di operatore sociosanitario …”, ndr] sostenendo che la modifica introdotta produrrebbe una lesione alla dignità ed alla professionalità dell’intera categoria infermieristica ed un’associazione in particolare [leggi Nursing Up, per l’appunto, ndr] ha impugnato le suddette deliberazioni davanti al tribunale amministrativo regionale del Lazio, chiedendo unitamente l’adozione di idonee misure cautelari”.

E’ evidente pertanto che, a fronte di un ricorso così inconfutabile, come quello presentato dal Nursing Up, l’ente regionale si sia reso conto molto presto che l’esito della controversia in sede giudiziaria sarebbe stato senza ombra di dubbio a proprio inequivocabile sfavore.

E’ così che abbiamo vinto!

Il successo ottenuto, inatteso esito di un unico ( per quanto ci risulta), coraggioso intervento diretto del Nursing Up in sede giudiziale, ci legittima a sentirci fieri del nostro lavoro a difesa degli infermieri, vista la modalità con cui siamo riusciti a far retrocedere una fra le più rilevanti realtà regionali sotto il profilo economico produttivo .

Ora nessun’altra Regione potrà adottare provvedimenti simili senza doversi confrontare con il nostro più che mai agguerrito sindacato!

Oltre a ciò, l’episodio di cui parliamo è occasione per sottolineare il fatto che, di fronte a “certe battaglie” giudiziarie, la “politica salottiera” a cui questo Paese ci ha abituato da troppi anni, non funziona e non ha alcuna possibilità di successo.

Ciò che veramente occorre, invece, è quella competenza e quella conoscenza - giuridica anzitutto - che la “linea politica” di Nursing Up sposa da anni e che ha scelto di promuovere sin dalla sua nascita, per i Dirigenti sindacali in primis ed a seguire per tutti i suoi associati: è questa l’unica strada che si ritiene di successo per poter affrontare certe battaglie in Italia!

Siamo giunti così ad una vittoria (quasi annunciata!) del Nursing Up, un ulteriore passo in avanti di tutta la categoria infermieristica, nel senso del rispetto di norme che le conferiscono il dovuto riconoscimento de facto di connotazioni e prerogative previste de iure.

Antonio De Palma
Presidente Nursing Up


24 giugno 2015
© Riproduzione riservata


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