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Residenze sanitarie. Faroni (Aiop Lazio): “Le strutture sono in affanno per colpa della burocrazia”

Le Rsa da strutture indispensabili e costrette quasi ad un iper-lavoro fino a qualche tempo fa, ora arrancano; per contro gli ospedali, con i Pronti Soccorso sempre più oberati dal continuo afflusso di tutti quei pazienti gestiti con affetto ma non sanitariamente, che inesorabilmente in caso di riacutizzazione della propria patologia non possono far altro che ricorrere alle cure in emergenza

27 GEN - Gli ultimi dati del rapporto ISTAT 2014 contenevano dati chiari e preoccupanti: oltre il 40% della popolazione italiana degli over 65 è affetta da almeno una malattia cronica. Parafrasando una pellicola dei fratelli Coen “L’Italia è un paese per vecchi” questa non è una novità, ormai lo sappiamo, con una domanda di servizi socio-sanitari e la relativa spesa pubblica e privata destinate ad aumentare in modo considerevole nei prossimi anni, soprattutto per l'assistenza ai non autosufficienti.
 
Un futuro che si profila molto critico, con le famiglie lasciate spesso sole ad affrontare i problemi di cura e con i servizi di assistenza a lungo termine forniti dagli enti territoriali in modo limitato, frammentato, disomogeneo e concentrati in alcune regioni. Ad oggi risultano attivi circa 250mila posti letto residenziali e semiresidenziali concentrati in gran parte al Centro e al nord Italia. Un settore sicuramente vitale e florido dal punto di vista della nostra economia sanitaria si potrebbe pensare  ed invece a pensare così si sbaglia di grosso perché da tre anni le residenze sanitarie assistenziali stanno vivendo una crisi senza precedenti.  Il meccanismo si è inceppato.

 
Fa  male vedere un sistema fuori controllo che genera rette troppo alte insostenibili per le famiglie, aumenta l’abusivismo e mette a rischio la salute dei pazienti. Urgono interventi rapidi e risolutivi di riforma dell’intero sistema Rsa. 
 
Cominciamo a fare chiarezza, in primis nella terminologia. C’è una differenza sostanziale, spesso non chiara anche sui media, tra Rsa e Case di Riposo, in gergo comune conosciute anche come ospizi. Le prime sono residenze sanitarie assistenziali, a carattere sanitario, medico, vengono autorizzate all’esercizio dalle Regioni e rispettano requisiti normativi e standard di qualità elevatissimi. Le case di riposo sono altra cosa, sono autorizzate dai Comuni e hanno una mission diversa, socio-assistenziale, non hanno personale medico forniscono ospitalità ed assistenza, ma non cure sanitarie.
 
Noi assistiamo al depauperamento delle nostre strutture alle prese con la crisi e dobbiamo leggere sui giornali che i parenti di alcuni pazienti ricoverati in una clinica abusiva pagavano ogni mese dai 600 ai 1200 euro in nero: notizie del genere fanno veramente trasalire, perché noi siamo sottoposti a mille controlli ma non siamo messi nella condizione di poter operare ed erogare i servizi al meglio, altrove dilaga l’illegalità.  Fatte le doverose precisazioni è necessario analizzare come il fenomeno diffuso, dato che interessa non solo le Regioni sotto piano di rientro ma anche quelle da sempre considerate virtuose per la sanità. Dati alla mano la fuga dei pazienti interessa il Veneto, la Lombardia, il Piemonte, il Friuli.
 
Il motivo di questo esodo risiede in due variabili imprescindibili: il fabbisogno di posti letto e quindi nella programmazione sanitaria regionale e nel meccanismo di pagamento delle rette. Nella maggior parte delle realtà regionali infatti il ricovero presso una residenza sanitaria assistita prevede una quota a carico del Servizio Sanitario Regionale (che può variare dal 50% al 70%) e la parte restante (il restante 50% o 30%), compartecipazione alla spesa che fa riferimento alla parte “sociale” a carico del paziente/utente o del comune se è indigente. E qui entra in ballo l’ISEE riformato recentemente con il DPCM 159 del 2013.
 
E’ il terrore delle famiglie una riforma nata per garantire equità e giustizia nell’accesso alle prestazioni, è un ostacolo insormontabile per molti cittadini soprattutto per le fasce più deboli. I cittadini non sanno come fare e dove recarsi per avere il modello compilato nella maniera corretta. Fortunatamente alcune sentenze del Tar hanno dichiarato l’illegittimità di alcune parti del Decreto, ma non basta, non c’è più tempo rischiamo di chiudere i battenti tutti. Un meccanismo perverso  che genera caos ed aumento di costi, un vero paradosso per un paese che ha fatto e che sta facendo della spendig review un must degli ultimi quattro governi.

Le Rsa da strutture indispensabili e costrette quasi ad un iper-lavoro fino a qualche tempo fa, ora arrancano; per contro gli ospedali, con i Pronti Soccorso sempre più oberati dal continuo afflusso di tutti quei pazienti gestiti con affetto ma non sanitariamente, che inesorabilmente in caso di riacutizzazione della propria patologia non possono far altro che ricorrere alle cure in emergenza. Ed ecco quindi cosa c’è alla base di quelle immagini, spesso protagoniste sui nostri quotidiani con barelle verrebbe da dire “accatastate” nelle astanterie in attesa di un posto letto nei reparti di medicina. La causa è ancora una volta da ricercare nella troppa burocrazia che affossa il sistema e non consente di fare programmazione in maniera corretta e proficua. C’è bisogno di coraggio, efficienza e qualità ovvero il nostro mantra quotidiano. Forse è ora di cominciare a lavorare concretamente sulla salute ancora prima che sulla sanità”.
 
Dr.ssa Jessica Veronica Faroni
Presidente AIOP Lazio

27 gennaio 2016
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