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Lazio. Medici di famiglia e pediatri: “Bene tavolo proposto da Regione, ma occorre sospendere subito decreto appropriatezza”

Così la Fimmg e la Fimp Lazio alla notizia rilanciata dalla Regione. “Il tavolo non è però sufficiente ad arginare la situazione di disagio che sta montando giorni dopo giorno”. Sulla stessa lunghezza d'onda anche i pediatri: “La limitazione delle 203 prestazioni ,nei nostri ambulatori, ci preoccupa alquanto e altrettanto preoccupa le famiglie dei bambini".

02 FEB - “Bene ha fatto la Regione ad accogliere il nostro appello ad aprire un tavolo sul decreto appropriatezza in modo da dare una interpretazione autentica delle norme contenute nel provvedimento. Una stessa lettura frutto della condivisione tra medici ed aziende e valida dunque in tutte le articolazioni del sistema sanitario regionale. Solo cosi si disinnescherà la situazione di caos che va crescendo ora dopo ora nei studi dei medici di medicina generale e negli uffici della Asl con ricadute sui cittadini attualmente sempre più confusi”. Questa la prima dichiarazione della Federazione Italiana medici di medicina Generale del Lazio alla notizia rilanciata dalla Regione.

Il tavolo però, prosegue la Fimmg, “crediamo non sia sufficiente ad arginare la situazione di disagio che sta montando giorni dopo giorno. Per evitare che questa situazione si diffonda a macchia d’olio e velocemente è urgente invece sterilizzare, seppur momentaneamente, l’efficacia del provvedimento, in modo da fare chiarezza ed evitare che – conclude la nota - le situazioni di tensione crescano. La nostra disponibilità è totale ma bisogna agire subito”.
 
Sulla stessa lunghezza d'onda anche la Fimp, che sottolinea: "Le nuove norme sull’erogazione delle prestazioni “stanno mettendo, com’era prevedibile, in forte contrapposizione le famiglie dei piccoli pazienti e i Pediatri del Territorio. La limitazione delle 203 prestazioni – osservano i pediatri laziali - che fino ad ieri potevano essere prescritte a carico del Ssn, nei nostri ambulatori, ci preoccupa alquanto e altrettanto preoccupa le famiglie dei bambini che abbiamo in cura che dovranno pagare di tasca propria quelle prestazioni o rivolgersi a strutture di terzo livello con aumento delle liste di attesa e paradossalmente anche dei costi per il Sistema sanitario”.
 
Alcune di queste prestazioni fanno parte dell’attività primaria di prevenzione e cura del Pediatra di Famiglia. “Ad esempio, osserva la Fimp, “la diagnosi di allergopatia, che colpisce il 10% della popolazione pediatrica, verrebbe ad essere compromessa da tale disposizione mettendo il piccolo paziente a rischio in caso di una mancata o ritardata diagnosi. Il Decreto inoltre, oltre a limitare le prestazioni per i cittadini, determina un ulteriore inutile e dannoso aggravio burocratico in capo ai medici con ampia sottrazione di tempo prezioso all’erogazione dell’assistenza”.

I pediatri sono convinti che, in mancanza di una condivisione piena sulle regole con chi quotidianamente opera sul campo, ogni obiettivo di risparmio “a tutti i costi” sarà destinato al fallimento. “Chiediamo pertanto al Presidente Zingaretti di adottare la linea delle Regioni Veneto e Toscana che di fatto hanno preso le distanze dal decreto e rimaniamo comunque disponibili ad ogni confronto con la Regione Lazio per riformulare i criteri applicativi, per – conclude la nota - le prestazioni che riguardano l’età evolutiva, al fine di ridurre i notevoli disagi per i cittadini ed per i medici”.

 

02 febbraio 2016
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