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Lazio. Fials: “Case della salute di Zingaretti sono un flop. Bisogna intervenire su liste d’attesa e pronto soccorso al collasso”

Secondo il sindacato in un solo pronto soccorso è possibile trovare anche 50 persone in attesa di un posto letto. Accade al San Camillo di Roma, e non solo. Nella stessa città, e in tutta la Regione, i cittadini devono fare i conti anche con liste di attesa infinite. La segreteria provinciale Fials di Roma non fa sconti e chiede azioni immediate per tutelare la salute pubblica.

23 DIC - Quarantotto Case della salute, una per ogni distretto sanitario del territorio regionale. Era questa l’idea lanciata dalla giunta Zingaretti. Ma a circa quattro anni dalla cerimonia di insediamento, la proposta è rimasta quasi del tutto sulla carta. Di Case della salute, oggi, sul territorio ce ne sarebbero non più di dodici, un numero insufficiente a soddisfare le richieste dei cittadini. Questo bilancio negativo arriva dalla segreteria provinciale Fials di Roma, dopo aver eseguito uno screening sulle liste d’attesa degli ultimi tre mesi e sui reparti di pronto soccorso.
 
Ecco alcuni esempi denunciati dal sindacato: 5 mesi di attesa per un’ecografia addominale, 6 per una mammografia, fino a 8-10 mesi per un’ecografia mammaria. Ci vogliono 7 mesi per un’ecografia prostatica. Ancora, puntando la lente su una singola realtà si scoprono criticità specifiche: al Pronto soccorso del San Camillo sono stati conteggiati 95 pazienti presenti, di cui 45 in attesa di posto letto. Per questo, la Fials, ha annunciato che nei giorni scorsi è stato presentato un esposto alle autorità ospedaliere, per denunciare questo stato di sovraffollamento.
 
“Eppure la Regione Lazio - ha spiegato la Fials, in una nota - malgrado i segni evidenti di criticità si ostina ad impegnare soldi pubblici. Le Case della salute non hanno prodotto alcun miglioramento nelle prestazioni di alta specializzazione, tantomeno nella diagnostica o nel trattamento di patologie che possono essere seguite a livello ambulatoriale”. Per la Federazione queste sarebbero nient’altro che una fotocopia di un classico studio di medicina di base, nulla di più. “La loro funzione - precisa la nota - potrebbe cambiare se venissero dotati di macchinari e apparecchiature diagnostiche adeguate alle richieste dell’utenza”
 
Tanti i problemi da risolvere per la sanità laziale “eppure - continua la Federazione - ciò non basta a far desistere la Regione Lazio e il governatore Zingaretti a tagliare nastri dinanzi agli ingressi delle nuove Case della salute, continuando a impegnare 4 milioni e 900 mila euro di soldi pubblici per le nuove realizzazioni. Il cittadino, invece, per assicurarsi gli esami diagnostici deve mettere mano al portafogli e pagarsi, per ben che gli vada, l’esame in intramoenia a cifre mai inferiori ai 100 euro”.
 
Alla luce di quanto riscontrato le richieste della Fials sono chiare: “chiediamo al governatore Zingaretti di rivedere il piano di intervento per la diagnostica e fare un passo indietro nella realizzazione delle Case della salute. A meno che - conclude la nota - non andremo a scoprire, un giorno, che tali strutture avranno un secondo fine nell’offerta assistenziale del Lazio. Ma a oggi tale fine rimane oscuro”.

23 dicembre 2016
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