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Cure Palliative. Antea Onlus denuncia: “Nel Lazio accesso alle cure sempre più tardivo”

E il problema, per Giuseppe Casale, fondatore e coordinatore sanitario dell’associazione, “non sta nell’offerta quanto in un deficit di tipo culturale”. I posti letto dedicati, infatti, ci sono. “Ma le richieste di assistenza troppe volte arrivano fuori tempo massimo, spesso in prossimità del decesso”. Appello a promuovere “formazione e informazione del personale sanitario e dei cittadini”.

20 GIU - “Sono sempre altre le segnalazioni relative ad un uso tardivo della rete delle cure palliative per i malati oncologici. I dati del Ministero della Salute registrano con eloquente evidenza questa criticità:  è ancora elevatissima la mortalità dei pazienti oncologici presso le strutture ospedaliere e dunque senza la specifica assistenza assicurata dagli hospice. Assistenza che, come è stato dimostrato da una moltitudine di studi scientifici e dalla stessa esperienza trentennale di Antea, assicura una maggiore sopravvivenza senza ricorrere a inutili forme di accanimento terapeutico”. A lanciare l’allarme è Giuseppe Casale, fondatore e coordinatore sanitario di Antea onlus-Roma.

Casale, però, non punta il dito sulla disponibilità di posti letto. Infatti “nel Lazio l’offerta è ben tarata e con l’ultimo decreto sono aumentati i posti letto dedicati con conseguente aumento dell’offerta di assistenza domiciliare che nella Regione Lazio rispetta è quattro volte maggiore dei posti letto in hospice”, spiega. Il problema “sta in un deficit di tipo culturale. Molto spesso – denuncia - la collaborazione con le altre strutture sanitarie è tardiva. I centri di cure palliative garantiscono la massima disponibilità, ma le richieste di assistenza troppe volte arrivano fuori tempo massimo, spesso in prossimità del decesso. E questo è un uso improprio dell'assitenza fornita dalla rete delle cure palliative.di cui paga i costi sia il paziente che il sistema sanitario regionale”.


Per ovviare a questa criticità “ancora tropo estesa”, sarebbe auspicabile, per Casale, che “le istituzioni, come già previsto dalla legge 38, promuovessero formazione e informazione del personale sanitario e dei cittadini attraverso incontri pubblici, campagne sui vari media e seminari scientifici specifici per il personale sanitario. E’ urgente farlo. La maggiore informazione garantirebbe al paziente il suo diritto, riconosciuto dalla legge 38, di ricevere cure palliative e terapia del dolore adeguate alle sue specifiche esigenze e nei tempi più giusti.”

20 giugno 2017
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