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Reti di patologia nel Lazio: un possibile strumento per una governance efficace, il caso dell’Ematologia

Forum di Quotidiano Sanità per approfondire prospettive e difficoltà nella creazione di reti di patologia con un focus particolare sull’Ematologia, disciplina che proprio in questa regione vede la presenza di eccellenze di livello internazionale.

22 DIC - Sono passati forse pochi minuti dalla sua elezione al vertice dell’Omceo di Roma quando Antonio Magi prende pubblicamente il suo primo impegno da Presidente dell’Ordine dei Medici più numeroso d’Europa: “Vediamoci tutti insieme all’Ordine con un documento già condiviso tra tutte le parti e poi presentiamoci alla Regione dicendo che i medici, tutti uniti, hanno già pronto il piano per la creazione di una rete dell’ematologia laziale”.
 
L’occasione per assumere questo impegno dinanzi a rappresentanti dell’ematologia regionale, del management e della medicina del territorio è stato l’incontro promosso da Quotidiano Sanità, venerdì scorso, per approfondire prospettive e difficoltà nella creazione di reti di patologia con un focus particolare sull’Ematologia, disciplina che proprio in questa regione vede la presenza di eccellenze di livello internazionale.
 
All’incontro, sostenuto incondizionatamente da Celgene, hanno infatti partecipato Andrea Magrini (Direttore Sanitario Policlinico Tor Vergata), Claudio Pisanelli (Membro Comitato Esecutivo SIFO), Anna Roberti (Direttore Distretto 15 Asl Roma1), Francesco Miraglia (Fimmg), Antonio Magi (Presidente Ordine dei Medici di Roma), Maria Teresa Petrucci (Dirigente Medico Reparto Ematologia Policlinico Umberto1), Marco Montanaro (Direttore UOC Ematologia di Viterbo) e Alessandro Andriani (Direttore UOC Ematologia di Frosinone e Referente della Società italiana di Ematologia per il Lazio)

 
Le reti di patologia possono essere uno strumento importante non soltanto per la diffusione di conoscenze tra professionisti, permettendo loro di indirizzarsi verso le opzioni terapeutiche più appropriate, ma anche per garantire al cittadino l’accesso a percorsi di cura standardizzati, di qualità e uniformi su tutto il territorio regionale. Le poche sperimentazioni o realizzazioni di una vera e propria rete ematologica distinta, per esempio, da quella oncologica o onco-ematologica) in ambito regionale hanno dimostrato che le Reti contribuiscono in maniera sostanziale a coniugare l’alta specializzazione con la presa in carico sul territorio favorendo al contempo sostenibilità economica e bisogni dei pazienti.
 
E se è pur vero che la Regione Lazio, dopo anni di difficoltà economico-finanziaria vede soltanto adesso l’orizzonte dell’uscita dal piano di rientro è pur vero che l’istituzione di reti di patologie non potrebbe che contribuire ad accelerare il perseguimento degli obiettivi di salute pubblica propri di un Servizio sanitario regionale. Come a dire che certe soluzioni dovevano essere concretizzate molto tempo prima… La prima domanda sul tavolo di confronto organizzato da QS è stata quindi quella di approfondire il perché, nonostante gli ematologi del Lazio costituiscano già un gruppo professionale coeso ed estremamente dinamico nella reciproca comunicazione, non si sia ancora riusciti a dar gambe ad un’organizzazione ufficiale e formale.
 
Se non è mancata la voglia e la visione degli specialisti, a giudizio dei partecipanti all’incontro è certamente mancato il coordinamento di tutte le figure professionali coinvolte, indispensabile per creare le condizioni per cui possa nascere ed esistere una rete di patologia sul territorio. È mancato, in un certo senso, da un lato il decisore istituzionale e dall’altro le condizioni affinché il mondo della specialistica e quello della medicina del territorio si incontrassero su un comune terreno di governance delle patologie ematologiche.
 
Gli ematologi del Laziosi parlano, collaborano, fanno periodiche riunioni, hanno realizzato programmi di assistenza domiciliare, hanno condiviso una certa standardizzazione delle prestazioni erogate nei centri specialistici, hanno creato data base di pazienti già seguiti e di pazienti in osservazione ma ora tutto questo patrimonio deve essere condiviso sul territorio e formalizzato affinché i pazienti possano essere inseriti in maniera istituzionale in un percorso condiviso che, nella presa in carico, veda risolti il più possibile ostacoli di qualsiasi tipo, siano essi diagnostici, terapeutici, organizzativi o di assistenza anche socio-sanitaria.
 
L’ematologia è una realtà di estrema complessità oltre che di alta specializzazione. Comprende ampi elementi laboratoristici che sono ineludibili ma anche una serie di complicanze che influiscono fortemente sulla vita sociale.
 
Bisogna pensare quindi ad un approccio più totalizzante. La stessa assistenza domiciliare in ematologia è una realtà molto particolare che molto spesso è più vicina alla normale attività quotidiana di un reparto ospedaliero che alla gestione di una cronicità. Ragion per cui la realizzazione di una rete di patologia condivisa sul territorio, in un certo senso riuscirebbe a consolidare la miglior risposta assistenziale sia da parte dell’ospedale, sia in termini di presa in carico sul territorio da parte della medicina di famiglia, del distretto, in azione sinergica con i reparti specialistici di riferimento.
 
Peraltro, non ultimo argomento affrontato nel corso della discussione, la realizzazione di una rete ematologica strutturata porterebbe anche indubbi vantaggi, per esempio, circa la definizione del fabbisogno e l’approvvigionamento dei farmaci.
 
Purché, hanno condiviso i partecipanti, per la gestione della rete stessa (e quindi anche per governare la disponibilità farmaceutica), l’attività sia supportata da una piattaforma informatica condivisa tra lo specialista e il medico di medicina generale.
 
A volte  non esiste dialogo telematico neanche tra unità operative della medesima struttura, figuriamoci a livello regionale. Ed è su dinamiche progettuali come queste che diventa imprescindibile l’azione centrale dell’istituzione, l’unica deputata (e in grado) di fornire strumenti di comunicazione e gestione informatizzata uniformi e di ampia diffusione che contribuiscano a supportare percorsi virtuosi funzionali anche al risanamento economico che le aziende ospedaliere sottoposte a piano di rientro sono tenute a perseguire.

22 dicembre 2017
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