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Collaborazione pubblico privato, scelta strategica per la ricerca?

Se ne è parlato nei giorni scorsi agli IFO di Roma con relatori di alto livello, da ricercatori a esperti di ricerca del Ministero e della Regione, da giuristi a manager di consorzi tecnologici. Al centro del confronto tre esperienze di collaborazione pubblico/privato, due italiane e una europea.

29 DIC - Parlare di collaborazione pubblico privato è come parlare del diavolo e dell'acqua santa a causa di vecchi retaggi che portano l'industria ad associare la pubblica amministrazione alla lenta burocrazia mentre la PA associa all'industria l’idea di un forte orientamento al profitto non sempre compatibile con la propria mission.
 
Nel quotidiano ci sono però importanti forme di collaborazione, finanziamenti considerevoli dal no-profit privato e accordi puntualmente codificati nel caso delle sperimentazioni cliniche per citarne alcune.
 
Del tema se ne è parlato nei giorni scorsi agli IFO con relatori di alto livello, da ricercatori a esperti di ricerca del Ministero e della Regione, da giuristi a manager di consorzi tecnologici.  Dopo la presentazione di 3 interessanti esperienze: europea, italiana e del San Gallicano, è seguita una tavola rotonda coordinata da Francesco Ripa di Meana, direttore generale degli IFO. Sono intervenuti il direttore scientifico dell'Istituto Rizzoli, Maria Paola Landini, il direttore generale di AsterPaolo Bonaretti, il direttore del dipartimento di epidemiologia del SSR della Regione Lazio, Marina Davoli, gli avvocati Maria Rosaria Russo Valentini e Pierluigi Di Palma ed infine Giselda Scalera, della direzione generale ricerca del Ministero della salute.

 
Ripa di Meana, in qualità di presidente FIASO ha promosso una alleanza con federazioni e associazioni  come Farmindustria e Assobiomedica per il 2019, perché ritiene che il Paese Italia si deve porre nella prospettiva della competizione globale o almeno nell’Unione Europea ed evitare l’esodo delle sperimentazioni cliniche verso paesi che garantiscono “maggior rapidità”. Ha sottolineato che occorre dialogare di più, trovare maggiori spazi di collaborazione e gestire relazioni che siano proficue e vantaggiose per entrambe le parti.
 
Il Ministero della Salute incoraggia a intessere rapporti proficui a beneficio di tutti. Con il panel di esperti ci si è confrontati su quale contesto giuridico, politico e di ricerca nazionale inserire le potenziali relazioni con il privato.
 
Partendo da 3 significative esperienze si è visto come è stato possibile sviluppare modalità di dialogo e di gestione del rapporto pubblico privato: una europea rappresentata da Ralf Paus, direttore di ricerca e vicedirettore del centro di ricerca dermatologica dell'Università di Manchester UK; una italiana riferita daCarlo Pincelli, direttore del laboratorio di Biologia Cutanea dell'Università di Modena e Reggio Emilia, e responsabile della spinoff accademica PinCell SRL, e infine l’esperienza dell'istituto San Gallicano rappresentata da Mauro Picardo, direttore Scientifico f.f. e referente di una interessante esperienza con una azienda italiana.
 
Le tre esperienze hanno evidenziato che le aziende private hanno bisogno delle idee e dell’expertise dei ricercatori per orientare gli investimenti e definire obiettivi innovativi; che dalla scoperta di nuovi meccanismi terapeutici alla realizzazione di farmaci servono ingenti investimenti economici per sostenere la sperimentazione preclinica; che occorre una forte alleanza con le associazioni di pazienti per attirare l'attenzione di istituzioni e privati; che esistono aziende disposte a scommettere sulla ricerca scientifica assumendosi il relativo rischio di impresa.
 
Il modello dell’Istituto San Gallicano (ISG) messo a punto negli ultimi 3 anni è stato particolarmente apprezzato dagli interlocutori. Mauro Picardo ha infatti evidenziato come aziende private abbiano dedicato attenzione alle linee di ricerca proprie dell'unico IRCCS pubblico dermatologico. Ne è nata una collaborazione con il gruppo Giuliani che riassume le tipologie di relazioni che si possono avere per progetti di ricerca: “commissionata", in merito adati relativi alla psoriasi, con uno studio dell'efficacia di una molecola e la relativa pubblicistica;"condivisa" perl'avvio di studi di fase 1 sull'acne oltre che sulla psoriasi, con la possibilità di implementare tecnologie ed individuare target terapeuticie "cofinanziata" al fine di  contribuire allo sviluppo scientifico oggettivo, di fare ipotesi patogenetiche innovative e apre potenzialmente allo sviluppo di prodotti specifici. A livello contrattuale si è operato con variabili e priorità diverse.
 
Tuttavia risultano ancora varie questioni aperte in generale: quale valore aggiunto è possibile dare alla collaborazione? Si possono  immaginare  “premi di risultato” durante lo svolgimento dell’attività ?  Si debbono stabilire  le tempistiche degli accordi e come si valuta l’assunzione del rischio dell’impegno economico? Un aspetto importante è capire e definire quali utilities vanno considerate per l’ente pubblico: brevetti, ritorno economico, acquisto brevetto da azienda,  l’accrescimento di  competenze per IRCCS e SSN?
 
Il dibattito ha portato alcune risposte ma l’argomento merita ulteriore attenzione. Gli IFO vogliono  porsi dal lato giusto e operare per la creazione di alleanze pubblico- privato nella struttura giuridica, legislativa e operativa  appropriata, che siano  relazioni produttive per il Paese. Bisogna però chiarire quali sono i corretti caveat del responsabile pubblico e come superare le attese del privato. Gli IRCCS di certo, anche in base al valore reputazionale, richiamano finanziatori che sono disposti a “scommettere” sulla capacità propositiva e produttiva e che  ricercano  un partner pubblico  per accedere a un finanziamento.
 
In sintesi è emerso che occorre che sia chiaro e definito l'oggetto della ricerca, lo scopo della progettualità e combinare l'interesse commerciale con quello della salute pubblica, è necessaria la conoscenza piena e tecnica dell’oggetto da una parte e la competenza giuridica dall'altra, ed l’elemento base è senza dubbio il contratto e la capacità del dirigente pubblico di gestirlo.
 
Siamo in cerca di una sostenibilità permanente della ricerca e la giornata è stata dedicata ai ricercatori, che hanno scelto un mestiere difficile dove la flessibilità non viene ripagata.
Il vero valore sono le idee e occorre ragionare su come tirare fuori il loro valore, come mantenerle dentro il servizio pubblico e come renderle competitive.
 
E’ necessario semplificare, che non significa non avere regole, così come è urgente creare spazi che ospitino anche spin off di altre istituzioni e far si che gli IRCCS come gli IFO diventi una competitiva piattaforma della ricerca.

29 dicembre 2017
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