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Roma. Policlinico Umberto I, Cgil Cisl Uil: negate anche le minime libertà sindacali. Sciopero il 1 febbraio di tutto il personale

Dopo la rimozione dalle aree esterne dell’ospedale di tutte le bandiere simbolo della vertenza in corso da parte di ignoti, i segretari regionali delle associazioni sindacali dicono basta e proclamano lo sciopero: “Non è più tollerabile l’atteggiamento della Direzione, rivelatasi inadeguata e arrogante quanto le precedenti”.

10 GEN - Proclamato oggi lo sciopero di tutto il personale del Policlinico Umberto I, per l’intera giornata del prossimo 1 febbraio. Dopo lo stato di agitazione indetto il 19 dicembre, trascorsi i tempi per il tentativo di conciliazione, Cgil Cisl e Uil, comunicano oggi la data dello sciopero che riguarderà l’intera platea di lavoratori e lavoratrici del Policlinico Umberto I di Roma, ovvero il personale non dirigente del comparto e gli addetti della cooperativa OSA.
 
Dopo la partecipata assemblea dello scorso 8 gennaio - dichiarano i segretari generali regionali di categoria Cgil Cisl e Uil, Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini - è accaduto un ulteriore, gravissimo fatto: la rimozione dalle aree esterne dell’ospedale di tutte le bandiere simbolo della vertenza in corso. Non sappiamo chi possa aver rimosso le bandiere, ma il gesto, profondamente antidemocratico, si inserisce in un contesto di totale chiusura al confronto su questioni vitali per lavoratrici e lavoratori, e mostra una totale mancanza di rispetto e attenzione per ciò che li riguarda. È troppo”.


“La mobilitazione in corso - proseguono i sindacalisti - incrocia due grandi aspetti, entrambi frutto di una modalità di gestione, ormai consueta al Policlinico, che non si cura né di risolvere le complessive criticità organizzative, né di utilizzare correttamente i luoghi deputati a trattare su diritti, tutele e condizioni di lavoro, non rispettando gli accordi sottoscritti. Da una parte il rischio di blocco del salario accessorio e lo stallo delle trattative per il rinnovo del contratto decentrato, dentro cui rientrano anche i complessivi aspetti organizzativi, e, dall’altra, i rischi sul futuro occupazionale dei 700 lavoratori esternalizzati della Cooperativa OSA. Nonostante si rischi da una parte il blocco del salario, e, dall’altra, il posto di lavoro - con la conseguente crisi per intere famiglie - tutti i lavoratori garantiscono ogni giorno, fianco a fianco, i servizi pubblici alla salute, tenendo in vita funzioni essenziali del nosocomio”.
 
“Non è più tollerabile - concludono Di Cola, Chierchia e Bernardini - l’atteggiamento della Direzione, rivelatasi inadeguata e arrogante quanto le precedenti, che non rispetta né riconosce il valore del lavoro, né dà seguito agli impegni presi. Il 1 febbraio tutto il personale sarà in sciopero: è fondamentale che si sappia - anche per i conseguenti disagi che subiranno i cittadini - quali sono le motivazioni di uno sciopero che pare, a meno di improvvisi quanto concreti cambi di rotta, inevitabile. Ora ci aspettiamo che la Regione Lazio renda concreta la disponibilità annunciata a risolvere la vertenza. Tutta la politica intervenga per sbloccare una situazione che mette seriamente a rischio la prosecuzione delle attività e l’investimento per il rilancio di un fondamentale presidio pubblico per la salute e la ricerca, una volta eccellenza non solo per questa città e questa regione, ma per l’intero paese”. 

10 gennaio 2019
© Riproduzione riservata


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