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Umberto I. Via libera all’Atto Aziendale. Ma per Cgil, Cisl e Uil è “una rincorsa agli incarichi di responsabilità”

“Totalmente sbilanciato a vantaggio dei dipendenti dell'Università”, affermano i sindacati che parlano di “99 primari su circa 500 medici universitari contro 1 solo primario tra gli altrettanti medici del Ssr”. “Si pensa all'occupazione dei posti e ci si disinteressa completamente dei Lea e della qualità dei servizi”. Contro l'Atto aziendale Cgil, Cisl e Uil preparano la mobilitazione e chiedono l’intervento della Regione.

03 LUG - “L'atto aziendale di riassetto dell'Umberto I, appena approvato dalla direzione generale, è un atto che non è rivolto ad una vera riorganizzazione dell'Azienda nell'interesse prioritario della migliore assistenza per i cittadini ma ad una mera rincorsa all'attribuzione di incarichi di responsabilità. Totalmente sbilanciato a vantaggio dei dipendenti dell'Università, che per circa la metà sono forza lavoro dell'azienda insieme a quelli del servizio sanitario regionale. Si pensa all'occupazione dei posti e ci si disinteressa completamente dei Lea e della qualità dei servizi”. È la dura reazione all’Atto Aziendale da parte di Francesco Frabetti, Giovanni Fusco e Fabio Ferrari – segretari territoriali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Roma Capitale Rieti e Uil Fpl Roma e Lazio – che in una lettera inviata al direttore generale del Policlinico Vincenzo Panella, affondano il documento che dovrebbe ridisegnare responsabilità e attività sanitarie.

Per i sindacalisti “è chiara l'intenzione di stabilire i posti dei dirigenti, peraltro con una sproporzione del 99% per le Uoc (unità operative complesse) e dell'84% per le Uos (unità operative semplici) a favore degli universitari, ma non c'è alcuno sforzo di innovazione organizzativa, né alcuna attenzione a programmare i servizi sanitari rivolti a garantire l'assistenza specialistica che dovrebbe essere propria di un policlinico universitario”. A scopo esemplificativo, Cgil, Cisl e Uil parlano di “99 primari su circa 500 medici universitari, mentre tra gli altrettanti medici del servizio sanitario regionale soltanto uno è stato riconosciuto in tale incarico”.


“E il tutto in barba sia alle norme di legge, che  prevedono un'attribuzione residuale degli incarichi agli universitari, sia al protocollo di intesa tra Regione Lazio e Università "La Sapienza", che prevede la piena integrazione tra l'attività di assistenza e quella didattico-scientifica”.

“Ancora una volta si dimostra che la direzione del Policlinico pensa solo al governo delle poltrone e non a cambiare un'organizzazione ormai anacronistica e a rilanciare percorsi di cura lasciti nella piena obsolescenza”, rimarcano Frabetti, Fusco e Ferrari. “Si nega ogni chance di innovazione: non solo lasciando fuori il personale del Ssr dalle funzioni di responsabilità, ma anche chiudendo la porta alle nuove articolazioni organizzative riferite alle figure tecniche e ostetriche previste dalla Regione e all'espletamento dei concorsi già autorizzati per l'accesso alla dirigenza delle professioni sanitarie”.

“"In tutto questo la Regione Lazio tace”, concludono i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, che dopo aver informato le proprie federazioni regionali, preparano la mobilitazione: “L'atto aziendale del direttore generale è irricevibile. Chiediamo che il governatore Nicola Zingaretti intervenga subito. Basta con queste logiche di lottizzazione, a lavoratori e cittadini interessano servizi veloci e di qualità, non la divisione delle spoglie. Non ci fermeremo finché non avremo una riorganizzazione vera dell'Umberto I”.

03 luglio 2019
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