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Ingegneria clinica. A Roma il Congresso internazionale ICEHTMC: un confronto su responsabilità e nuove sfide

Si tiene a Roma la terza edizione del congresso ICEHMC, un’occasione di confronto tra gli esperti delle tecnologie per la salute. La sessione di apertura del 21 ottobre ha permesso una riflessione sul ruolo degli ingegneri clinici e delle nuove sfide imposte dal “ruolo dirompente delle tecnologie, dei medical device, della comunicazione, dei dati, dei dispositivi portatili e digitali, dell’intelligenza artificiale”

22 OTT - Si è aperta ieri mattina la Terza Edizione del Congresso Internazionale dell'Ingegneria Clinica ICEHTMC che si tiene all’Europa-Conference Centerdel Policlinico Gemelli di Roma. Si tratta del principale evento mondiale dedicato alle tecnologie per la salute e alle professioni ad esse connesse per responsabilità di sviluppo, ricerca, manutenzione, sicurezza e connettività. Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha espresso il proprio apprezzamento per l’iniziativa, “che di certo rappresenterà un'occasione importante per confrontarsi e riflettere sull'impatto della tecnologia sanitaria”. Ha poi sottolineato “il ruolo e le responsabilitàà dell'ingegnere clinico in un contesto in cui le innovazioni sono sempre più avanzate e le implicazioni sulla salute sempre più evidenti”.
 
Stefano Bergamasco, vicepresidente dell'Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC), sottolinea in un’intervista a Quotidiano Sanità come l’evento sia giovane, ma in forte crescita. Sono i numeri a dirlo: “abbiamo oltre 1.000 iscritti, con delegati provenienti da tutti i continenti”. Sono presentati in questa occasione “oltre 310 abstract sulle più diverse tematiche, a copertura di tutto lo spettro della gestione delle tecnologie biomediche”. Le due giornate del congresso, che si conclude oggi, sono state animate da 12 sessioni parallele e 4 plenarie sui temi chiave:Education, Policy, Technology Assessment e la gestione delle tecnologie biomediche. “È davvero una grande soddisfazione per l’Associazione Italiana Ingegneri Clinici che è illocal organizer di questo evento e per la Clinical Engineering Division dell’IFMBE, la federazione internazionale di ingegneria clinica, che vede il consolidarsi e il crescere di questo evento internazionale”.

 
 
Medicale device: Il ruolo dell’ingegnere clinico
 
Il congresso si è aperto con il saluto di Stefano Bergamasco e con una serie di spunti sul ruolo degli ingegneri clinici. Come precisa il chairman Tom Judd, gli ingegneri clinici negli ultimi vent’anni hanno visto “ampliarsi le loro responsabilitàe carichi di lavoro in maniera proporzionale allo sviluppo delle tecnologie innovative e  alle richieste sociali di sicurezza delle apparecchiature, siano esse piccole,portatili, come di grandi dimensioni e complesse”.
 
Adriana Velazquez, Responsabile medical devices dell'Organizzazione Mondiale della Sanità(OMS), ha posto l’accento sulle molte responsabilità degli ingegneri clinici che “devono lavorare di concerto con le altre professioni per assicurare un corretto funzionamento dei sistemi HTA (Health Technology Assessment), relazionandosi con clinici, amministratori, economisti, esperti delle agenzie regolatorie, policy makers”. Partecipano inoltre “con continuità e impegno  alle iniziative dell'OMS dove sono richieste competenze specifiche sui medical devices”. In un’intervista a Quotidiano Sanità Velazquez sottolinea che la figura dell’ingegnere clinico è “molto importante in ospedale, ma è anche importante in termini di governance, nella presa di decisioni su quali tecnologie dovrebbero essere sviluppate in quale tipo di ospedale”. Si occupano poi, oltre che delle tecnologie necessarie per la salute primaria, anche di tutti quei dispositivi che consentono il monitoraggio a casa.
 
 
Le nuove sfide imposte dall’innovazione
 
Uno dei temi fondamentali trattati nel congresso sono i big data e l’intelligenza artificiale. In questo ambito il compito dell’ingegnere clinico è di assicurarsi che i big data provengano da un’origine sicura, spiega Maurizio Rizzetto, manager dell’AIIC in un’intervista a Quotidiano Sanità.
Lorenzo Leogrande, presidente dell’AIIC,ha osservato, nel suo intervento alla sessione di apertura, che oggi quella dell’ingegnere clinico “è considerata una professione matura, autorevole, organizzata, affidabile”. Ma ha anche aggiunto che tutto questo non basta, “perché il ruolo dirompente delle tecnologie, dei medical device, della comunicazione, dei dati, dei dispositivi portabili e digitali, dell’intelligenza artificiale, impone nuove sfide”. Rispetto a queste innovazioni, infatti, l’attività dell’ingegnere clinico “è destinata a cambiare continuamente, per intercettare non solo i cambiamenti tecnologici, ma anche e soprattutto per interpretare i cambi di paradigma nella gestione, nell’acquisto, nel regolatorio, nell’integrazione dentro e fuori l’ospedale”. Per farlo, precisa Leogrande, è necessario “definire un’azione condivisa, un’azione sinergica tra i diversi Paesi della comunità internazionale. Questodarà forza ed autorevolezza a quello che faremo”.

22 ottobre 2019
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