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Roma. Feto sepolto dopo aborto, sulla croce il nome della madre. Garante Privacy avvia istruttoria

La donna aveva detto di non volersi occupare personalmente del corpicino, l’ospedale aveva quindi avviato le procedure per questi casi, sulla base del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, affidando il feto morto all'Ama. Dopo alcuni mesi la donna scopre il suo feto è stato sepolto e, sul posto, è stata posta una croce con il nome della mamma, che manifesta "rabbia e angoscia” per quanto avvenuto a sua insaputa, “la mia privacy è stata violata”. Altri casi simili sarebbero già emersi nelle ultime ore.

01 OTT - C'è il suo nome sulla croce, “ma questa non è la mia tomba: è quella di mio figlio”. Un feto morto mesi prima e sepolto nel cimitero Flaminio di Roma, nonostante la madre avesse scelto di non procedere personalmente con la sepoltura “per motivi miei, personali che non ero e non sono tenuta a precisare a nessuno. Avevo la mente confusa, non ho avuto la lucidità sufficiente per chiedere cosa succedesse al feto”, scrive la donna su Facebook, rendendo pubblico quanto ha scoperto recandosi mesi dopo al cimitero Flaminio. “È tutto scandalosamente assurdo, la mia privacy è stata violata” scrive, pubblicando anche la foto della croce bianca col suo nome in bella vista in mezzo a mille altre croci “con nomi e cognomi femminili”.

La donna si è recata al cimitero perché, dopo circa 7 mesi dall'intervento per l’espulsione del feto, ritirò il referto istologico e le venne in mente di chiedere cosa fosse accaduto al corpicino. Dalla camera mortuaria della struttura ospedaliera gli dissero: "Stia tranquilla anche se lei non ha firmato per sepoltura, il feto verrà comunque seppellito per beneficenza. Non si preoccupi avrà un suo posto con una sua croce e lo troverà con il suo nome” e “la chiameremo noi quando sarà spostato al cimitero”. Quindi la scoperta del suo nome su quella croce.
 
Il caso ha suscitato già molte polemiche. Anche il Garante della Privacy ha deciso di aprire una istruttore sulla “dolorosissima vicenda del feto sepolto con il nome della mamma” allo scopo di “fare luce su quanto accaduto e sulla conformità dei comportamenti, adottati dai soggetti pubblici coinvolti, con la disciplina in materia di privacy”. Nelle ultime ore, peraltro, anche altre donne avrebbero fatto sapere di avere scoperto che anche il loro nome è su quelle croci.
 

 
Intanto l’ospedale, il San Camillo Forlanini, esclude una propria responsabilità: "In merito alla vicenda umanamente dolorosa che ha visto una giovane donna denunciare la violazione della privacy per la sepoltura di un feto presso il Cimitero del Flaminio, la Direzione generale della Azienda Ospedaliera puntualizza quale l’iter previsto dalla norma, premettendo su tutto che l’Ospedale San Camillo nessuna funzione né responsabilità ricopre sulla modalità di sepoltura del feto”, si legge in una nota.

“Per quanto riguarda le azioni di norma che vengono effettuati negli ospedali e nelle aziende sanitarie in casi di feti con età gestionale compresa tra le 20/28 settimane  specifica la Direzione Generale -  la norma prevede che questi siano identificati con il nome della madre solo ai fini della redazione dei permessi di trasporto e sepoltura ai sensi dell’articolo 7 del DPR 10909, 1991 n 285, che unitamente al certificato medico legale della Asl vengono consegnati ad Ama all'atto della presa in carico dei feti. Le successive attività relative al trasporto, alla gestione e seppellimento del feto sono di completa ed esclusiva competenza di AMA. Azienda ospedaliera ed Asl di competenza in alcun modo concorrono ad alcuna scelta in merito alle attività di seppellimento”.

“Rimando sul caso specifico - aggiunge il Direttore generale Fabrizio d’Alba – sottolineo che se problema di violazione vi è stato, questo non è riferibile alle attività dell’azienda ospedaliera e della ASL. L’Ospedale attraverso i suoi operatori - come ha testimoniato la stessa signora - è stato accogliente e comprensivo nei confronti del suo travagliato dramma interiore. Il problema di violazione della privacy è avvenuto all'interno del Cimitero Flaminio, e allargando il campo ritengo che siano proprio i cimiteri i luoghi dove sarebbe utile lavorare per attualizzare una normativa vecchia di trent'anni, che necessita di una modernizzazione capace di accogliere sensibilità diverse da quelle dell'epoca della sua approvazione”.  

“Infine  conclude il Direttore -  sottolineo il punto che mi è più caro: la difesa del lavoro della mia azienda, riconosciuto anche dalla signora. Rigetto con forza ogni tentativo di strumentalizzazione in riferimento all'applicazione della Legge 194 che in nessun modo è collegata a quanto denunciato. Nessun uso strumentale può essere tollerato sul ruolo che svolge l’Ospedale San Camillo, unica struttura di riferimento per tantissime donne che vengono accolte e supportate con una politica che va oltre la mera applicazione della legge”.

01 ottobre 2020
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