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Ospedali montani di Subiaco, Acquapendente e Amatrice. Proposta M5S per potenziali e valorizzarli

Una proposta di legge e un Ordine del giorno per sollecitare la Regione a rafforzare le tre strutture, classificandole “montane”, prevedendo deroghe alle norme organizzative e ai parametri di spesa. E istituendo, al loro fianco, i Distretti sanitari montani, per una presa in carico efficiente e completa. Marcelli. “È prioritario tornare ad investire sulla sanità pubblica, soprattutto nelle aree più svantaggiate”. Lombardi: “Come M5S stiamo contribuendo a ridisegnare una nuova sanità pubblica di prossimità. LA PDL e L’ODG

12 GEN - Una proposta di legge già depositata, a firma Loreto Marcelli e Roberta Lombardi, e un ordine del giorno pronto ad approdare in Aula mercoledì. Sono questi gli atti promossi dal M5S del Lazio per chiedere il potenziamento, l’ampliamento e la valorizzazione di tre nosocomi montani di Subiaco, Acquapendentee Amatrice, in considerazione della loro posizione e delle specificità dei territorio di riferimento. Un impegno, quello del M5S, dettato dalla volontà di realizzare una sanità sempre più di prossimità, in grado di garantire il diritto alla salute in ogni area della Regione.

“Negli ultimi anni - si legge nella relazione che accompagna la Pdl - in diverse regioni di Italia è iniziata una riflessione sui problemi sanitari delle aree montane, che si riconduce anche a quei principi di salvaguardia dei ‘piccoli comuni’”. La proposta mira, dunque, “alla valorizzazione degli ospedali montani e si pone in alternativa al pensiero di quanti ritengono tali strutture superflue in quanto improduttive secondo parametri puramente economicistici di contenimento della spesa. Gli ospedali montani, al contrario, svolgono una funzione essenziale per le popolazioni interessate, sia dal punto di vista sanitario, che da quello sociale ed economico”. Nel caso specifico, secondo Marcelli e Lombardi, va considerata anche la valenza turistica delle aree montane di Acquapendente, Amatrice e Subiaco.


“L’istituzione dei distretti sanitari montani e degli ospedali montani - spiega al nostro giornale il consigliere regionale M5S del Lazio, vicepresidente in Commissione Sanità, primo firmatario della proposta di legge - è prevista dall’articolo 14 della legge quadro nazionale numero 97 del 2004. Nel Lazio nel 2009 è stata approvata una proposta di legge che, in applicazione della normativa nazionale, ne prevedeva l’istituzione anche nella nostra legge. Purtroppo fu un provvedimento che ebbe vita breve: nel 2010 infatti nfu abrogata perché la Corte costituzionale ne bocciò il finanziamento a causa del Commissariamento della Sanità cui era sottoposta la Regione. Ora - prosegue Marcelli - con questa nostra proposta di legge puntiamo a reintrodurre l’istituzione dei distretti sanitari montani e degli ospedali montani e a ricordare quindi alla Giunta Zingaretti, visto che ha comunicato l’uscita dal Commissariamento della Sanità, che è fondamentale e prioritario tornare ad investire sulla sanità pubblica dei territori del Lazio, soprattutto delle aree più svantaggiate, che a causa dell’emergenza covid19 rischiano di rimanere ancora più sole”.

“Questa proposta di legge - dichiara Roberta Lombardi, capogruppo M5S in Regione Lazio e cofirmataria della proposta di legge - si inserisce all’interno di un percorso più ampio, fatto di varie misure e provvedimenti che come MoVimento 5 Stelle abbiamo proposto e fatto approvare in Regione Lazio, quali: le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) e le Unità Speciali di Pediatria Distrettuale (USPED), per curare a casa i pazienti covid positivi con sintomi lievi, adulti e bambini; la ricetta dematerializzata; la telemedicina; il certificato di malattia pediatrico dematerializzato e il medico scolastico, reintrodotto con un mio ordine del giorno e finanziato con un mio emendamento nell’ultima legge di Stabilità con tre milioni di euro. Tutte misure - aggiunge Lombardi - attraverso le quali come M5S stiamo contribuendo a ridisegnare una nuova sanità pubblica di prossimità: basata, laddove possibile, sull’assistenza domiciliare e sulla digitalizzazione per un più agevole accesso ai servizi; decentrata e rafforzata sui territori provinciali per contrastare fenomeni quali lo spopolamento dei piccoli comuni e le ‘migrazioni per le cure’ dalle province e dai piccoli centri verso i grandi centri urbani e decongestionare così la rete ospedaliera”.

Ma in cosa consiste questa valorizzazione? Nella proposta di legge si spiega che nelle tre strutture dovrà essere promosso il mantenimento e il potenziamento di:

a) standard di sicurezza e funzionalità;

b) pronto soccorso H24 in grado di stabilizzare il paziente critico, unita' mobile territoriale e stazione POTES 118;

c) terapia intensiva H24;

d) laboratorio di analisi cliniche e servizio di diagnostica per immagini;

e) prestazioni tempestive e qualificate per le patologie mediche e chirurgiche essenziali, ginecologiche (compreso casa di maternità) e pediatriche;

f) dialisi, riabilitazione e servizi erogabili con criteri di efficienza ed efficacia in loco al fine di ridurre i disagi per i pazienti e gli oneri regionali di trasporto;

g) garanzia di servizi specialistici attraverso una rete con ospedali aziendali e non, ivi compresi poli universitari attraverso percorsi definiti, che assicurino interventi efficienti ed efficaci, e recapiti Sert.

Da garantire anche il servizio di eliambulanza, attrezzando le strutture di idonei punti di atterraggio.

Ad affiancare l’attività ospedaliera, poi, dovranno esserci i Distretti sanitari montani, che programmano le attività territoriali anche allo scopo di ridurre il ricorso all’ospedalizzazione soprattutto per quanto attiene al pronto soccorso e alla durata dei ricoveri a favore di un’assistenza domiciliare. “Il Distretto e l’ospedale - si legge nella proposta di legge - sono garanti di un’attività sinergica a favore del recupero della salute dei pazienti, dell’ottimizzazione delle risorse e del contenimento della spesa”.

Per il reclutamento di personale, Marcelli e Lombardi propongono anche che siano introdotte incentivazioni volte a favorire l’esercizio dell’attività medica specialistica in area montana, riconoscendo agli operatori della sanità la remunerazione del “disagio di montagna” con “sistemi di incentivazione che stimolino i giovani ad intraprendere percorsi formativi post-universitari”. A tal fine, si legge nella proposta di legge, “andranno messi in atto accordi con l’università per garantire adeguati spazi agli studenti provenienti dai territori montani che si impegnano a rimanervi, una volta completati gli studi e a prestare la loro opera, per almeno dieci anni con incentivazione economica per il personale che volesse trasferirsi in montagna. Lo stesso periodo temporale si applica per i vincitori di concorso di qualsiasi qualifica sanitaria e per i trasferimenti dello stesso personale, al fine di evitare il sistematico avvicendamento di professionalità legato al disagio montano”.

Andranno inoltre delineati percorsi diagnostico-terapeutici tesi a realizzare l’integrazione fra il territorio montano e i luoghi dell’eccellenza sanitaria, anche attraverso strumenti di e-government e telemedicina.

In questo percorso si inserisce, dunque, l’Ordine del giorno che Marcelli si prepara a sottoporre al volto dell’Aula. L'iniziativa prende le mosse dal pacchetto “Ripartire veloci” con cui la Regione Lazio intende rilanciare una stagione di “grandi investimenti” per la sanità laziale e prevede, nello specifico, che la Regione destini parte dei 110 milioni dedicati alla nuova tranche di edilizia e tecnologie sanitarie (ex art. 20), al potenziamento dell’Ospedale “A. Angelucci” di Subiaco e all’Ospedale Civile di Acquapendente, oltre a quello, già previsto, del “nuovo ospedale di Amatrice”.

12 gennaio 2021
© Riproduzione riservata


Allegati:

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