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Cgil, Cisl e Uil: “Solo con investimenti e assunzioni sarà possibile il rilancio del Ssr”

“Covid ci ha mostrato debolezze e crescente decadimento della sanità pubblica che venivano da lontano. Nel Lazio mancanza di investimenti adeguati amplificata dal lungo commissariamento”. Secondo le organizzazioni sindacali “neanche la fuoriuscita dal commissariamento a fine 2019 ha prodotto tuttora quel necessario ‘risarcimento’ in termini di aumento della offerta pubblica di servizi e di qualità delle cure.

04 NOV - “Il Covid-19 ha mostrato come le debolezze del Servizio sanitario nazionale e il crescente decadimento della sanità pubblica vengano da lontano. La mancanza di investimenti adeguati a livello nazionale nel Lazio è stata amplificata dal lungo commissariamento che ha riguardato la sanità della nostra regione. Da tempo denunciamo come aver depauperato il servizio sanitario regionale, non aver investito nelle attività di prevenzione e nel potenziamento delle reti territoriali e socio sanitarie, aver fatto arretrare il perimetro pubblico, non aver assunto un numero adeguato di personale e aver rinunciato ad indirizzare anche la ricerca privata verso farmaci innovativi e per patologie rare, sono errori a cui bisogna porre rimedio immediatamente’. Lo dicono Cgil Roma e Lazio, Cisl Lazio e Uil di Roma e Lazio, che oggi si sono riunite nell’Auditorium Donat Cattin per discutere del rilancio della sanità regionale.

Secondo le organizzazioni sindacali “neanche la fuoriuscita dal commissariamento a fine 2019 ha prodotto tuttora quel necessario ‘risarcimento’ in termini di aumento della offerta pubblica di servizi e di qualità delle cure per le cittadine e ai cittadini della nostra Regione e in particolare per quelli che vivono nei territori più lontani dalla Capitale”.

“A questo si aggiunge, come da ultimo evidenziato recentemente anche dalla Corte dei Conti, che ancora oggi nonostante la Regione Lazio sulla sanità non sia più commissariata le cittadine e i cittadini del Lazio sono costrette ogni anno a pagare oltre 600 milioni di addizionale sull’Irpef regionale. Proprio la Corte dei conti da ultimo nelle scorse settimane ha mosso diversi rilievi all’attuazione del Piano Operativo per la gestione delle emergenze e sui controlli sulla qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate anche durante l’emergenza pandemica’, aggiungono.

Sottolineano quanto: ‘È innegabile il grande sforzo profuso dalla Regione per affrontare l’emergenza dovuta al Covid-19 ma sarà fondamentale a partire dai prossimi giorni aprire una concreta interlocuzione con la Regione che abbia al centro la conoscenza del quadro modificato dei servizi che si è prodotto a causa della pandemia, per comprendere in profondità quello che avvenuto in questi 18 mesi ed affrontare la più grande criticità che da mesi rileviamo: l’inaccessibilità alle cure no-Covid’.

Secondo Cgil, Cisl e Uil, ‘l’estrema difficoltà nell’accedere ai servizi sanitari e socio-sanitari insieme alle liste d’attesa rappresentano infatti le prime delle emergenze da affrontare se davvero si vuole garantire la salute dei cittadini del Lazio attraverso i servizi pubblici. In questa chiave oltre alla riattivazione degli osservatori a livello locale e regionale sulle liste di attesa (negli scorsi giorni abbiamo reiterato la richiesta di convocazione) non è più rinviabile un confronto politico con l’assessorato per individuare soluzioni concrete per l’ampliamento dei servizi offerti e l’abbattimento dei tempi di prenotazione che porterebbero benefici in particolare alla popolazione più anziana e ridurrebbero anche il problema della mobilità sanitaria ancora molto presente nella nostra regione”.

“Serve quindi un cambio di passo nei rapporti con l’assessorato e con le singole istituzioni sanitarie presenti nel territorio rispetto a quanto avvenuto durante la pandemia. Il confronto sulle uscar, sulla assistenza territoriale, sui diversi piani operativi che si sono susseguiti, sugli ultimi provvedimenti normativi presi dalla Regione in materia di Sanità e il grado di applicazione degli accordi sottoscritti come quello per la realizzazione dei 1000 posti di Rsa pubbliche e gli investimenti straordinari sulla assistenza dei servizi socio-sanitari non può essere giudicato sufficiente”, propongono le organizzazioni sindacali.

“Rimaniamo infatti convinti che solo mettendo in campo un confronto reale con le organizzazioni sindacali per la definizione di misure straordinarie si può tentare di recuperare il tempo perduto e rilanciare i servizi sanitari e socio-sanitari pubblici nel Lazio. Per dare gambe a questo progetto di rilancio, già da prima dell’emergenza dovuta al Covid che chiediamo l’assunzione nel biennio di almeno 10mila tra assunzioni e reinternalizzazioni delle attività ‘core’, oggi affidate in appalto, per immettere nel sistema il congruo numero di professionisti necessari e rimuovere quella profonda ingiustizia che vive oggi il sistema sanitario dove a stesso lavoro non corrispondono stessi diritti. Questi investimenti vanno affiancati da una profonda revisione del sistema degli appalti per le forniture di servizi che abbia al centro la tutela dei lavoratori e la qualità dei servizi”.

“L’accordo sottoscritto dalle categorie del pubblico che proroga al 31 dicembre 2022 e che dà una speranza a migliaia di lavoratori rappresenta un primo passo che va nella giusta direzione ma va accompagnato da un piano di stabilizzazioni e nuove immissioni di personale già a partire dai prossimi mesi per non vanificare gli sforzi fatti nell’ultimo anno e adeguare così la dotazione organica di tutte le strutture sanitarie del Lazio ed eliminare il precariato”, sottolineano.

“In questi anni abbiamo chiesto inoltre inascoltati ingenti investimenti per la costruzione di nuove strutture sanitarie, riconversione e costruzione di nuovi ospedali, implementazione delle case della salute e potenziamento dei distretti territoriali e delle cure domiciliari, realizzazione di Rsa e case di riposo a gestione pubblica, investimenti sull’integrazione socio sanitaria. Abbiamo richiesto di aumentare il numero di posti letto per acuti e post-acuti adeguandoli agli standard europei e gettare le basi per costruire una reale presa in carico del cittadino con il potenziamento della sanità territoriale. Queste rivendicazioni insieme al potenziamento delle tecnologie sanitarie e a reali azioni di promozione della salute e alla prevenzione delle malattie sono le leve su cui bisogna agire con urgenza’.

“Su queste basi e forti del lavoro fatto unitariamente in questi mesi ci presenteremo al confronto previsto a fine mese sulle azioni del Pnrr e degli altri fondi europei e nazionali disponibili. Solo se riusciremo a dare corso a queste direttrici potremo realmente tutelare la salute dei cittadini e a rilanciare un servizio sanitario pubblico nel Lazio consapevoli che il modello privato bas”.

“Il tavolo di confronto sul Pnrr insieme al confronto sul patto per il lavoro e lo sviluppo che partirà nei prossimi giorni e che discuterà anche di azioni inerenti i temi della salute rappresenta un banco di prova per la Regione Lazio per cambiare radicalmente la qualità del confronto sindacale superando definitivamente la fase della gestione emergenziale e commissariale per passare alla fase della programmazione condivisa che produce reali cambiamenti per i cittadini”.

“I prossimi mesi e i prossimi confronti con la Regione e le singole istituzioni sanitarie presenti nel territorio rappresenteranno anche per noi un’occasione difficilmente ripetibile per indirizzare risorse e azioni nella direzione da noi rivendicata. Per questo riteniamo indispensabile rafforzare la nostra attività unitaria e rendere ancora più complete e condivise le nostre proposte. Stimolare in tutti i territori una discussione su questi temi e mettere campo azioni per rimettere al centro del dibattito pubblico gli investimenti sulla salute delle persone e sulle infrastrutture materiali e immateriali del servizio sanitario e socio sanitario rappresenta quindi un azione strategica su cui tutti siamo chiamati ad impegnarci”.

“L’attivo di Cgil, Cisl e Uil impegna tutte le strutture a sostenere le proposte avanzate unitariamente a livello nazionale per rilanciare il Ssn e a promuovere iniziative nei singoli territori allargando il più possibile la partecipazione, facendosi parte attiva per rivendicare l’apertura e l’intensificazione del confronto ciascuno per i livelli di competenza”.

“Tutte le strutture confederali regionali si impegnano a sviluppare in raccordo con le strutture territoriali e di categoria entro la fine dell’anno approfondimenti e proposte specifiche sulle singole questioni e temi, compresi quelli scaturiti dal dibattito, che comporranno la piattaforma rivendicativa unitaria sui temi della sanità. L’attivo impegna le strutture confederali all’esito dei prossimi confronti previsti e in base alle risposte alle diverse richieste reiterate nelle ultime settimane sui singoli temi sopracitati di mettere in atto tutte le eventuali iniziative che si renderanno necessarie per il miglioramento della qualità e l’implementazione dei servizi sanitari e socio sanitari pubblici”, spiegano ancora.

Per il segretario generale Cgil Roma e Lazio, Michele Azzola, “il rilancio della sanità pubblica nel Lazio passa attraverso determinate azioni: correggere tutte le distorsioni che la pandemia ha evidenziato, ricostruire una sanità sul territorio, ricostruire servizi sociosanitari, prendere in carico il malato anche con cure domiciliari”.

“Dobbiamo sgravare gli ospedali dal lavoro inutile – ha concluso Azzola – e puntare a farli diventare un’eccellenza, evitando lunghe liste d’attesa e lunghe code per i cittadini ma, soprattutto, dobbiamo permettere a tutti coloro che hanno una malattia di riprendere a curarsi, perché durante la pandemia molte persone non sono state più in grado di farlo”.

04 novembre 2021
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