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VI Conferenza Nazionale sulle Dipendenze “Oltre le fragilità”: diario di un esperto a Genova 

di Anna Paola Lacatena

30 NOV - Gentile Direttore,
“Il 27 e il 28 novembre 2021, Genova ospiterà la VI Conferenza Nazionale sulle Dipendenze “Oltre le fragilità” per approfondire le problematiche connesse alla diffusione di sostanze stupefacenti e psicotrope, prevista con cadenza triennale dal D.P.R. n. 309/1990, la cui ultima edizione si è tenuta a Trieste nel 2009. I lavori preparatori della Conferenza sono iniziati ad ottobre, nell’ambito di 7 tavoli preparatori articolati in 45 sottotemi”. Così il sito del Dipartimento per le Politiche antidroga (Dpa) annuncia l'iniziativa fortemente voluta dalla  dalla Ministra per le Politiche Giovanili, Fabiana Dadone, con l’espressa finalità di offrire al Parlamento italiano strumenti e informazioni utili a modificare la vigente legislazione antidroga (D.P.R. 309/1990) nonché per adottare il nuovo piano d’azione italiano sulle dipendenze.

Non riuscendo ancora oggi a celare tutta la mia sorpresa per la qualifica di “esperta” attribuitami, ho partecipato ai lavori preparatori del tavolo n.1, “Giustizia penale, misure alternative e prestazioni sanitarie penitenziarie nell’ambito della dipendenza da sostanze psicoattive”, svoltisi lo scorso ottobre presso il Carcere di “Rebibbia” a Roma.

E oggi sono a Genova.

Fa freddo, ingenuamente mi dico che non potrebbe essere diversamente, considerato che l’area a caldo dell’acciaieria dal capoluogo ligure è chiusa dal 2005, mentre quella della città da cui provengo continua a produrre nonostante le ripetute ingiunzioni della magistratura.
Il programma della due giorni mi sembra particolarmente ricco, l’organizzazione ben curata, il parterre importante, i propositi e gli intenti legati all’iniziativa realistici. Allora cos’è che mi crea un sottile ma percettibile disagio?

Ah, ecco! Mi si disegna una sorta di equazione in testa: non sempre viene concessa l’opportunità di dire a chi sa, a chi dice non sempre andrebbe riconosciuto il sapere necessario a farlo, chi decide spesso non sa e non comunicando ciò che è davvero importante dire finisce semplicemente per parlare.

In estrema sintesi: quanti in questa sala hanno davvero mai conosciuto, accolto, curato, abbracciato qualcuno con un disturbo da uso di sostanza (DUS)?

In genere, quando le acque mi si confondono chiedo aiuto al mio nume tutelare e ad altri, chissà meno conosciuti ma altrettanto significativi rappresentanti di una sociologia che non è ritiro nel proprio mondo, numeri e specialismi e, dunque, accademia destinata all’irrilevanza: "Permettetemi di dire subito che “ascoltare il messaggio e sentirlo sono due cose differenti; così come sono differenti l’ascoltare il messaggio e il seguire le raccomandazioni che ne derivano" (Z. Bauman, 2014, p.84).

Doxa ed estraneità dell’attore, versus precetti dell’apertura e della cooperazione: apertura significa che nessuno accede al dialogo certo della propria verità e convinto che la sua missione sia convincere l’altro (per sua stessa natura detentore di idee sbagliate) della bontà della propria idea, mentre cooperazione definisce che, in quel confronto/incontro fondato sul dialogo, tutti i partecipanti sono pari, con la precisa intenzione che alla fine non ci siano vincitori e vinti.

Perché lo scambio tra pratica e ideale comporti passi in avanti è necessario mantenere viva la conversazione, facendola avvenire ripetutamente e senza stancarsi.

Mi guardo intorno.
La sala che ospita la Conferenza è bellissima ma mi sconcerta l’idea che istituzionalmente la prossima potrebbe essere tra tre anni o, considerato il precedente, tra molti di più.
In vista dell'incontro a Genova sono giunte all’indirizzo della Ministra Dadone una serie di missive con firme e sigle diverse ma che in estrema sintesi chiedevano spazio all’interno della Conferenza perché il confronto potesse raccogliere le istanze di tutte le parti in causa. Una richiesta che purtroppo è rimasta sulla carta.

Parallelamente alla due giorni, è stata organizzata una Conferenza autoconvocata “Stop war on drugs: Facciamo la pace con le droghe e con chi le usa” presso Palazzo San Giorgio.
Conclusa la prima giornata, ricca di buoni propositi e diligenti intenzioni, sento il bisogno di ritrovare il particulare guicciardiniano.

“È grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente e, per dire così, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione e eccezione per la varietà delle circustanze (…).”

Faccio un giro tra i caruggi genovesi.
Ci sono già stata qualche anno fa con un collaboratore di Don Andrea Gallo che mi fece da guida.
Manca a questa umanità chi più di chiunque altro quella umanità ha provato a proteggerla.
Tra terra e mare, "in quell'aria spessa, carica di sale gonfia di odori» spero davvero che in questa tanto attesa Conferenza si riesca ad andare oltre lo svigorito – e svigorente - dibattito italiano tra proibizione e tolleranza, cedendo non all’altro in una sorta di resa ma riconoscendo nella diversità di idee e evidenze, adeguate ma non necessariamente appropriate, la complessità della problematica e il bisogno conseguente di misure ben ragionate e complesse".

Ogni giorno presso il Dipartimento Dipendenze Patologiche dove lavoro ricevo telefonate di persone in difficoltà che chiedono aiuto per sé o per persone a loro care. Ogni giorno ricevo la telefona della signora M. (eroina prima, alcool e benzodiazepine adesso). È seguita dal Ser.D. con trattamento integrato e non ha specifiche richieste. Nel corso delle settimane mi si è radicata la convinzione che non cerchi me ma quello che rappresento nell’economia della sua disperazione, ossia qualcuno che le risponda prima del terzo squillo.

La signora M. non ha modo di fare sentire la sua voce qui a Genova, eppure sarebbe utile sentire la sua storia. Sarà lei, così come milioni di altre persone – tra utilizzatori di cannabis (terapeutica e non), cocaina, eroina, designer drugs, alcool, ecc. – libere o detenute, la destinataria di ciò che potrebbe cambiare presto o non cambiare chissà per altri dodici anni.

Da “esperta” mi sono permessa di far arrivare all'organizzazione già durante i lavori dei tavoli preparatori la richiesta di riservare alle donne con DUS una specifica area di interesse e discussione così come caldeggiato da anni, sotto l'egida della medicina di genere, dallo stesso Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) di Lisbona.

Considerato che il métier del sociologo è quello di farsi domande evitando così che la realtà possa continuare a restare celata sotto ingannevoli veli, rischiando la saggezza preveggente che spesa non in modo retrospettivo potrebbe risultare meno fastidiosa, quattro sono i punti fondamentali che per venire incontro realisticamente all’intera questione la politica italiana dovrebbe tenere in conto, a detta della scrivente “esperta”, pena fallimento, accomodamento, insipienza:

- Revisione della normativa vigente Testo Unico DPR 309/90 con relativa decriminalizzazione del consumatore/dipendente

- Potenziamento del “Sistema dei Servizi” pubblici (Ser.D.) e del privato accreditato

- Valorizzazione dell’autonomia, del lavoro e delle esperienze accumulate nel tempo dai Dipartimenti delle Dipendenze Patologiche, evitando che gli stessi possano essere inglobati, senza alcun presupposto scientifico, nei Dipartimenti di Psichiatria

- Formazione specifica universitaria e formazione professionale per operatori del settore e di altre realtà del mondo della Sanità e della Giustizia per continuare a coltivare una collaborazione essenziale ma qualificata.

Evidentemente i quattro punti non estinguono la complessità dell’intera questione ma potrebbero dare la misura di una reale inversione di rotta della politica italiana in proposito.
Prima di salire su un’auto che darà corso al primo tratto del mio viaggio di ritorno, mi soffermo a guardare una vetrina rutilante di oggetti natalizi.
Già, una vetrina!...

La guardo adesso o una vetrina l’ho guardata per tutta la durata della Conferenza?
È davvero bella Genova ma anche la mia Taranto non lo è da meno. Preferisco pensare sia accomunate da storie di mare più che di acciaio.
È tempo di ripartire, di ritornare alla realtà, all’umanità varia del mio Servizio e alle fragilità che tutti vorremmo fossero superate.
È qualche giorno che non sento la signora M.
Avrà chiamato più volte senza che potessi risponderle. Sono sicura si sarà preoccupata per me.
A conclusione di questi due giorni, possiamo dire di aver fatto davvero altrettanto per lei?

Anna Paola Lacatena
Sociologa e coordinatrice del Gruppo “Questioni di genere e legalità” della Società Italiana delle Tossicodipendenze (SITD)


30 novembre 2021
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