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L’informazione ai tempi della pandemia

di Elisabetta Locatelli

19 GEN - Gentile Direttore,
come è cambiata la gestione dell’informazione durante la pandemia? Quali soggetti, canali e formati hanno avuto un ruolo più rilevante? Come i cittadini hanno fatto fronte al sovraccarico informativo? E quali risorse hanno messo in campo per difendersi dalle fake news?
 
90 Days of Uncertainty: Media, Communication and Society during the Initial Stage of COVID-19 Pandemic”, di prossima uscita per Palgrave, raccoglie i risultati di una serie di ricerche condotte fra Italia e Stati Uniti sulla copertura informativa nei primi tre mesi della pandemia.
 
Curato da Matteo Tarantino, Ricercatore di Università Cattolica, e Manuel Chavez, professore alla Michigan State University, il testo analizza e mette a confronto dati quantitativi e qualitativi sulle modalità con cui media, istituzioni pubbliche e cittadini hanno gestito i flussi informativi sul COVID-19 in quei primi e drammatici giorni.
 
Un contributo importante che va ad arricchire il repertorio di studi su media e Covid risultato del monitoraggio lanciato da Altems (Alta Scuola in Economia e Gestione dei Sistemi Sanitari) e Almed (Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo), nel quadro delle attività del Master in Comunicazione Sanitaria.
 
Il quadro che emerge dalle ricerche conferma le criticità già ampiamente rilevate sulla gestione delle notizie in quelle convulse settimane: l’overload informativo, la difficoltà per i cittadini a destreggiarsi fra le fonti e la conseguente sensazione di confusione e di spaesamento. L’analisi dei dati restituisce però anche alcuni elementi nuovi come emerge da tre delle ricerche che sono qui sintetizzate e che per l’Italia hanno coinvolto docenti e ricercatori legati al Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo.
 
Anzitutto un cambiamento della geografia delle fonti e, soprattutto nelle prime settimane e nel contesto italiano, la rilevanza assunta dai soggetti istituzionali, come le ASST o il Governo, nei processi informativi. Lo studio da me condotto insieme ad Alessandro Lovari (Università di Cagliari) e Nicola Righetti (Università di Vienna) su 1.999 messaggi pubblicati sui canali social delle ATS e delle ASST Lombarde fra l’ 1 gennaio 2020 e il 31 marzo 2020 evidenzia per esempio una crescita rilevante degli indici che misurano la popolarità e la capacità di coinvolgimento dei messaggi pubblicati, con un valore di engagement rate medio triplicato (2,9%) per i post legati al Covid-19.
 
In parallelo, lo studio mostra anche un rapido ed efficace cambiamento del piano editoriale da parte degli stessi soggetti, con una crescita sia del tasso di pubblicazione e naturalmente della quota di post dedicati al COVID. Rispetto al luogo comune che considera la comunicazione delle istituzioni sanitarie paludata e non sempre capace di approfittare delle opportunità offerte dai media digitali, la ricerca ha mostrato un impiego diffuso e funzionale da parte delle istituzioni sanitarie di immagini (a corredo del 74,6% dei post) e di video (17%) nei contenuti dedicati alla pandemia. Infine, le istituzioni sanitarie si sono mostrate capaci di approfittare di alcune campagne e movimenti, anche nati dal basso, e volti a promuovere la sicurezza e il rispetto delle norme, soprattutto durante le settimane di lockdown. Quasi il 20% dei messaggi pubblicati dai presidi sanitari territoriali richiamavano campagne di comunicazione come #iorestoacasa o #fermiamoloinsieme.
 
I social media, tuttavia, sono emersi anche come spazi dove non è sempre facile costruire il confronto e dove la frammentazione delle opinioni e l’incertezza domina, soprattutto in situazioni critiche come quella della pandemia. La ricerca svolta da Matteo Tarantino (Università Cattolica), Gaia Amadori (Università Cattolica) e Simone Tosoni (Università Cattolica) ha analizzato 704.639 commenti sulla pagina Facebook di un importante quotidiano nazionale, il primo per numero di follower su Facebook (Repubblica), pubblicati nei primi 90 giorni della pandemia, effettuando un’analisi dei contenuti e dei commentatori.
 
Il quadro che emerge è quello di un disallineamento fra l’agenda dei media e degli utenti: i temi su cui la testata pone maggiore enfasi cioè sono diversi da quelli che colpiscono e vengono dunque commentati dagli utenti. Indipendentemente da quanto scritto, l’attenzione (e i commenti) dei lettori delle pagine online della testata si concentra infatti sulla posizione dei politici, sia nostrani sia internazionali, sulle questioni legate alla sicurezza personale (ad esempio, i focolai, la rapidità della diffusione, il panico generato) e sulla gestione quotidiana (soprattutto lavoro e scuola), temi che raccolgono fra i 400 e i 500 commenti di media, rispetto ai circa 300 commenti in media per post del corpus.
 
La ricerca ha anche cominciato a fare luce sui processi di ricezione delle notizie. Una survey su 1.400 soggetti rappresentativi della popolazione italiana adulta, svolta nel marzo 2020 e poi ripetuta nel marzo 2021, nel quadro del progetto OpinionLeader4Future di Università Cattolica e Credem, ha restituito un quadro decisamente nuovo delle dinamiche di ingresso e di mediazione delle informazioni nelle reti familiari.
 
In particolare, Sara Sampietro (Università Cattolica) e Maria Luisa Bionda (2BResearch) hanno osservato una crescita di rilevanza delle figure femminili nella gestione dei flussi informativi: il 77% delle donne intervistate nelle settimane del lockdown ha svolto attivamente la funzione di gatekeeper, ricercando informazioni, selezionando fonti, rielaborando le notizie funzionalmente ai bisogni della propria cerchia familiare. Le donne più degli uomini (12% vs 8%) hanno seguito i dibattiti e i talk show sui temi della pandemia; hanno attivamente consultato i dati sui contagi e i bollettini quotidiani (45% vs. 41%), le notizie (37% vs. 33%), e le interviste televisive a esperti e operatore di settore (31% vs. 30%).
 
Questi risultati evidenziano analogie con il contesto internazionale e le ricerche che sono cominciate a circolare in questi mesi sulla copertura informativa della pandemia e più ampiamente dedicata ai temi della salute. Per esempio lo studio condotto da Sesagiri Raamkumar ed altri sulla frequenza di pubblicazione e interazioni ai post pre-pandemia e della prima fase della pandemia del Ministero della Salute Inglese, del CDC statunitense e del Ministero della Salute di Singapore conferma la ritrovata centralità di queste istituzioni nei processi di formazione dell’opinione; o anche il lavoro di Broniatowski su 500 milioni di post su Twitter e Facebook condivisi nella prima fase della pandemia rileva un incremento di consapevolezza e di capacità di “fact checking” analogo a quello registrato dai ricercatori di 90 Days of Uncertainty.
 
Insieme emergono anche elementi di diversità, soprattutto in relazione alle buone pratiche di contrasto alle false notizie e alle politiche messe in atto per sostenerle.
 
Per questa ragione l’Università Cattolica ha avviato il progetto Health Communication Monitor, un monitoraggio delle ricerche internazionali sulla comunicazione della salute, che confluirà in una newsletter bimestrale con la sintesi degli studi nazionali e internazionali condotti su comunicazione e salute e comunicazione e COVID.
 
La prima uscita il 21 febbraio 2022, a due anni dalla notizia del paziente zero. Il progetto è sostenuto dal Master in Comunicazione Sanitaria (https://altems.unicatt.it/altems-master-comunicazione-sanitaria) giunto alla II edizione, le cui iscrizioni chiuderanno il 31 gennaio.
 
Elisabetta Locatelli
Coordinatrice didattica Master in Comunicazione Sanitaria Università Cattolica

19 gennaio 2022
© Riproduzione riservata

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