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Sul futuro dei medici di famiglia un dibattito sulla testa dei cittadini

di Anna Lisa Mandorino

26 GEN - Gentile direttore,
sulla testa dei cittadini. Se volessimo trovare un’espressione breve per sintetizzare la fase ascendente del PNRR, quella che ha portato all’odierno disegno dell’intero Piano, potremmo usare questa. Tanto che, quali organizzazioni di cittadinanza attiva, abbiamo creato un Osservatorio civico PNRR per chiedere partecipazione e trasparenza almeno nelle fasi successive. E anche rispetto alla Missione 6, al netto della profusione con cui ricorre la parola “comunità”, sono mancate a oggi occasioni strutturate di coinvolgimento dei cittadini e delle loro comunità: quelle occasioni che permetterebbero di fare emergere il loro punto di vista e le loro attese rispetto a un disegno definito “dall’alto”.

Così non stupisce che, non più tardi di ieri, sia passato sulla testa dei cittadini anche il colpo di teatro con cui le Regioni hanno respinto un accordo che, pure, i loro Assessori alla Salute avevano definito con il Ministero, quello sulla riforma della medicina generale, se è vero come è vero che secondo l’ultimo Rapporto Crea il 54,2% del campione di cittadini intervistato ha indicato nella possibilità di avere l’assistenza del medico di medicina generale l’elemento di maggiore soddisfazione nei confronti del Servizio sanitario nazionale e, si indovini un po’, lo hanno indicato specialmente i cittadini delle classi di reddito e di istruzione medio-bassi.

E allora la domanda è: qualcuno ha chiesto ai cittadini - non alle istituzioni, non ai funzionari, non ai sindacati, non agli operatori - cosa si aspettano da questa riforma della sanità, quanto sarebbero disposti a rinunciare alla scelta del loro medico di riferimento, alla fiducia che è premessa di questa scelta, al rapporto instaurato nel tempo da tanti di loro, specie i più fragili, specie i più anziani? Qualcuno ha chiesto ai cittadini, quelli che non si possono permettere di andare a visita specialistica privata, cosa rappresenta per loro quella modalità di accesso immediata, diretta, senza filtri che è il medico di medicina generale? Si badi bene, la realtà è complessa e ci sono tante cose che non funzionano: non starò ad elencarle, perché i lettori di queste righe le conoscono bene.

Ma non sarebbe più “economico”, partendo da dati di fatto che qualcuno dovrebbe darsi pena di ricostruire e interpretare, investire per rafforzare quello che già c’è e che, potenziato, funzionerebbe piuttosto che dirigersi al buio e a tentoni verso qualcosa che non c’è?

Far passare per grosse innovazioni questioni come la forma contrattuale, per di più presentandole come agguati alla autonomia delle istituzioni, è una modalità pre-pandemica, direi, cioè allo stato attuale non più accettabile: sfugge a essa la considerazione che l’autonomia delle Regioni non ha valore nel definire se esse contano di più o di meno del governo centrale, ma quanto meglio entrambi possano fare per i cittadini. E allora datevi - Governo e Regioni -  obiettivi comuni, obiettivi concorrenti, che vuol dire concorrere insieme verso una meta unica, provate a concentrarvi tutti sulle stesse cose: potenziare la formazione e gli strumenti a disposizione degli operatori, riaprire la sanità bloccata, superare le liste d’attesa, digitalizzare l’accesso alle prestazioni, puntare sulla prevenzione, organizzare grandi campagne di informazione rivolte alla popolazione, aumentare il livello di alfabetizzazione sanitaria che torna tanto utile in tempi di pandemie, alzare verso l’alto l’asticella del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni oltre che quella dei diritti.

E quando fate una proposta, fatela sul serio. Quelli che la fanno spieghino per esempio qual è la loro idea di lavoro dipendente per i medici di medicina generale, contabilizzando la ricaduta in termini di sostenibilità economica che il sistema si troverebbe ad affrontare - perché, diciamolo pure con chiarezza, il Pnrr renderà il Servizio sanitario nazionale molto più costoso per i nostri figli -, quali saranno gli orari di accesso, dove noi cittadini andremo a trovare i nostri medici di medicina generale. Forse nelle Case della Comunità, una ogni tot decinadimila di abitanti, alla faccia della prossimità territoriale? E mentre le Case vengono costruite cosa succederà? E siamo sicuri che Campania, Toscana, Veneto e Lazio avrebbero la capacità di interpretare questo nuovo disegno allo stesso modo? Perché questo deve contare, che i cittadini della Campania abbiano la stessa qualità di servizi di quelli del Veneto e che la domanda di salute - ciò di cui i cittadini hanno bisogno davvero - sia soddisfatta allo stesso modo in ogni angolo del Paese. Sono domande che, temo, rimarranno senza risposta, se quello che conta è mostrare i muscoli.

E, se non si supera una logica muscolare, più si va avanti nell’implementazione di questo Piano, più potrebbe capitare che questa cosa avvenga non più solo sulla testa dei cittadini, ma sulla pelle dei cittadini, e sopra tutti di quelli per cui la sanità privata non è né un’opportunità né un desiderio né, purtroppo, una opzione possibile.  
 
Anna Lisa Mandorino
Segretaria generale di Cittadinanzattiva

26 gennaio 2022
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