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Sul Pnrr non vogliamo guerre di religione, ma un confronto serio e informato

di Fabio De Iaco

06 GIU -

Gentile Direttore,
il dibattito di questi mesi sul futuro del SSN, con particolare riferimento al PNRR e all’auspicato potenziamento della Medicina del Territorio, sta annegando in una sterile e pericolosa superficialità, con prese di posizione esclusivamente politiche (finanche propagandistiche ed elettorali) totalmente e talora volutamente ignare di un’analisi concreta basata sui dati di fatto (che sarebbero facilmente sotto gli occhi di chiunque volesse solo cercarli).

Sul PNRR si combatte una guerra di religione cieca, irrazionale, addirittura dogmatica, con buona pace di chi lo considera invece un’occasione insostituibile di discussione e riforma.

Davvero si può pensare che la Medicina d’Emergenza Urgenza si schieri contro il potenziamento della Medicina del Territorio, che da sempre noi per primi invochiamo, con l’obiettivo di razionalizzare gli accessi all’ospedale e ridistribuire sul territorio le istanze cliniche meno acute? Credo superfluo rispondere, ma ovviamente no.

Quel che disturba è l’atteggiamento fideistico di chi, nel distorto dibattito attuale, individua nel PNRR così come lo conosciamo la panacea, l’arma finale che porterà finalmente alla totale efficienza del sistema. Atteggiamento che, per estensione, si spinge a individuare nell’inappropriatezza delle richieste e nella socio-assistenzialità di tante istanze l’unica causa della drammatica situazione dei nostri Ospedali e dei nostri Pronto Soccorso.

È l’atteggiamento che individuiamo in molti interlocutori i quali rispondono ai nostri accorati appelli (ora e subito, perché è già tardi!) sbandierando improbabili certezze su soluzioni futuribili (anni da attendere) e di efficacia tutt’altro che provata.

Ma tant’è: leggendo i giornali di questi giorni sembra proprio che il problema del Pronto Soccorso siano i codici a bassa priorità, gli accessi impropri, le istanze socio-assistenziali. Se queste magicamente scomparissero domattina avremmo dunque Pronto Soccorso moderni, sereni, sgombri dal sovraffollamento e esclusivamente orientati all’emergenza? E, seguendo il filo dello stesso ragionamento, l’apertura delle Case della Salute restituirebbe miracolosamente efficienza ai nostri reparti ospedalieri, cancellando il problema delle liste d’attesa piuttosto che dell’insufficienza dei posti letto per acuti?

Sono interrogativi retorici, la cui risposta negativa è insita nella domanda. Un dibattito serio e responsabile esige una maggior aderenza alla realtà.

Diciamolo chiaramente: sostenere che l’auspicato (da noi per primi!) potenziamento del territorio produrrà miracolosamente la soluzione dei problemi dell’ospedale è utile solo a eludere il problema che quotidianamente gli operatori del Pronto Soccorso (di tutto l’Ospedale, in realtà) pongono ai decisori. Per avallare tali risposte dovremmo partire dall’assunto che l’ospedale funziona perfettamente già oggi, e che tutti i problemi che invece riscontra siano esclusivamente legati all’inappropriatezza delle richieste: affermazione palesemente insostenibile.

Per un Sistema efficiente è indispensabile un territorio forte e attrezzato: è pacifico, e non entro qui nel merito della sua organizzazione (quale personale, quali tecnologie, quali strumenti organizzativi?) sulla quale non abbiamo dati attendibili né certezze future. Non ho dubbi che su questo si stia lavorando con serietà.

Ma stiamo dimenticando l’Ospedale e la sua condizione di assoluta inadeguatezza, i cui dati certi sono invece immediatamente disponibili ed evidenti.

Chi risponde oggi alle nostre richieste sbandierando unicamente il PNRR è, nella migliore delle ipotesi, male informato. Ma più probabilmente sta scientemente eludendo le nostre domande, le cui risposte richiedono ben altro impegno che la vaga promessa di un domani migliore.

Fabio De Iaco

Presidente SIMEU-Società Italiana di Medicina d’Emergenza Urgenza



06 giugno 2022
© Riproduzione riservata

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