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Le Usca chiudono quando servono

di Ornella Mancin

05 LUG -

Gentile Direttore,
il 30 giugno sono cessati in molte Regioni gli incarichi ai medici delle USCA  (Unità speciali di continuità assistenziale) che hanno avuto un ruolo di rilievo nell’ aiutare i medici di medicina generale nella gestione sul territorio dei pazienti COVID o sospetti COVID.

La cessione della loro attività è arrivata in un momento di forte aumento di casi di Covid che sta nuovamente mettendo sotto pressione la medicina generale a cui viene chiesto ora anche di assumere i compiti dei medici delle USCA  in attesa che venga  assunto altro  personale medico che possa andare a sostituire i medici USCA .

Come denunciato su questo giornale dal coordinamento del personale USCA della Toscana (QS 5 luglio)  i nuovi contratti prevedono un aumento delle mansioni e una riduzione dei  compensi, rendendo di fatto assai poco appetibile l’accettazione di questi incarichi, visto anche il rischio legato all’ esposizione a rischio biologico da Sars-Cov2.

Ne consegue che in attesa di trovare medici che accettino di lavorare di più per metà soldi, la medicina del territorio si trova sprovvista di una delle figure che più l’hanno supportata in questa pandemia. E cosa succede quando manca del personale con dei compiti specifici nel territorio? Si demanda al medico di famiglia ormai diventato la panacea di tutti i mali.

Manca il personale del SISP? Detto fatto si trasformano i medici di famiglia in ufficiali sanitari con il compito di stabilire quarantene e isolamenti (compito peraltro prorogato questo sì dal momento che è a costo zero).

Mancano medici di famiglia per i continui pensionamenti, pre-pensionamenti, abbandoni?  Basta alzare il massimale a quelli che restano e il problema è risolto!

Adesso mancano i medici Usca? Niente di più semplice che addossarne i compiti ai soliti noti.

Mentre la politica  ha deciso  di lasciar diffondere il virus eliminando  ogni cautela,  in primis l’uso della mascherina ( e addirittura pensa di lasciar girare le persone positive asintomatiche come  propone il sottosegretario  alla salute Costa),si chiede ai medici di famiglia  di accollarsi  anche i compiti delle  USCA  e per lo più  in un periodo quello estivo  in cui ci dovrebbe essere spazio anche per un meritato periodo di riposo e recupero di energie .

Ormai non c’è compito che non si ritenga  che possa essere attribuito al medico di medicina generale  che evidentemente  agli occhi della politica se non è proprio un fannullone , è di sicuro sotto occupato al punto che se i medici USCA  andavano a domicilio dei pazienti Covid positivi in due (anche  per aiutarsi nella vestizione  e svestizione)  si ritiene che il medico  di famiglia possa agevolmente fare tutto da solo e anche velocemente visto che deve comunque tenere aperto l’ambulatorio, fare i tamponi,  fare i vaccini in studio e a domicilio, stabilire gli isolamenti ,seguire i cronici, fare i piani terapeutici e visto l’allarme climatico anche controllare che i vecchietti non muoiano per il troppo caldo, il tutto con un carico di assistiti che va aumentando per coprire le ormai innumerevoli zone carenti.

Ma non disperiamo, in fondo al tunnel c’è la luce delle “Case di Comunità”: quelle sì che risolveranno tutti i problemi, del resto “basta la parola” come diceva una nota pubblicità!

Ornella Mancin

Medico di medicina generale



05 luglio 2022
© Riproduzione riservata

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