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Guerra, tagli al Fsn e Autonomia regionale differenziata. Anche la sanità è in pericolo

di Gianluigi Trianni

04 OTT - Gentile Direttore,
il 28.09.22 scorso il governo Draghi, Speranza ministro della Sanità “muto e consenziente”, ha approvato la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Nadef) 2022. Per il Servizio Sanitario Nazionale la Nadef 2022 ha “delineato”: nel 2023 un taglio di oltre 2 miliardi del finanziamento dai € 134 mld del 2022 a € 131,7 nel 2023; nel 2024 un taglio di ulteriori 3 miliardi essendo previsto che si passi da €131,7 mld del 2023 a €128,7 mld.; nel 2025 un incremento nominale di € 0,570 mld rispetto al 2024, pari ad un incremento dello 0,5%, assolutamente incongruo con le dinamiche di incremento annuale dei prezzi.

Tutto ciò nel mezzo di una fase economica inflattiva/stagflattiva, quindi di aumento dei prezzi della assistenza sanitaria e del “welfare state” in generale, già giunta al 10%, come portato delle speculazioni finanziarie sul prezzo del gas scatenatesi già nel 2021 e del divampare, per oggi in Ucraina, domani chissà, della Terza guerra mondiale, una guerra non ufficialmente dichiarata, ma evidente nei fatti della cronaca più e meno recente e già segnalata da anni da Papa Francesco.

La Nadef 2022 in questo contesto costituisce una vera e propria dichiarazione di guerra alla sanità pubblica, in spregio all’epica gestione del Covid-19 da parte del SSN e dei suoi professionisti, prova inconfutabile della sua assoluta importanza nel proteggere la salute dei cittadini e della necessità di potenziarlo dopo decenni di tagli.

A nulla sono valse dichiarazioni dei sindacati medici autonomi e confederali contro il “Il ridimensionamento dell’intervento pubblico, la china avviata verso la privatizzazione, la carenza strutturale di personale, dipendente e convenzionato, il peggioramento delle condizioni di lavoro”, e quella dei Sindacati Confederali del comparto ed alcuni sindacati autonomi avevano indetto per il 29 ottobre prossimo con prima rivendicazione “maggiori risorse per il fondo sanitario nazionale”.

È da osservare, purtroppo che, in tutte le denunce di cui sopra, inspiegabilmente è stata omessa la dichiarazione di opposizione all’autonomia regionale differenziata pur essendosi molte sigle sindacali, in precedenti prese di posizione, meritoriamente dichiarate fermamente contrarie.

Tale contro riforma istituzionale, infatti, in realtà è parte integrante e sinergica della politica di definanziamento e privatizzazione del SSN dei precedenti governi e programmata in questa Nadef, costituendone una modalità tecnica, decentrata, di attuazione.

La articolazione differenziata ed autonomamente normata della gestione del Servizio Sanitario Pubblico in ciascuna delle 19 regioni e delle 2 provincie autonome di Trento e Bolzano della Repubblica italiana, infatti, è già in essere da anni, ancor prima della adozione di norme attuative del 3° comma dell’art. 116 della costituzione (ex riforma del Titolo V della Costituzione del 2001!) ed ha già dato prova delle sue caratteristiche e dei suoi risultati negativi.

Da anni, infatti, a fronte dei ripetuti tagli al Fondo Sanitario Nazionale, l’autonomia regionale differenziata secondo le specifiche caratteristiche dell’offerta privata e dei rapporti di forza sindacali nelle varie regioni ha consentito di incrementare la consegna all’imprenditoria privata di porzioni sempre più ampie del servizio pubblico,  la precarietà dei rapporti di lavoro dei professionisti medici e non, la esternalizzazione dei servizi sanitari e non, i tickets,  le polizze assicurative, i rapporti le Università, anch’esse spinte alla privatizzazione della ricerca, da ultimo tramite la diffusione della trasformazione in IRCCS dei più importanti ospedali universitari.

Come i tagli previsti da Nadef 2022, in Sanità anche l’Autonomia regionale differenziata è immanente.

Con la vittoria elettorale della coalizione di centro destra, infatti, è questione di settimane la adozione di atti parlamentari attuativi del suo programma che al punto 3. “Riforme istituzionali e strutturali” prevede “Piena attuazione della legge sul federalismo fiscale e Roma capitale. Attuare percorso già avvenuto per il riconoscimento delle Autonomie ai sensi dell'art. 116 comma 3 della Costituzione garantendo tutti i meccanismi di perequazione (?).” 

I compromessi politici sono già stati trovati e gli equilibri(smi) istituzionali necessari lo saranno.

L’unica possibilità per contrastare ed evitare la realizzazione dell’autonomia regionale differenziata è, quindi, nella mobilitazione dell’opinione pubblica, delle associazioni civili e culturali e nella opposizione del movimento sindacale, nelle sue varie articolazioni, confederali ed autonome. Da subito.

Prima che il nuovo governo si insedi e scriva la legge di Bilancio 2023 ed il Parlamento la adotti.

Non si può concludere queste note senza richiamare la necessità che il mondo della Sanità per le motivazioni etiche e bioetiche che sono alla base della sua stessa esistenza in quanto attività umana, si mobiliti per la Pace in Ucraina, a partire da un immediato cessate il fuoco, e rivendichi il ritiro delle truppe italiane nei confini nazionali ed il ristorno dell’incremento della spesa militare italiana sino al 2% del Bilancio dello Stato, per il finanziamento della istruzione, dai nidi all’Università, del Servizio Sanitario Nazionale, dell’assistenza Sociale e socio sanitaria pubblica dei Comuni.

Questo sarebbe, tra l’altro, il “vero” decentramento e la “vera” autonomia degli Enti Locali previsti dall’articolo 5 della Costituzione!  

Gianluigi Trianni
Medico di Sanità Pubblica, già Direttore Sanitario (Careggi Firenze) e Generale (ASL 1 Lecce) 
Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei diritti Medicina Democratica 

04 ottobre 2022
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