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La prima intervista di Schillaci. Ecco come è andata (secondo me)

di Claudio Maria Maffei

04 NOV -

Gentile Direttore,
il professor Orazio Schillaci, nuovo Ministro della Salute, ha meritoriamente accettato una lunga intervista con Milena Gabanelli e Simona Ravizza per Dataroom del Corriere della Sera. Qui su QS è stato riportato un ampio stralcio della intervista assieme al video della trasmissione. L’intervista merita una analisi attenta perché ci può dare informazioni sul ruolo che il Governo sta affidando al Professor Schillaci.

Nella intervista sono state affrontate tra le altre le seguenti questioni: la gestione della pandemia, la carenza di personale medico, i nuovi servizi territoriali e il rapporto con i privati. Purtroppo su diversi questioni le affermazioni del professor Schillaci destano più di qualche perplessità.

Sulla pandemia il Ministro si è in modo un po’ vago (la vaghezza è stata un po’ un carattere di fondo delle risposte del Ministro, quella che immagino lui stesso avrà spesso riscontrato nei suoi studenti non ancora preparati al meglio) e si è sostanzialmente preso la responsabilità tecnica di decisioni che sono evidentemente politiche. Le decisioni di cui si è in pratica assunto la responsabilità sono tre: il rientro in servizio dei medici non vaccinati, l’abbandono della pubblicazione dei dati giornalieri sulla pandemia e la scelta di mantenere l’uso delle mascherine quando in un primo tempo era stata ventilata la possibilità di un abbandono di questa misura.

Sul rientro dei medici ha fatto affermazioni incerte sui numeri in gioco (nessuno alla fine, né intervistatrici né intervistato, li conosceva bene) e sul ruolo dei vaccini non ha dato una risposta a una domanda molto precisa: ma ci si può fidare di medici che non credono nella scienza? Si è persino spinto a ricordare che magari si tratta di medici che hanno fatto altri vaccini (può essere, ma che c’entra?).

Sui dati giornalieri si è dato alla epidemiologia dicendo che quelli settimanali sono più attendibili e rassicurando sul fatto che sono comunque a disposizione dei ricercatori. Non si capisce allora perché Nino Cartabellotta abbia affermato qui su QS che “dal 30 ottobre risulta interrotta anche la pubblicazione quotidiana dei dati grezzi sul repository ufficiale che hanno finora alimentato un virtuoso processo di collaborazione tra ricercatori, società civile e Istituzioni.”

Anche sulla marcia indietro rispetto all’uso delle mascherine nelle strutture sanitarie ecco quanto scriveva la Repubblica qualche giorno fa: “Il nuovo esecutivo era orientato a non rinnovare il provvedimento restrittivo ma, dopo gli inviti alla cautela e alla precauzione arrivati anzitutto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e poi dal mondo sanitario e da diverse Regioni, si è deciso per la proroga e quindi di rinnovare l'obbligo negli ospedali e nelle Rsa per proteggere i più fragili e gli anziani.”

Il nostro sobrio e misurato Presidente della Repubblica non avrebbe mai preso una posizione così ferma ed esplicita se non avesse sentito circolare ipotesi governative di cancellare l’obbligo di indossare le mascherine in ospedale che scadeva il 31 ottobre.

Ma a proposito della pandemia il Ministro è stato ancor più evasivo quando si è trattato di rispondere alla domanda su quali fossero le misure antiscientifiche prese a detta (più che dirlo lo ha quasi urlato) del Presidente Meloni dal precedente Governo. Qui il Professor Schillaci ha fatto praticamente finta di non aver capito la domanda cercando di cavarsela affermando che lui da uomo di scienza preferisce “guardare avanti”. Quando la domanda è stata reiterata il Professore ha continuato a non rispondere limitandosi a dire che che per iniziativa parlamentare ci sarà una commissione d’inchiesta che verificherà di quanto avvenuto.

Per non rispondere alla domanda sulle presunte scelte ideologiche del precedente Governo in tema di pandemia il Ministro ha “sviato” ricordando che le disuguaglianze di salute sono un problema ben più importante. Insomma è andato fuori tema, come si diceva una volta.

Sulla carenza di medici il Ministro si è trovato molto più a suo agio in quanto da Preside conosce bene i problemi della programmazione della formazione specialistica. E questo è certamente un bene. Unica osservazione: sulla necessità di un miglior trattamento economico dei medici in generale e su quelli che lavorano nella Medicina d’Urgenza chi non è d’accordo? Solo che per risolvere il problema bisogna tenere conto che il “basta la parola” del grande Marcello Marchesi non vale.

I tre punti più preoccupanti dell’intervista riguardano però a mio avviso gli ultimi temi toccati: le Case della Comunità, i medici di medicina generale e il rapporto con le strutture private.

Sulle Case della Comunità ha detto che non è ancora stata presa alcuna decisione e che c’è un dossier aperto (che vorrà dire?). Alla domanda sul passaggio alla dipendenza dei medici di medicina generale ha detto che “questo qui è un altro problema “ e che sono figure importantissime. Anche alla domanda sulle borse di studio troppo basse per i medici di medicina generale in formazione non ha risposto. Infine, alla domanda a proposito del rapporto con i privati tutto sbilanciato a loro favore ha risposto che “ognuno deve avere i suoi spazi” e che bisogna valorizzare il sistema pubblico. Quando la domanda è stata rifatta anche in termini coloriti dalla Gabanelli che ha ricordato come le cose difficili in corso di pandemia se le sia “smazzate” e “sciroppate” il sistema pubblico il Ministro ha risposto che … ci si lavorerà.

In sintesi, si vede che il Professor Schillaci è ancora alle prime armi, non con le interviste, ma con la sanità pubblica, il che è un po’ più preoccupante. Non gli mancano sicuramente la voglia di studiare e di mettersi a disposizione il che spinge a promuoverlo per fiducia con la sufficienza. Il Ministro si deve ricordare però che non ha questo ruolo come politico, ma come tecnico. Altrimenti il Professor Schillaci finirà per giocare fuori ruolo rischiando di fare autogol nella nostra e sua porta, quella del Servizio Sanitario Nazionale.


Claudio Maria Maffei



04 novembre 2022
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