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04 DICEMBRE 2022
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Organizzazione ed innovazione dei Servizi di Psicologia nel SSN

di Paola Dondi e Daniela De Berardinis

14 NOV -

Gentile Direttore,
in qualità di Responsabili di S. di Psicologia Ospedalieri riteniamo utile contribuire al dibattito che si è aperto in relazione al documento “Linee di Indirizzo per la Funzione della Psicologia nel SSN” e da Lei gentilmente accolto in queste pagine. Tale documento, al Tavolo di Lavoro coordinato dal Ministero della Salute con ISS, Agenas, rappresentanti delle Regioni, Consulta delle Società Scientifiche e CNOP, è in attesa di approvazione.

A nostro avviso, può essere letto ed inteso considerando la professione psicologica nella sua valenza pragmatica multifunzionale e trasversale in coerenza con i cambiamenti socioculturali, sociosanitari e demografici intervenuti nel nostro Paese. Tali mutamenti hanno determinato nuove esigenze nei cittadini in termini di cura, generando quelli che vengono definiti nuovi bisogni di salute in continua evoluzione. Circa 40 anni sono trascorsi da quando cominciarono ad essere identificate le prime forme di coordinamento di Psicologi operanti in diversi settori, dall’ambito scolastico a quello comunitario, ospedaliero e della salute mentale. Essi rappresentano la cornice all’interno della quale i Servizi/Unità di Psicologia si sono progressivamente costituiti dall’istituzione del SSN nel 1980.


Preme sottolineare, in qualità di Responsabili di Servizi in area ospedaliera, che gli outcome confermano che, sul piano organizzativo, i Servizi/Unità di Psicologia sono le strutture che hanno garantito e valorizzato la trasversalità e la multifunzionalità della professione nei diversi contesti in cui gli psicologi operano. Ad es., la definizione di standard dell’intervento psicologico ha favorito una maggiore congruenza tra bisogni del pz., del committente ed efficiente utilizzo delle risorse, modificando talvolta i paradigmi organizzativi vs. buone pratiche condivise. Circa 40 anni sono trascorsi da quando cominciarono ad essere identificate le prime forme di coordinamento di Psicologi in diversi settori (scolastico, comunitario, ospedaliero e della salute mentale). La trasformazione delle USL in Aziende Sanitarie (Legge 502/1992) ha segnato un ulteriore passo inclusivo della Psicologia nei S. specialistici afferenti alla salute mentale, al consultorio, alla neuropsichiatria, alle dipendenze, all'ospedale.

Il riconoscimento del contributo fondamentale della Psicologia ad una Sanità moderna, sancito dall’inclusione delle prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche dal DPCM 2017 Nuovi LEA, ha evidenziato l’importanza di un’organizzazione sanitaria che ne consenta l’applicazione in modo equo ed omogeneo promotiva di una condizione di benessere e non soltanto di assenza di malattia. Concordiamo con chi ha sottolineato che la differenziazione dei S. in Sanità rappresenta il segno di un processo evolutivo funzionale a declinazioni organizzative sostenibili rispondenti alla complessità e all’integrazione delle cure valorizzando le specificità e le competenze delle singole discipline.

Sorprende come la naturale evoluzione verso l'organizzazione del settore psicologico, isomorfica all’architettura del SSN, venga ritenuta una posizione eccentrica, folle od antistorica, così come la proposta dell’implementazione di funzioni/aree/servizi di Psicologia autonomi (Legge 176/2020 Art. 20 bis PNRR, DL 137/2020 Decreto Ristori). In qualità di Responsabili con il mandato di sviluppo ed integrazione dell'intervento clinico e della salute, confermiamo che senza strumenti di gestione organizzativa è impossibile un governo clinico spt. in presenza di una domanda estremamente complessa (numerosità di Dipartimenti, U.O e gruppi di lavoro titolari dei più diversi percorsi secondo fascia evolutiva e patologia).

È esperienza documentata che, laddove presenti, le U.O di Psicologia sviluppano funzioni trasversali integrando le proprie competenze con quelle dei diversi membri dei gruppi di lavoro multidisciplinari (DRG 1141/2021 Emilia-R., Linee d’indirizzo alle Az. Sanitarie in tema di organizzazione dell’area “Psicologia clinica e di comunità”).

Tale ottica poco ha a che vedere con il concetto di corporativismo monodisciplinare a cui da più parti, nel dibattito in corso, si fa riferimento. Queste Unità si collocano tra la produzione e la committenza e hanno bisogno di un’architettura organizzativa che le definisca e le renda fruibili all’interno della complessa rete sanitaria ed accessibili al cittadino (superamento del modello a Silos).

In assenza di tale presupposto, non è possibile una logica di garanzia di fruizione, programmazione, priorizzazione delle prestazioni garantite, definizione evidence-based di efficacia dei percorsi erogati, di congruità e governo delle risorse allocate, di monitoraggio della qualità. Accenniamo infine, e la pandemia da Covid-19 lo ha acclarato, come il processo del riorientamento delle risorse (funzione esercitabile ove esista un governo centralizzato) per la costituzione dei S. di emergenza psicologica sia stato possibile nelle Regioni dove era presente una regia organizzativa dei S. di Psicologia.

Auspichiamo che possa essere definitivamente riconosciuta e assegnata al settore Psicologico quell’autonomia organizzativa che è propria di tutte le professioni sanitarie e che lungi dal ridurne la vocazione multidisciplinare ne consenta una più ampia modulazione atta a delineare percorsi di salute rivolti al cittadino sempre più personalizzati, integrati e di precisione ma anche sostenibili.

Paola Dondi
Responsabile UOSD Psicologia Ospedaliera Azienda Ospedaliera Universitaria Modena

Daniela De Berardinis
Responsabile UOPC Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina - Gemelli Isola



14 novembre 2022
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