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Case Comunità, autonomia, farmacie...dove sta andando la sanità?

di Massimo Misiti

30 NOV -

Gentile Direttore,
continua la performance del sottosegretario On. Dott. Gemmato, farmacista, sulla rivoluzione che vorrebbe si facesse riguardo il sistema sanitario nazionale (Quotidiano Sanità, 25 novembre) e tira in ballo questa volta anche il ministro il Prof. Dott Schillaci.

Il Dm 77 sul riordino del la sanità, quella territoriale, in particolare, figlio di un periodo di emergenza deve essere rivisto, e sarebbe giusto che questa rivisitazione si facesse con la conoscenza dei dati territoriali legati alla complessità di tutta la problematica sanitaria, delle esigenze epidemiologiche territoriali e non su interesse di una categoria, come sembra si stia facendo, o di un campanile.

Nella lettura dello storico dell’annuario statistico nazionale si può evidenziare come siano stati chiusi, negli ultimi 12 anni, più di 200 ospedali e adesso li si vuole risparire con altre funzioni e o inserendoli nelle case di Comunità. Che le 1350 case di comunità, e le 605 COT, Centrali Operative Territoriali, per come dal sottosegretario dichiarato, siano scatole vuote per le quali devono essere previste “correzioni di storture” si potrebbe anche essere, teoricamente, d’accordo, vista la mancanza di medici e di fondi; ma quello che non si riesce a capire è il perché ogni qualvolta si voglia dare una mano alla carenze nella sanità italiana, oggi, bisogna puntare sulle farmacie e su quelle private in particolare e non su quelle ospedaliere.

La ripartizione dei fondi per il sistema sanitario e la nuova proposta elaborata tra Commissione salute e affari finanziari delle Regioni, per fortuna, ad oggi non è stata approvata, (Quotidiano Sanità del 29 novembre) il sistema sanitario non va isolato e gestito da isole di potere, il coordinamento e la conoscenza di tutti i percorsi dovrebbero essere unificati sotto una sola guida, ma ciò ad oggi risulta utopistico.

Il confronto, in quanto tale, è certamente necessario e dovrebbe avere delle priorità che non interessino solo determinati percorsi e/o categorie, sarebbe necessario ragionare sulla governace del pianeta sanità, della rete dell’emergenza/urgenza, dell’aggiornamento dei DRG, fermo da 11 anni, sullo o studio e la pubblicazione dei decreti attuativi della Legge Gelli/Bianco del 2017, sulla programmazione della prevenzione oncologica e delle malattie tempo/dipendenti.

La sanità, e i medici in particolare, non sono un bancomat, ogni qualvolta si devono fare dei risparmi lo si fa riducendo il fondo destinato alla sanità e le decisioni spesso vengono prese gravando sulle spalle dei sanitari.

Sarebbe interessante un percorso gravato non da compartimenti stagni ma integrato con le competenze di chi poi risponde alle necessità dei pazienti, perché questo è il punto prioritario di chi si occupa di sanità.

E in questo percorso programmatico farebbe piacere conoscere la posizione del sottosegretario e del Ministero riguardo la proposta sull’autonomia differenziata in sanità (QS del 16 novembre).

Massimo Misiti

Segreteria Collegio italiano chirurghi



30 novembre 2022
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