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Caso "Marlia". Medico e tecnico di radiologia devono lavorare insieme

18 GIU - Gentile Direttore,
l’interpellanza dell’On. De Angelis al Parlamento Europeo contiene una serie di inesattezze  che vanno tempestivamente corrette pur rischiando di scrivere troppe puntate su una vicenda che esigerebbe serenità di giudizio e discrezione oltre che fiducia, come noi abbiamo, nella magistratura.  
 
Innanzitutto riguardo alla radioprotezione, norma che non è “tutta italiana” come egli scrive ma assolutamente consona alla direttiva  97/43 proprio dell’Europa dove egli esercita la sua funzione, e non ci sono segni di resipiscenza al proposito. Anche perché proprio questa norma ha fatto si che nel nostro Paese non vi fosse il picco di esami di diagnostica con utilizzazione delle radiazioni che vi è stato in altri paesi, come negli USA per la TC, e da noi per quegli esami come eco ed RM che non contengono Rx.
 
L’introduzione della laurea per i tecnici di radiologia medica ha attribuito all’ordinamento degli studi ciò che un tecnico può fare o non fare essendo stato abolito il mansionario.

La “delega” non è un “un particolare curioso di delega unico in Europa” perché la legislazione, attraverso il principio di giustificazione ed ottimizzazione impone allo specialista medico dell’area radiologica (Radiodiagnostica, Radioterapia e Medicina Nucleare) la scelta, non solo della tecnica migliore per eseguire un’indagine o una terapia, ma gli impone di utilizzare quella che riduca il potenziale  danno all’individuo Quello dei tecnici di radiologia medica non è un ordine professionale ma una Federazione di Collegi Tecnici. E´ auspicabile, nel futuro, tale trasformazione ma, al momento, ciò non esiste e quindi è chiaro che l’estensore dell’interpellanza non è stato compiutamente informato.
 
La teleradiologia, come ben scritto nel documento editato dall’Istituto Superiore di Sanitànel 2010, deve essere governata da uno stretto rapporto tra specialista medico e tecnico di radiologia proprio perché non avvengano quelle storture in cui si è incorsi nel caso di Lucca. Ci sono regole note e concordate che ne ammettono l’uso solo nell’urgenza indifferibile e non come normale ausilio, alfine di utilizzare le tecnologie del progresso per la salute dei cittadini e non come fattore incrementale di esami, che già ci vedono ben al di sopra di quanto sarebbe necessario.
 
Sulla vicenda di Marlia si è deciso di innestare paradigmi e polemiche a discapito della serenità con cui attendere il giudizio della magistratura  che, fuori dalle strumentalizzazioni, non può colpire, come più volte abbiamo affermato, chi esegue disposizioni non chiare e quindi siamo convinti si debba riconoscere comunque l’assenza di responsabilità dei TSRM nella fattispecie, pur auspicando ove fosse possibile  l’assoluzione di tutti i coinvolti. Ma si preferisce evidentemente percorrere altre strade.
 
Affermare oggi concetti di autonomia è rinforzare la propria figura professionale  con tutte quelle tutele e quei progressi  che la professione tecnica deve avere, e che sono state ribadite nel recente accordo al tavolo del Ministero della Salute, che ha inquadrato la crescita professionale nell’ambito del rispetto dei ruoli e dei rapporti tra gli specialisti dell’area radiologica.
 
Francesco Lucà
Segretario Nazionale Fassid Area SNR

18 giugno 2013
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