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Tecnici di radiologia medica. Ma per cosa studiamo?

di D.Baldi, A.Di Naro, G.Romano

01 LUG - Gentile Direttore,
interveniamo sul caso di esercizio abusivo della professione medica contestato a due Tecnici di Radiologia a Marlia, senza entrare nello specifico del caso vogliamo sottolineare come il tutto sia andato a coinvolgere e a mettere in dubbio quelle che sono in Italia attività considerate come prassi comuni del Tecnico di Radiologia Medica per immagini e radioterapia. Riteniamo che la giustificazione dell'esame sia esclusivamente un atto medico che rischia in certi casi  di paralizzare o rallentare il lavoro all'interno dei presidi radiologici italiani e di conseguenza avere un impatto  sul SSN perché presuppongono la presenza fisica del medico radiologo accanto al tecnico di radiologia per qualunque tipologia d'esame.
 
A nostro parere occorrerebbe adottare delle linee guida/protocolli nazionali di riferimento nella diagnostica per le immagini che permetterebbero l'esecuzione dell'esame, quindi già giustificato secondo le linee guida/protocolli, da parte del Tecnico di radiologia medica  evitando lo spreco di risorse e allungamento dei tempi di attesa garantendo così  l'attività da libero professionista del Tecnico di Radiologia Medica e  un contenimento della spesa per l'intero SSN.
 
Fino a pochi anni fa tutti gli studenti iscritti ai corsi di laurea in TRMIR credevano molto alla realizzazione della figura professionale, oggi invece sono moltissimi i giovani che, dopo aver superato i difficili e competitivi test d’ammissione che vedono un numero di partecipanti sempre più alto, si ritrovano neolaureati e disoccupati (ci preme portare alla vostra attenzione che dal 2007 ad oggi il tasso di disoccupazione è salito di diversi punti percentuali).
Inoltre,  guardando le vicende del Caso Marlia e all'attuale situazione lavorativa italiana ci chiediamo  quale sia la reale autonomia e la spendibilità della laurea  del  Laureato in Tecniche di Radiologia Medica a svolgere l'attività nelle strutture sanitarie pubbliche o private, in rapporto di dipendenza o libero professionista, anche in riferimento alla direttiva europea EURATOM.
 
E' importante evidenziare come il  percorso formativo del TRMIR comprende insegnamenti che garantiscono competenza in ambiti specifici, infatti ad esempio l’Università degli studi  di Palermo, che vanta un ottimo piano di studi, prevede tra gli insegnamenti:
Fisica Sanitaria per la Radioprotezione (60 ore )
Medicina del Lavoro(30 ore)
Medicina Legale(30 ore)
Studi specifici di Radiobiologia negli insegnamenti di Anatomia umana,Fisica Sanitaria,Patologia Generale,Medicina del Lavoro e Medicina legale
 
Inoltre la formazione universitaria non si esaurisce con la laurea triennale, ma prevede percorsi specialistici quali Laurea Magistrale (di II livello) e/o Master (di I e II livello nelle diverse aree radiologiche) che implementano e approfondiscono le competenze e le responsabilità professionali  e che permettono tra l'altro nuovi percorsi di crescita nell'ambito della ricerca, della dirigenza, della didattica. In particolare vogliamo sottolineare che l'insegnamento specifico destinato al nostro profilo professionale (Settore Scientifico Disciplinare Med 50 "SCIENZE TECNICHE MEDICHE APPLICATE") purtroppo,  non in tutti gli atenei italiani viene affidato a docenti che appartengono al profilo specifico e quindi TRMIR.
 
Per quanto riguardo il consenso informato all' esecuzione dell'esame viene sollevata l’inappropriatezza  del tecnico di radiologia medica ad informare il paziente sui rischi delle radiazioni ionizzanti e gli aspetti medico legali. A noi sembra sussistere una incongruenza tra quello che viene studiato nei corsi di laurea  e  che forma il tecnico proprio per questo atto (radioprotezione, radiobiologia, fisica nucleare, medicina legale sono il nostro pane quotidiano) e quello che non viene riconosciuto. Il consenso informato è  un atto medico ma non capiamo come mai esso venga svolto da altre figure professionali quali fisioterapisti, logopedisti etc. in altri ambiti sanitari.
 
Auspichiamo che i professionisti dell'area radiologia si compattino per superare questi problemi, mettendo da parte la visione  corporativa, autoritaria, prevaricatrice dell’azione medico centrica, ormai superata dalla legislazione e dai bisogni pluralistici del SSN, chiarendo sempre che non vi è un invasione nelle competenze specifiche,  da entrambe le parti,  ma una assunzione di responsabilità ognuno per la sua parte. Risulta questo essenziale per i profili personali coinvolti, per la loro autonomia professionale nel rispetto collaborativo tra PARI che si tramuta in rispetto della dignità dei studenti TRMIR che in questo articolo ci onoriamo di rappresentare e dei neolaureati, dei disoccupati e degli strutturati e dirigenti del nostro profilo professionale .
 
Dario Baldi, Angelo Di Naro, Giuseppe Romano
Studenti in Tecniche di Radiologia Medica dell’Università degli studi di Palermo

01 luglio 2013
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