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Aborto. Le parole del Papa e quelle del Ministro

26 SET - Gentile direttore,
colpisce anche chi non è credente la lezione di umanità di Papa Francesco nell’intervista a Civiltà Cattolica. Significativa  l’immagine del confessionale come luogo di misericordia, soprattutto quando il Papa la riferisce ad argomenti come il divorzio, l’omosessualità e l’aborto. Misericordia come alleanza, come solidarietà secondo l’etimologia ebraica, commozione e compassione per i greci.
 
Capacità dunque di ascoltare, accompagnare, solidarizzare, includere. Ma il respiro ampio con cui il Papa tratta temi così delicati per il mondo cattolico non fa che mettere  in luce in modo implacabile la mediocrità e il pregiudizio con cui invece gli stessi temi vengono affrontati nel dibattito parlamentare e nei provvedimenti del Governo.
 
Esempio ne sono le affermazioni della Ministra Lorenzin nella sua recente Relazione sullo stato di attuazione della legge 194/78, quando di fatto sostiene che l'Obiezione di Coscienza è aumentata perché sono diminuite le Ivg. Evidente la sua preoccupazione di “normalizzare” agli occhi del mondo una delle maggiori cause di mancata applicazione della 194, riferendo che il numero di ginecologi non obiettori è congruo vista la riduzione del numero di Ivg. 

 
La mistificazione che essa fa dei dati è grave; come ci ricorda la Laiga, se il Servizio non c’è i medici non hanno necessità di fare domanda di obiezione venendo così computati come non obiettori. Il dato reale invece è che intere Strutture Ospedaliere non attivano  servizi per l’Ivg, che nei consultori la certificazione non viene fatta se il medico è obiettore, che nel territorio nazionale non viene garantita in maniera omogenea la possibilità di abortire volontariamente. Bene fa la senatrice del PD, On. De Biase che da  Presidente della Commissione Sanità al Senato bacchetta la Ministra alla Salute Lorenzin sull’obiezione di coscienza, ricordandole che il fenomeno dell’aborto clandestino è nuovamente in crescita soprattutto tra le donne migranti o comunque socialmente svantaggiate.
 
La visione semplificata e banalizzante offerta dalla Ministra su un tema così delicato è quindi inquietante e desta grande preoccupazione. Difficile celarne il retroterra culturale e il bisogno di rispondere ad una disciplina di partito che sui temi etici appare dogmatica e oltranzista e, addirittura, mal si concilia con quanto oggi afferma lo stesso Pontefice.  Abbiamo tutte e tutti apprezzato le dichiarazioni del Governo sul tema della violenza di genere che sta flagellando tutto il paese e va riconosciuto che la Ministra  Lorenzin ha preso posizione con fermezza sull’argomento.
 
Ma non è forse violenza impedire alle donne di determinare consapevolmente le proprie scelte procreative. Perché questo è quello che sta accadendo sempre in maggior misura nel nostro Paese a causa della disoccupazione, della precarietà del lavoro, dell’assenza di scuole pubbliche per la prima infanzia, della carenza di strutture socio sanitarie come i Consultori, cui è deputato il compito di svolgere un lavoro costante di informazione e promozione di comportamenti sessuali adeguati. Non si deve inventare niente di nuovo per ricominciare a dare risposte essenziali alle donne e la Ministra, proprio perché donna, deve farsene carico.
 
Le relazioni annuali del Sistema di Sorveglianza hanno da sempre evidenziato come un buon counselling contraccettivo insieme alla funzionalità della rete Consultoriale determinano una riduzione del ricorso all’Ivg. E’ per questo che occorre riprendere a discutere da quella mediazione politica che riuscì a conciliare le istanze del mondo laico con quelle del mondo cattolico, consentendo l’approvazione della legge 194: è la prevenzione dell’aborto l’elemento unificante, la base per “costruire la libertà delle scelte consapevoli” come dice il Prof. Cavicchi nel proporre alla Ministra Lorenzin un Seminario di approfondimento.
 
E’ da qui che deve ripartire il dialogo delle forze politiche al loro interno e con le donne, le quali, se da un canto è vero che appaiono in questa fase storica eccessivamente silenziose, dall’altro, a chi chiede se il mondo sarà cambiato dalle donne, si può rispondere con il sociologo francese Alain Touraine «E’ un processo lungo e che non dobbiamo valutare con gli occhi del passato. Gli uomini sono rivoluzionari, le donne sono democratiche. Sono capaci di elaborare progetti di riforma di società. S’impegnano sulla difesa di libertà, uguaglianza, solidarietà. Sono anche le prime vittime delle dittature, degli abusi, delle ingiustizie. E come tali hanno più interesse a immaginare un cambiamento. Non per se stesse, ma per tutti».
 
Antonella Monastra
Ginecologa
Consigliera Comunale a Palermo

26 settembre 2013
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