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Caos nei Pronto soccorso? Riorganizzare tutto, a partire dalle nuove competenze infermieristiche

17 GEN - Gentile direttore,
l'articolo dedicato alla nuova emergenza posti letto al San Camillo di Roma, e la corretta denuncia del dottor Bruno Schiavo dell'Anaao, possono essere di spunto al dibattito legato alle nuove competenze infermieristiche. È chiaro, leggendo l'intervista, che il problema è fortemente dipendente da una mancata ricettività della struttura ospedaliera: troppo marcato il taglio sul numero totale dei posti letto.

La reazione di chi è coinvolto in prima linea, ed è giustissima, include la richiesta un ritorno alla situazione precedente. Richieste che vengono ripetute ad ogni analoga occasione, ma che non ottengono molto, perché vanno nella direzione opposta a quella politica che in Sanità ha portato ad effetti severi e pesantissimi.

Mi permetto di osservare che molti accessi (in generale, non certo solo al San Camillo) potrebbero essere evitati, come già avvenuto altrove. Albert Einstein ha detto: “Non puoi risolvere un problema con la stessa logica che lo ha creato''...io sostengo che nell'attesa di avere in alcune realtà del Paese livelli di erogazione dei servizi meno critici, sia veramente necessaria una reale riorganizzazione dei servizi sanitari, includendo in essa la definizione di nuove competenze per i profili delle principali professioni sanitarie.


Siamo in Europa ma non ci comportiamo da europei: in quasi tutte le realtà sanitarie del nostro continente un ruolo più marcato per l'Infermiere (assolutamente voluto dai rispettivi sistemi sanitari nazionali) consente risultati concreti e reali, a vantaggio di tutti, dei cittadini in primis.

Dove esiste l'Infermiere ''visitatore'', o di famiglia, o di comunità, insomma un professionista sanitario che si occupa ''della persona'' (e non di una patologia specialistica) e che va a casa dei malati fragili e cronici NON a sostituire il Medico, ma ad assicurare la ''continuità'' della presenza del servizio sanitario di quel Paese, ecco che queste scene di bivacchi ai pronto soccorsi non si hanno; ecco che l'anziano solo, o comunque fragile, non chiama il 118 come avviene in Italia, quando ha dubbi e incertezze sulle sue condizioni e, specialmente nei fine settimana, non ha molte alternative!

Nel cosiddetto ''nuovo profilo'' dell'Infermiere, osteggiato da chi ha opinioni che - come ha detto Einstein - sono alla base di quella logica che ha prodotto l'attuale stato di cose, il ruolo di un nuovo Infermiere che già oggi (fra le altre cose) può contribuire moltissimo a evitare i ricoveri inutili, assume un peso davvero decisivo non per il San Camillo o per la mia città, ma per l'intero SSN!

Esprimo la mia totale solidarietà, come cittadino e come professionista sanitario a tutti coloro che in queste ore sono coinvolti, utenti e operatori tutti, nei forti disagi denunciati dal Dottor Schiavo, lo dico con sincerità, sostenuta da esperienze dirette (sono stato per anni il coordinatore del pronto soccorso della mia città e poi il responsabile infermieristico di quel dipartimento, e so bene di cosa stanno parlando) ma lo ripeto ancora: o individuiamo nuove strategie, che devono passare dai 420 mila Infermieri italiani, e dalle norme che possono aiutare l'intero Sistema Sanitario Nazionale a crescere, oppure possiamo attenderci solo ulteriori criticità, perché temo che nessuno ascolterà le richieste avanzate in queste occasioni da chi si trova in prima linea a fronteggiare sormontanti, pesantissime criticità acute, sostenute da una retroguardia di grande inadeguatezza.

Mi piacerebbe dire infine che qui nessuno vuole giocare al ''medico bonsai'': sarebbe però intelligente comprendere che le crisi vanno affrontate con mentalità e spunti moderni ed innovativi, e senza neppure fare lo sforzo di inventarci nulla, ma copiando da dove già funziona.

Francesco Falli
Presidente Collegio IPASVI, la Spezia


17 gennaio 2014
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