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Ad Ancona mancano infermieri non “primari”

15 MAR - Gentile direttore,
la politica di alcuni territori della provincia di Ancona sostiene che nelle strutture sanitarie mancano i “Primari”. Non si capisce bene se la politica non è a conoscenza dei problemi veri … o “finge di non conoscerli”. Con la scusa della “spending review” la politica regionale si è auto-incensata evidenziando i comportamenti virtuosi che hanno consentito il raggiungimento dell'equilibrio di bilancio, con il mantenimento dei servizi ai cittadini. 
 
Sulla base di ciò qualcuno dovrebbe spiegare come sia stato possibile garantire gli stessi servizi con una diminuzione di circa1.000 operatori (la vera fonte del risparmio). I dati reali dicono che sono stati tagliati oltre 1.200 tra Infermieri e Operatori di Supporto e che sono stati tagliati i servizi alle persone! La politica, in quel caso, dov'era?  E perché è rimasta in silenzio?
 
Per la politica potrebbe essere utile sapere che:
- la situazione demografica è profondamente cambiata, con un importante innalzamento della vita media;
- la situazione epidemiologica si caratterizza per un significativo aumento delle malattie cronico degenerative;

- le situazioni socio-economiche dei singoli in troppi casi obbligano le persone a delle scelte, con ripercussioni negative nello stato di salute;
- la popolazione della Regione Marche ricompresa nella fascia di età 65-74 aa è pari al 10,7%;
- la popolazione della Regione Marche ricompresa nella fascia di età > di 75 aa è pari al 11,7% (tra le più alte sul territorio nazionale);
- nella Regione Marche sono presenti 637.079 famiglie (dati Comuni d'Italia) e che le famiglie con la presenza di almeno una situazione di disabilità sono circa 65.000 (dati codice argento).
 
Sulla base delle situazioni presentate, la politica potrebbe veramente fare la propria parte (in particolare l'associazione dei Comuni), non tanto per richiedere la copertura dei posti di “primario”, quanto per pretendere l'adeguatezza dei servizi ai cittadini. Possibilmente con quel potenziamento dei servizi territoriali, da sempre auspicati ma mai realizzati.
 
Gli indirizzi dei livelli internazionali (OMS) e dei livelli governativi (PSN e PSR) raccomandano forti investimenti nelle cure primarie, con attivazione di modelli già sperimentati da tempo in altri Paesi, come l'infermiere di famiglia, la medicina d'iniziativa, il chronic-care-model, etc. etc..
 
Forse la politica dovrebbe informarsi sui recenti dati OCSE dove si evidenzia:
· il rapporto medici ‰ abitanti nel nostro Paese risulta eccedente di 1 medico ogni 1.000 abitanti (+60.000);
· il rapporto infermieri ‰ abitanti nel nostro Paese risulta in difetto di 1,5 infermieri ogni 1.000 abitanti (-90.000).
 
Fermo restando il fatto che i dati OCSE vanno “presi con le pinze”, tenuto conto delle differenziazioni presenti nei diversi Paesi, … rimane il fatto che il “gap”  rimane pesantissimo … e non vede solo chi non vuole vedere.
 
É giunto il momento che la politica apra gli occhi, a partire dalla assoluta necessità di rivedere i modelli organizzativi e i sistemi di cura e di assistenza, tenuto conto sia dei nuovi bisogni delle persone, sia la diversa formazione dei professionisti, ripensando anche ai ruoli e alle responsabilità. La copertura dei posti di primario è l'ultimo dei problemi.
 
Dott. Giuseppino Conti
Segretario Territoriale Nursind Ancona

15 marzo 2014
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