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I fondamenti per una cultura etica in sanità

09 APR - Gentile Direttore,
leggendo il capitolo scritto per Monitor n.35 dal dott. Moirano, dal titolo: “il ruolo di Agenas per una cultura etica in sanità”, sembra di trovarsi di fronte ad un vero e proprio programma di responsabilità sociale per la sanità.
A mio giudizio i principali focus sui quali un tale programma dovrebbe puntare e che in parte si possono evincere anche dal contributo pubblicato su Monitor sono da ritrovarsi nella relazione tra:
- Etica ed organizzazione
- Etica e competitività
- Etica e impatto sociale

Etica e organizzazione
Non ci può essere un vero sistema sanitario etico senza un’attenzione specifica ai temi dell’appropriatezza organizzativa, a quell’erogare la prestazioni giusta, nel momento giusto, utilizzando gli strumenti organizzativi più pertinenti alla domanda di salute rilevata. In questo , ci insegnano i proff. Damiani e Ricciardi, è fondamentale il ruolo dei MMG nel trasformare un bisogno di salute in domanda, immettendo il paziente in quell’’iter diagnostico e terapeutico che soddisferà quella domanda nel modo più efficace. E’ allora necessaria la professionalità e la responsabilità personale di quei soggetti che intervengono nel processo di cura. Nella dimensione organizzativa gioca un ruolo centrale Il governo clinico che resta “un percorso obbligato”, nel quale la dimensione dell’appropriatezza sia intesa come medicina “ad hominem” che tiene conto di tutti gli aspetti importanti per il malato. E’ necessario recuperare il ruolo dell’epidemiologia (“ l’esperienza ha dimostrato che la programmazione sanitaria costituisce un elemento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi previsti…..”) nel valutare i fabbisogni reali di salute ed un approccio economico capace di realizzare studi di fattibilità sull’attivazione di servizi e investimenti per evitare duplicazioni dei quali un settore, caratterizzato per definizione da risorse scarse, non sente il bisogno(“. E’ necessaria un’organizzazione che valorizzi la professionalità ed l’autonomia dell’operatore: “…un dottore dopo aver valutato, giudicato, sperimentato, verificato, sceglie un atto [..] perché lo considera più conveniente in quelle circostanze e per quel caso” (Cavicchi 2000).


Etica e competitività
La capacità di “competere” di un provider sanitario può sembrare un assurdo in un settore la cui funzione è curare la persona che soffre. Il dott. Moirano ci informa che esiste un fenomeno di lista d’attesa che è dovuto “all’eccezionale capacità di attrazione che una determinata struttura esercita per una particolare disciplina”. Ritengo che la competitività in sanità sia una dimensione che dipende si da fattori come la suddetta capacità di attrazione, ma anche dall’economicità, che potrebbe definirsi come la capacità di remunerare con i ricavi tutti i fattori produttivi che intervengono nel processo assistenziale, e dalla solvibilità, ossia la capacità di far fronte agli impegni finanziari assunti verso i terzi (debiti).

Etica e impatto sociale
Un provider sanitario “etico” si preoccupa sia della capacità di erogare una cura efficace, sia di coinvolgere la comunità d riferimento (della quale il provider è un componente), nella definizione di strategie condivise e definite , attraverso un metodo di negoziazione partecipata o come dice il dott. Moirano: “in collaborazione con le Istituzioni centrali, regionali, gli organi tecnico-scientifici, le società scientifiche, le Aziende sanitarie, le associazioni di garanzia dei diritti dei cittadini”. Poca attenzione è ancora riservata all’ambiente e questo mostra un grave ritardo dei nostri servizi sanitari regionali ad un tema che è ormai prioritario.

In definitiva ciò che a mio parere rimane ancora sottinteso nella proposta di Moirano e che andrebbe esplicitato con maggiore enfasi è che una sanità che voglia dirsi realmente etica deve vivere queste tre dimensioni integrandole nel suo agire ordinario. In altri termini l’etica anche in sanità non è la somma meccanicistica di queste tre dimensioni, le quali invece si integrano e si sovrappongono quando si fonda il fine del provider sanitario sul perseguimento del bene comune, come bene osserva il presidente Bissoni (Monitor p. 7).
 
Fabrizio Russo
Hhd in etica applicata al management sanitario
Università Campus Bio-Medico di Roma
Direttore Alta Scuola del Collegio Universitario Arces


09 aprile 2014
© Riproduzione riservata


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