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Patto Salute. Preoccupazioni e speranze

15 LUG - Gentile Direttore, gentile prof. Cavicchi,
ho letto con attenzione l'articolo firmato Cavicchi "Patto o pacco? Alle Regioni certezza di spesa, ma nessun vero progetto riformatore", pubblicato su Quotidiano Sanità. Un testo che come sempre - nelle consuetudini del suo autore - provoca chi legge a riflettere e a non fermarsi alle impressioni superficiali. E devo dire che la riflessione contiene punti di vicinanza, con il pensiero di Cavicchi, ed altri di differenziazione.

Sono un uomo d'azienda, e in particolare di farmaci equivalenti, ma voglio qui lasciare questa mia veste professionale per provare a seguire alcuni spunti e provare a suggerirne altri proprio pochi giorni dopo la circolazione del testo di quel Patto che dovrebbe far ripartire il nostro sistema sanitario. Un Patto che, dice Cavicchi, sembra più che altro un "pacco", visto che alla sua radice manca di un progetto riformatore complessivo.

Ecco il primo punto: manca davvero un progetto complessivo? In cosa si dovrebbe evidenziare e sostanziare una strategia politica reale e non solo un insieme di proclami privi, dice il professore, senza reale visione sul futuro della nostra sanità? Credo che sia vero quel che dice Cavicchi quando afferma che non è sufficiente riempirsi la bocca di parole come governance, sostenibilità, appropriatezza e riorganizzazione, ma è altrettanto vero che pochi mesi fa il dialogo governo-regioni era ridotto al lumicino.


Certo, se l’attesa del Patto (forse un po’ troppo spasmodica e presentato ministerialmente con troppa enfasi) era quella di una “summa” riorganizzatrice di ogni lacuna, il risultato finale è apparso sotto le attese. Se invece era quella di un documento di riferimento su cui far ripartire il SSN (anche attraverso gruppi di lavoro con risultati attesi in tempi presumibilmente certi), credo che qualcosa di utile sia stato raggiunto. Non fosse altro che il dialogo Stato centrale-Regioni, recentemente quanto mai difficile,  ora indubitabilmente c’è (ed ha prodotto l’art.1, che indica un finanziamento del SSN che nei prossimi anni è previsto addirittura in “aumento”, “salvo eventuali modifiche che si rendessero necessarie  in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica”). Dialogo necessario per tutti, ben oltre le rigidità recenti.
 
Insomma: sul complesso del Patto mi sentirei di dare un giudizio abbastanza positivo. Ma volendo approfondire, mi tocca entrare nel secondo punto, forse il più dolente, tra quelli che mi hanno provocato. Punto sul quale mi trovo in profondo accordo con l’autore dell’articolo. Dice Cavicchi: “Se c'è risparmio, come lo si produce e dove va a finire?”. Il punto più importante del ragionamento di Cavicchi, sul quale é difficile non convenire é questo: "Ci spiegate bene cosa vuol dire che i risparmi resteranno alla sanità?".
 
Lo ripeto: credo che questo sia il punto dolente di tutto il piano. Come si realizzano i risparmi? Ci sono davvero i risparmi? E se sì, in quale buco nero vanno a finire? E’ ovviamente un argomento che mi tocca da vicino: il mondo del farmaco equivalente è una sorta di operaio virtuoso che genera contenimento di costi e poi scopre che nessun datore di lavoro sa dove finiscono i soldi risparmiati. Alcuni mesi fa a Londra, durante la convention europea della European Generic Association, i dati ufficiali Ims ci hanno fatto sapere che l'Italia è oggi il primo paese europeo per risparmi generati attraverso l'uso dei biosimilari. Un dato non ripreso a livello e politica sanitaria italiana: come mai? Evidentemente non fa troppo piacere sapere che i risparmi sono già realizzati, ma non si sa dove vadano a finire. Vanno forse a coprire i buchi di una spesa ospedaliera di cui si continua a sapere troppo poco?
 
Di certo non c’è sino ad ora la percezione che vadano – come dice l’art. 23 – a supportare “un percorso per sostenere esclusivamente l’innovazione terapeutica reale, importante e dimostrata”. Nel Patto su questo tema non si indica una strategia e neppure si enucleano valori ed aree di intervento.  Mi chiedo (ed esprimo così un auspicio): nel Patto o, a questo punto, nei tavoli futuri che dovrebbero declinarlo e circostanziarlo, non si potrebbe mettere a tema proprio l’argomento “risparmi: loro valutazione, loro quantificazione e loro destinazione”?
 
Questo argomento vede però aprirsi due scenari, uno positivo ed uno preoccupante. L’articolo 23 si connette infatti idealmente all’art.27, nel quale con chiarezza (credo per la prima volta) si attribuisce all’Aifa il compito di predisporre valutazioni di HTA. Ottima indicazione, precisa e mandatoria sul tema dell’innovazione, che “rischia” però di essere vanificata dal comma 5 dello stesso articolo, laddove si aggiunge che “ogni regione… dovrebbe dotarsi di un presidio HTA”, che dovrebbe funzionare “a supporto” della valutazione centrale. Una sottolineatura che mi preoccupa non poco, vista la frammentazione regionale e territoriale già esistente in ambito di farmaci, dove purtroppo sono infinite le teste, i pareri, e interminabili i tempi d’accesso per i pazienti.

Per cortesia, non accada il peggio! Facciamo in modo tale che l’HTA nazionale sia in mano all’Aifa, senza la sciagurata nascita di altre 22 agenzie titolate a dire la propria anche su questo terreno!
 
A questi elementi – che sono direttamente discendenti alla riflessione di Cavicchi – e nei quali ho cercato di far convivere elementi di accordo ed altri di disaccordo, ne introduco velocemente un altro, come finale. Nell'art. 8 del testo del testo del Patto che è circolato – Revisione disciplina partecipazione spesa sanitaria ed esenzioni - si introduce il tema del contributo aggiuntivo. La questione é chiara: si può ripensare il sistema della partecipazione alla spesa da parte dei cittadini introducendo un ticket connotato per condizione reddituale?
 
Ricordo che già durante il governo Monti, proprio Ivan Cavicchi e Federico Spandonaro avevano dato vita, sulle pagine di Quotidiano Sanitá, ad un dibattito sul tema della sostenibilità del sistema, interrogandosi sul peso politico, tecnico ed anche etico del ricorso all'out of pocket. Nel già citato articolo 8 si indica oggi la formazione di un gruppo misto come luogo di definizione dei contenuti di questa possibile revisione. E’ indubitabile che questo possa essere uno dei punti davvero qualificanti di questo Patto, e già il fatto che Governo e Regioni abbiano concordato su di esso fa pensare ad una piccola rivoluzione che ci porterebbe in pari con la maggior parte delle nazioni europee. Questo, o comunque la disponibilità a discuterne, mi pare comunque uno degli elementi positivi e davvero rivolti al futuro, di un Patto che sicuramente non ci fa entusiasmare, ma almeno, ci fa sperare.
 
Cordialmente
 
Massimo Versace
Country Manager Italy
Ranbaxy Italia Spa

 

15 luglio 2014
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