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Per i giovani medici si prospetta ancora un precariato infinito

19 AGO - Gentile Direttore,
ora che il Parlamento ha convertito in legge, con tre voti di fiducia, il DL 90/2014 sulla PA, emergono tutte le “storture” che la politica, nella accezione negativa che ha preso negli ultimi anni, produce. Come se non bastasse, pare che il Governo conti di tagliare ancora sulla Sanità, visto che i 300 milioni di riduzione di spesa per il 2014 non bastano più, rimangiandosi quanto ha appena sottoscritto con le Regioni.

Sicuramente il teatrino sull’età pensionabile di professori universitari e primari è solo la punta dell’iceberg, ormai “superato”, per dar spazio a “temporali di mezza estate”. Ma a noi giovani medici, questa declamata staffetta generazionale, suona più come l’ennesima occasione mancata per compiere scelte coraggiose e non differibili. Come abbiamo avuto già occasione di scrivere in passato, la montagna ha partorito un topolino.
La conferma della politica anti giovanile, è ormai un dato di fatto e poco è stato fatto per eliminare l’incomprensibile blocco del turn-over. La congiuntura tra gobba pensionistica, forzosa o fisiologica che sia, e il mancato ingresso dei giovani, sta letteralmente mandando al collasso il nostro SSN che è il patrimonio più prezioso per tutti noi che prima che medici siamo cittadini.


Il vincolo delle assunzioni sulle uscite al 2014 farà sì che molti ospedali non potranno colmare le proprie carenze di organico. Questa situazione, da qualsiasi punto di vista la si guardi, non sarà un taglio lineare ma rischia di essere un “colpo mortale” alla sanità. Se la vediamo nell’ottica del cittadino/utente avremo un inevitabile calo della qualità e della quantità delle prestazioni con tutte le ripercussioni del caso. Se la vediamo nell’ottica del medico potrà solamente peggiorare la già drammatica situazione del precariato “doloso”, togliendo ai medici i diritti minimi quali malattia, maternità e diritto al riposo che la Ue, oltre che la logica, impone vista anche la delicatezza del tipo di lavoro. E pare difficile che si possa arrivare al 60% dei “rimpiazzi” anche per le Regioni in piano di rientro con le rigide norme stabilite dal DL 90/2014, dalla legge finanziaria del 2010, dalle recenti notizie di stampa su nuovi tagli e da un periodo di recessione che pare non terminare mai. Il governo non dimentichi il dato ISTAT che porta la disoccupazione giovanile al 43.7%.

Decisamente fuori dall’Europa è il rapporto di 3,7 posti letto per 1000 abitanti fissato nel patto della salute. E certo non bastano le dichiarazioni del Ministro della Salute sulla necessità di un “nuovo sistema” per definire il fabbisogno di posti letto se non viene esplicitato il quando e il come questo avverrà. Con questo standard si delinea un tasso di occupazione dei posti letto che supererà il 90%, con rischio di errori e non certo buona qualità delle cure che pure gli operatori sanitari garantiscono a tutte le ore di ogni giorno. Ieri sarebbe già stato troppo tardi, l’inerzia della politica, fretta sotto mentite spoglie, comincia ad innervosire cittadini e operatori.

Ancora, chi ci dice che una organizzazione per intensità di cure scritta e ripetuta nel patto della Salute, malgrado le critiche emerse da più parti, un nuovo piano nazionale esiti, non sottendano il non tanto celato "desiderio" di chiudere reparti e ospedali, giustificando ancora il ricorso a mobilità coatte, quando è risaputo che mancheranno medici?

Sono di alcuni giorni fa le dichiarazioni del Ministro Stefania Giannini, riguardo al progetto di dare maggiori finanziamenti alle Università che promuovono più di altre l'Erasmus. Che se rappresenta una esperienza formativa importante nel percorso universitario, con riflessi positivi sia sulla crescita personale e professionale che sulle relazioni tra atenei, non rimedia la carenza di risorse economiche che pone a rischio la qualità della ricerca e della formazione degli studenti. I risultati non potranno non essere scevri da variabilità a seconda di candidato e sede e certamente l'Erasmus non può essere considerato criterio sulla base del quale distribuire i già limitati finanziamenti ministeriali. Esperienze di interscambio culturale con finalità di apprendere le lingue e di "europeizzare" le nuove generazioni sono ovviamente necessarie e andrebbero implementate ben prima dell' Università nel percorso formativo degli studenti italiani.

Ma il tema tanto urgente quanto trattato quantomeno con pressappochismo è quello della formazione dei medici che al Ministro Giannini pare sfuggire. Occorre evitare velati messaggi che spingano verso fughe all'estero o favorire lo sviluppo economico di università private a scapito di una competizione positiva tra quelle pubbliche.

Da un Governo “giovanilista” evidentemente, almeno sulla carta, ci si sarebbe aspettato non qualcosa di più ma molto di più. Nella realtà la situazione risulta peggiore rispetto agli anni precedenti sino al culmine raggiunto attualmente, in cui è stato firmato in extremis il finanziamento dei contratti, 5505, numero del tutto insufficiente, come da tempo Anaao Giovani “grida” inascoltata. Ci pare veramente poca cosa la promessa di un aumento dei posti senza che venga affrontato il problema in modo strutturale e in un momento in cui riprende a circolare, non smentita, la voce di un accesso libero al corso di Laurea in Medicina. Vedremo cosa partorirà il tavolo, che non può escluderci, previsto in merito dal patto della salute.

Gentile Direttore, con queste riflessioni vogliamo esprimere tutto il disappunto di noi giovani che stiamo pagando colpe non nostre. Ci viene prospettato un precariato infinito, la rinuncia a tutti i diritti minimi previsti da un contratto di lavoro, livelli retributivi inchiodati al valore nominale del 2010, un grave peggioramento di dignità e status professionale.
A lei sembra giusto?

Domenico Montemurro (responsabile Nazionale Anaao Giovani)
Dario Amati (responsabile Macro Regione Nord Anaao Giovani)
 

19 agosto 2014
© Riproduzione riservata


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