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Infermieri e libera professione. Bene. Ma ci sono troppi abusi nelle cooperative

11 GEN - Gentile Direttore,
vorrei parlare di libera professione. A mio avviso, uno degli argomenti più scomodi per la professione infermieristica. La libera professione infermieristica  non è qualcosa di esterno alla professione, un segmento da aggiungere ad un altro preesistente  più importante, non era da conquistare dopo , ma era da “prendere insieme” alla  professione, stava nella conquista dello stato di professione e dell’essere professionista.
 
Sembra, invece, che l’esercizio della libera professione sia un comportamento non concepito per l’infermieristica e necessario oggi solo come risposta all’affanno economico ed al contenimento della spesa e non come contributo professionale  per rilanciare il welfare locale, per esempio. Leggo, nel 2014,  sul sito ufficiale della federazione nazionale, di un questionario per gli infermieri sulla motivazione che li porta a scegliere l’esercizio libero professionale; perché chiederlo oggi  agli infermieri, mi chiedo? E’ una richiesta fuorviante , confonde l’interlocutore infermiere e non solo,perché  lo mantiene in uno stato di perenne  “quasi professionista”, come se fosse da ieri che l’infermieristica è professione.

 
Mentre si chiede agli infermieri qual è la loro  motivazione nel  fare i libero professionisti, nella realtà, quegli stessi infermieri si trovano a misurarsi con forme di associazionismo cooperativistico dentro le quali possono essere  dipendenti,  ma anche liberi professionisti con partita iva singola; in questo ultimo caso, però, nulla hanno di “libero” in quanto, nella sostanza, esercitano secondo un rapporto di lavoro subordinato (fornitura del cartellino per le timbrature, divise aziendali, non autonoma gestione dell’orario di lavoro etc); oppure può loro capitare di misurarsi con forme di “associazionismo altro”  che, sembra, non abbiano   ben compreso la normativa relativa all’affidamento di servizi infermieristici  perché una volta vinta la gara non vanno a  gestire  un intero servizio, con il conseguente rischio di impresa, investimento di beni e capacità aziendale, ma sembra che realizzino  una somministrazione, irregolare, di manodopera .
 
Tutti insieme, strutture e professionisti “più o meno liberi”, costretti infine ad  affrontare  bandi di gara con capitolati tecnici imbarazzanti da leggere, figurarsi a doverli  accettare per lavorare. Il tutto  da almeno 15 anni. Capitolati tecnici permessi e tollerati, sia nella forma che nella sostanza, prima dai dirigenti infermieristici delle aziende committenti, che partecipano o fanno partecipare infermieri della propria azienda  alle commissioni per la preparazione del capitolato tecnico senza supervisionare o  supervisionando male, visti i risultati; poi dai collegi provinciali, che pare  non vigilino abbastanza nelle stazioni appaltanti,  o comunque hanno poca presa su queste forme e sostanze, o non sono  abbastanza liberi per far avanzare, dentro i capitolati,  competenze, non da compitieri , (Cavicchi,2012), ma strategiche, perché non comprese neanche nel profilo professionale, che ha ormai vent’anni di vita;  poi dalla Federazione dei collegi che sembra non imbarazzarsi per  la loro esistenza; infine, anche dai sindacati, indifferenti o impotenti di fronte a tanto disagio, inadeguatezza e forse anche sommerso .
 
Ho letto alcuni bandi di gara pubblici  per l’affidamento del servizio infermieristico a cooperative e/o studi associati; in particolare ho letto  il “Capitolato speciale di appalto per il  Servizio infermieristico per la casa circondariale di San Vittore e le case di reclusione di Bollate e di Opera-codice identificativo Gara 589236663E -  della Regione Lombardia, Asl Milano”.
 
In questo capitolato all’articolo 1 sono individuate le prestazioni infermieristiche richieste; si parla ancora   di attività e mansioni; si ha la necessità  di dettagliare ed elencare  le attività come avveniva una volta , si ha bisogno di scrivere  che l’infermiere deve (...) “garantire altre prestazioni su indicazione e richiesta dei medici in servizio”; scritta cosi è anche imbarazzante come richiesta oltre che de-professionalizzante come attività. Nel capitolato si prosegue dicendo: “Inoltre, l’infermiere deve svolgere le seguenti attività amministrative : “(…) deve acquisire le informazioni relative alla terapia agonista, telefonando al carcere di provenienza o al Sert di appartenenza che ha garantito l’ultima somministrazione del farmaco. (…) ricevere conferma della terapia sostitutiva (…) per iscritto via fax”.
 
Qui ci sono almeno due considerazioni da fare: 1. se le  attività citate sopra sono considerate   amministrative perché sono ricondotte al dovere infermieristico;  2. se le attività citate sopra sono invece  riconducibili al processo assistenziale ed alla sua pianificazione perché vengono citate come attività amministrative;  continua dicendo:  “è responsabile della preparazione della documentazione cartacea (consenso informato al trattamento, ai dati personali e l’informativa sul farmaco)”.
 
Riduttivo dire che l’infermiere è responsabile della preparazione cartacea dei relativi documenti; l’infermiere acquisisce nel suo percorso formativo conoscenze , modi di essere,  strumenti ,anche  complessi ,per capire, per esempio,  se il consenso è davvero informato oppure no,  perché renderlo responsabile della preparazione cartacea ed escluderlo da altri fenomeni? E perché esplicitare ciò come una attività se è invece un processo? Ed ancora si dice che : (…) “il personale dedicato al presente appalto deve essere in possesso di idoneo titolo di formazione ( ed è scritto :Infermiere professionale!) , a prescindere dall’inquadramento dello stesso in un unico specifico livello contrattuale”( art 5 punto i ) ; “gli operatori ( imprecisati) provvedano a compilare correttamente tutta la modulistica prevista dalla asl e rispettino il codice deontologico della professione di infermiere”( art 5 punto m).
 
Inoltre, se  si legge il disciplinare dello stesso bando si trova scritto  che vengono attribuiti 10 punti all’aspetto qualitativo e 90 a quello economico e  con l’abrogazione dei tariffari nazionali voi capite il gioco al ribasso che si determina. Dei 10 punti per il qualitativo, il massimo (6 punti), viene attribuito al numero di anni di esperienza pregressa del professionista  presso il  carcere, senza nessun riferimento alla sua  capacità di utilizzare strumenti  o metodi particolari, caratterizzati da una specificità di saperi connotabili in ambiti di fragilità o di alta complessità.  I rimanenti 4 punti vengono assegnati  alla modalità e tempistica di sostituzione del personale;  se la sostituzione avviene nel giro di un ora i punti sono 4 ,altrimenti 2, ed 1  punto  se avviene nel giro di 2 ore.
 
Allora, cosa dovrebbe augurarsi un professionista infermiere  che legge quel bando? Lavorare a quelle condizioni o non lavorare? Di bandi con capitolati di questo tipo  ce ne sono tanti, troppi ancora. Per farvi un’idea sulla questione vi  invito a  leggere anche  il capitolato normativo  per la conclusione di un accordo quadro per il Servizio di gestione dell’attività di assistenza infermieristica di prelievi domiciliari (CIG n.313692613° del 2011) della ASL 10 di Firenze del 2011), ancora in atto.  
 
Anche in questo capitolato si parla di infermieri come se fossero dei trivial machine (Cavicchi 2012);  neanche in questo capitolato si  considera, per esempio, che  un infermiere prima, durante e dopo un prelievo possa essere  in grado di  cogliere e pianificare un bisogno complesso in piena autonomia e magari fare prevenzione; il corrispettivo (vedi articolo 2 punto 1)  per la sua prestazione è costituito dal prezzo unitario offerto, moltiplicato per il numero dei prelievi effettuati; se per qualche motivo il prelievo non viene effettuato  non è richiesto di conoscerne la causa, viene però decurtato del 40% sul costo unitario per prelievo. All’articolo 6.5 ,di questo capitolato, parlando di professionisti infermieri,  si scrive: “il Fornitore dovrà  curare che il proprio personale: a. vesta dignitosamente; c. consegni immediatamente eventuali beni ritrovati qualunque sia il loro valore e stato(….); e. non prenda ordini da estranei; rispetti gli orari ed i piani di lavoro concordati con la ditta aggiudicataria e l’Azienda”.
 
Perché secondo voi un infermiere sceglie di fare il libero professionista, qual è la sua motivazione? D’altra parte il nuovo vademecum sulla libera professione,  pubblicato sul sito della   Federazione non aiuta ad individuare lo sviluppo creativo del libero professionista perché neanche un area del Vademecum  tratta “la strategia per lo sviluppo professionale nella forma  libero professionale” . In quel documento  si è ragionato in forma abbreviata e decisamente riduttiva rispetto alle potenzialità del libero professionista.
 
Se il Vademecum, figurativamente parlando “vuole dare una mano per accompagnare il professionista”  perché non  indica  “condizionali”, “controfattuali”, “programmazioni possibili” (Cavicchi, 2012) per  le competenze infermieristiche spendibili in esercizio libero professionale? Presentare quel Vademecum senza un progetto professionale che contenga anche la libera professione ci dovrebbe far capire quanto in questi 20 ultimi anni gli infermieri libero professionisti siano stati soli. A dire il vero quel nuovo vademecum fa venire in mente diversi e variegati quesiti che richiedono  però uno spazio dedicato, altro, e competenze diverse dalle mie.
 
Marcella Gostinelli
Infermiera

11 gennaio 2015
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