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Tecnici e medici radiologi. Un problema esiste e va affrontato

13 MAR - Gentile direttore,
è doveros una mia risposta al dott. Andrea Magistrelli. Nella mia precedente lettera (pubblicata dal Direttore che ringrazio) non ho voluto fare “una denuncia generica e approssimativa” sulla non applicazione dell’art. 3 comma 1 e 4 del D.Leg. 187/2000 e non ho scritto basandomi solamente sulla mia esperienza personale che oltretutto differentemente dal dott. Magistrelli non è di 10 anni ma, purtroppo per me, di 30 anni di servizio svolto sia nel pubblico che nel privato. Ciò che mi ha portato a scrivere “siamo tutti fuori legge” è dato da una oggettiva situazione che molti operatori dell’area radiologica vivono quotidianamente e far finta che ciò non sia vero veste, chi lo nega, di mancanza di obbiettività.

Non discuto il ruolo centrale del medico radiologo nell’area radiologica, o della sua esclusiva competenza clinica sul paziente o ancora sulla bontà del gioco di “squadra” che radiologo e tecnico devono avere. Non sono questi gli argomenti che ho voluto evidenziare e ripeto ciò che ho già detto: nella maggior parte delle radiologie d’Italia i medici radiologi non giustificano gli esami radiologici e i tecnici di radiologia eseguono questi esami.


A favore del mio dire il dott. Magistrelli mi offre un assist nella sua lettera facendo riferimento ad un “tumultuoso aumento del numero di esami radiologici in Italia” stimandoli in circa 100 milioni/anno”. Anche la SIRM tempo fa usci con articoli, in diversi giornali nazionali, denunciando i “troppi esami radiologici”.
Ora mi pare quantomeno stravagante che proprio i medici radiologi, responsabili per legge della giustificazione (cioè decidere se fare l’esame o cambiarlo con metodiche senza l’impiego di radiazioni ionizzanti) possano denunciare all’opinione pubblica e non solo, che in Italia si fanno troppi esami radiologici. Per la 187/2000 i responsabili di questo eccesso sono proprio loro e chi altro.

Il dott. Magistrelli riporta un dato sulla dose pro-capite da prestazioni radiologiche della popolazione italiana confrontata con quella americana. Non cita la fonte di tale dato e questo mi lascia almeno dubbioso, soprattutto perché in Italia non esiste la possibilità o almeno non c’è ancora l’obbligo per legge di riportare a referto la dose erogata nella prestazione radiologica e tranne le più recenti apparecchiature radiologiche, che possono documentare tali dosi, tutte le altre e sono ancora tantissime non hanno questa funzione.
Ciò rende facile capire che non possiamo ancora sapere quale sia la dose radiologica da esposizioni mediche che la popolazione italiana riceve pro capite. Quindi lascerei da parte questo esempio di buona pratica ottenuta grazie alla giustificazione dell’esame da parte del medico radiologo, magari mi verrebbe da azzardare che se le dosi di questi esami sono basse un merito potrebbe essere la competenza del tecnico radiologo nel fare il suo lavoro. Ma andiamo oltre.

Se si voleva fare un passo avanti sulla protezione del paziente da esposizioni radiologiche bastava attuare, come si era cercato di fare nel D.Leg. 230/95, un libretto personale con tutti gli esami radiologici eseguiti e relativa dose.

Concludo sperando che ci sia la volontà da parte di tutti di riconoscere senza ipocrisie e vantaggi personali che il problema esiste e va affrontato con un cambiamento.

Dott. Claudio Matteucci
TSRM

13 marzo 2015
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