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Specializzandi. Il countdown per un salto nel buio

31 MAR - Gentile direttore,
le scriviamo di nuovo, stavolta da specializzandi, per l'ennesima criticità del percorso formativo post-laurea, che riguarda tutti i medici in formazione specialistica tra il 1° ed il 3° anno, compresi quelli entrati nonostante (nonostante, e non grazie a) l’ultimo macchinoso e farraginoso concorso di accesso alle scuole di specialità. Ci troviamo, infatti, di fronte all’ennesima scelta al buio. In questa occasione, in particolare, ci viene chiesto di optare tra il piano di studi proposto dall’attuale regolamento vigente, e il nuovo piano di studi “accorciato” di un anno, la cui durata –e, veda bene, non il contenuto- è stata prevista dalla Legge 114/2014 e D.M. n. 68 del 04/02/2015. Le Università dovranno, entro il termine perentorio del 2 aprile 2015, comunicare al MIUR, il numero degli “optandi”, cioè il numero di coloro i quali decideranno di aderire al nuovo ordinamento.

In cosa consta, di preciso, il nuovo ordinamento? Prima scatola chiusa: nessuno lo sa. Chi credeva che sarebbe stato possibile disporre di informazioni utili al fine di stabilire il percorso formativo più affine alle proprie inclinazioni, è stato presto smentito. Gli Atenei, dal canto loro, hanno ricevuto informativa della necessità di creare un nuovo piano di studi il 23 marzo ultimo scorso (nota 4616 del MIUR). In pratica, nel giro di 7 giorni avrebbero dovuto, nell’ordine: considerare il vecchio piano di studi, crearne uno alternativo di durata ridotta -rispettando le norme europee-, convalidarlo per ogni Scuola di Specializzazione attraverso l’organo del Consiglio di Scuola di Specializzazione, informare gli specializzandi della possibilità di scelta, ed, entro il termine perentorio del 2 aprile (tra 5 giorni da quando Le scriviamo, sabato e domenica compresi), raccogliere ed inviare celermente al MIUR le adesioni al nuovo piano. Impossibile, impensabile, fare in tempo.


Ad oggi, di fatto, agli specializzandi di alcuni Atenei non è stato comunicato proprio niente. Viceversa, in altri Atenei si è imposto un termine impellente e categorico per tale decisione, fatta ovviamente in assenza di qualsivoglia nozione a riguardo: 1 Aprile, in qualche caso 30 Marzo. Che vuole un po’ dire scegliere a scatola chiusa, all’improvviso, e con un fastidioso ticchettio d’orologio in sottofondo. Scatola chiusa, con tritolo dentro, insomma.

Ma che cosa scegliamo? Perché finché si tratta di non conoscere il piano formativo, uno può anche accettare la cosa. Siamo persino affascinati dal concetto di imparare in maniera più concentrata per risparmiare risorse e tempo. Ma in realtà, è del mondo del lavoro che stiamo parlando: in particolar modo, dell’accesso ad esso. E su questo, in un paese col 42% di disoccupazione giovanile, pare sommario glissare: ancor più in una professione che vive anche di equipollenze. Quel che intendiamo dire è: tra 4 anni, gli specializzati con vecchio ordinamento e quelli specializzati con nuovo ordinamento “accorciato” avranno pari punteggio nei concorsi pubblici? Avrà lo stesso valore il loro titolo? E gli “specializzati veloci” avranno le stesse equipollenze dei colleghi specializzati col vecchio ordinamento (intendo, per esempio: se un geriatra formatosi in 5 anni è equipollente ad un internista, lo sarà anche se formato in 4 anni)? E chi garantirà che i due percorsi saranno considerati in tutto e per tutto alla pari? Lo stesso Ministero della Sanità o lo stesso MIUR che firmano a quattro mani il Decreto 68 del 4-2-15 per completare il “censimento-optandi” entro 6 giorni, sabato e domenica inclusi? Lo stesso MIUR che ha predisposto un concorso di specializzazione che, a distanza di soli 3 mesi, ha già riammesso 300 ricorsisti? Nonostante l'incrollabile rispetto per le Istituzioni, la nostra fede in qualche modo vacilla.

E, ancor più importante: saranno davvero uguali, queste due figure, in termini di competenze, esperienza, abilità, e soprattutto, capacità lavorative? Perché è questo che più importa: che tutti gli Specialisti lo siano davvero, che siano figure di riferimento. La formazione non può e non deve risentire di accorciamenti di durata. Per ora, ad ogni modo, nella migliore delle ipotesi, non sappiamo nulla. Nella peggiore, non sappiamo nulla ed abbiamo quel fastidioso ticchettio d’orologio ad avvicinare la scelta. Non sappiamo in cosa consiste il nuovo ordinamento, e a malapena abbiamo conosciuto il vecchio; non sappiamo tra 4 anni quanto saremo formati, e se saremo considerati pronti da chi giudicherà il nostro curriculum per qualsiasi concorso. Ma la cosa più fastidiosa che non sappiamo è “perché” dovremo scegliere, ancora una volta, al buio.
In 5504 “neo-specializzandi” abbiamo vinto un concorso nazionale grossolanamente imperfetto, messo a punto definitivamente in poco più di due mesi, con risultati ed inadeguatezze già emerse in sede giudiziaria; abbiamo dovuto scegliere l’ordine di più di 20 sedi di 6 scuole di specializzazione diverse senza conoscerne nemmeno un decimo e infine abbiamo dovuto scegliere al buio in quale graduatoria stare senza sapere dove saremmo finiti. E ora al buio dovremo scegliere il nostro futuro tra due piani di Studi che è impensabile costruire in tempo utile. Con noi, ci sono gli 11 mila Colleghi di 2° e 3° anno, che dovranno scegliere, anche loro a scatola chiusa.

Il MIUR potrebbe almeno chiarire se i due percorsi sforneranno figure totalmente equivalenti, e se queste godranno delle stesse equipollenze. E potrebbe farlo senza dare ultimatum di scelta. Perché, qui sta il bello, viene descritta come una scelta, una “opzione”. Opzione? “Optare” in latino è “scegliere”: deriva da “optum”, il cui radicale è in “aptus”, cioè ottenere, toccare. Significa ottenere, tra due cose o più, quel che più si desidera o conviene. Ogni giorno lo facciamo nella pratica medica: ogni giorno scegliamo ciò che più conviene per i nostri pazienti su solide basi scientifiche, perché conosciamo rischi e benefici delle nostre azioni. E oggi, invece, scegliamo tra due incognite totali. Non è scegliere, questo, ma semplicemente buttarsi. La stessa differenza che c’è tra una linea guida e giocare a testa o croce. Non affiderei mai la mia vita a chi ha dovuto tirare una monetina per scegliere il proprio futuro.

F. Baschieri, Cardini, L. Fidenzi, M. Manni, E. Nardi Cesarini, M. Romoli, P. Nigro 
In rappresentanza di gruppo misto di specializzandi di Perugia, Siena e Roma
Antonio Selvi
Segretario Regionale Anaao Assomed Umbria
 
David Giannandrea
Coordinatore regionale Settore Anaao Giovani Umbria

31 marzo 2015
© Riproduzione riservata


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