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Se un’audizione sindacale dura solo “3 minuti”

04 GIU - Gentile direttore,
colpevolmente ho lasciato trascorrere il tempo nella speranza di dare presto un contributo alla sua esortazione di non dividere il fronte sindacale e professionale al fine di perseguire l’importante obiettivo di tutelare i lavoratori che rappresentiamo ma anche il sistema in cui essi esercitano la professione che ha lo scopo di garantire cure ed assistenza adeguate ai nostri cittadini.

Lo faccio ora, all’indomani dell’audizione delle OO.SS. in Commissione Affari Costituzionali della Camera sul PDL di riforma della pubblica amministrazione (A.C. 3098). L’occasione non è solamente colta per condividere quanto, attraverso la Confederazione a cui Nursind aderisce, abbiamo richiesto bensì per ribadire con forza il suo invito a ritrovare un’unità funzionale di sistema "più che di orti" per dirla alla Cavicchi.
Non nascondo l’amarezza derivante dalla scarsa considerazione che l’attuale Governo ha delle rappresentanze dei lavoratori; a mio avviso grave e in parte scontata anche alle ultime elezioni regionali. Certo la Commissione della Camera, a differenza del Senato dove non mi pare ci siano state audizioni, ha invitato i sindacati a esprimere un parere e proposte emendative e di questi tempi è già qualcosa ma non abbastanza. Convocati alle 20 del 3 giugno alla presenza del Ministro Madia, del Presidente di Commissione, del relatore del provvedimento e pochi altri onorevoli sono stati concessi tre minuti (!) a organizzazione per esprime in estrema sintesi le critiche e le richieste di modifica. Il testo completo delle osservazioni era da inoltrare tramite email.


Forse non è superfluo dire che non condivido questo nuovo sistema di relazioni tra le istituzioni e le parti sociali che mira a esautorare le rappresentanze dei lavoratori, - rappresentanze formate, organizzate e competenti – per dare demagogicamente voce diretta ai lavoratori promuovendo consultazioni on line per poi decidere autonomamente cosa fare in barba alle proposte (10.000 mail di richiesta di rinnovo dei contratti). Certo è preferibile far parlare il lavoratore che poco conosce di retroscena, di diritto amministrativo o di diritto del lavoro, “senza però fare tavoli. I tavoli li fanno i mobilieri. Noi facciamo uno scambio di documenti via mail”, affermava Matteo Renzi in un convegno a Lucca nell’aprile del 2014.

Come rappresentante sindacale sento forte il dovere del dissenso da tale impostazione e, spero, come me anche i rappresentanti di altre organizzazioni sindacali oltre che delle rappresentanze professionali.

Acquista quindi ancor più valore la descrizione della situazione in cui si trovano le organizzazioni sindacali della sanità fatta da Gavino Maciocco in un suo articolo su Salute Internazionale che ci dà per bolliti a fuoco lento (al contrario dei sindacati della scuola che hanno saputo ribellarsi). Se poi ci aggiungiamo come combinato disposto il disegno di legge sulla riforma del Terzo settore già approvato alla Camera, comprendiamo ancora meglio il disegno di depauperamento delle risorse umane ed economiche dal sistema pubblico e il loro dirottamento verso le cooperative, le imprese e il privato in generale. Tutto deve passare sotto silenzio e l’inerzia della rappresentanze della sanità le cui beghe fanno buon gioco a chi vuole realizzare questo progetto.

Il contenimento della spesa pubblica attraverso il blocco del turn over (diminuire drasticamente i dipendenti pubblici) e il blocco della contrattazione (un risparmio di circa 35 miliardi di euro ci dice l’Avvocatura dello Stato impegnata nella causa presso la Corte Costituzionale), il taglio del fondo del SSN (l’intesa sulla riduzione di 2,6 miliardi è stata finora rimandata per evitare contraccolpi alle elezioni regionali ma già alcune manovre si sono preannunciate dove la vittoria era certa, come in Toscana), il proliferare del demansionamento sono ulteriori motivi “per protestare e scendere in piazza” come Lei esorta in alternativa al “silenzio quasi triste, sconsolato, rassegnato”.

Accolgo quindi il suo appello all’unità delle rappresentanze del settore sanitario e lo rilancio affinché non si limitino a dibattere autoreferenzialmente degli orti ma ascoltino ed amplifichino la voce di chi chiede di riguadagnare l’orgoglio di essere infermiere, medico, tecnico, OSS o semplice operatore di un sistema di salute pubblico e universale.

Comprendo che forse oggi può sembrare azzardato parlare di unità nella lotta a difesa del nostro sistema sanitario viste le tensioni relazionali tra medici e infermieri ma ciascuno si prenderà le proprie responsabilità nei confronti dei lavoratori.
Caro Direttore, le garantisco che da parte nostra ci sarà il massimo dell’impegno per far sì che domani non si dica: i tempi erano oscuri perché gli infermieri di Nursind hanno taciuto.
 
Andrea Bottega 
Segretario Nazionale Nursind

04 giugno 2015
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