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Ecco perché difendo il ddl Di Biagio-Binetti sul parto naturale

09 LUG - Gentile direttore,
appreso con rammarico che il Ddl a firma Di Biagio-Binetti che viene contestato da Sigo, Aogoi, Agui, Fnco, che più che società scientifiche si comportano come sindacati di categoria, vorrei sottolineare che il Ddl presentato congiuntamente alla Camera e al Senato contiene anche elementi di ricerca scientifica randomizzata, di livello tipo A, pubblicati su una rivista scientifica a carattere internazionale proprio per risolvere le carenze cliniche e organizzative del travaglio e del parto.
 
Ricordo che ad oggi in Italia in campo medico specialistico, non vi è distinzione fra il settore della Ginecologia e della Ostetricia, elemento di sicura confusione di ruoli, competenze e responsabilità, mentre questa distinzione risulta esserci nei paesi europei più avanzati ed industrializzati. Infatti le varie società scientifiche di questo settore, che oggi ci rappresentano in Italia, non sono certo equiparabili alle società scientifiche straniere le quali sono costituite da scienziati esperti con il compito di rivisitare la letteratura scientifica e di migliorare qualitativamente protocolli e linee guida.

 
I vari collegi delle società scientifiche straniere stilano delle linee guida che ogni ginecologo sia ospedaliero che universitario deve rispettare quotidianamente. Inoltre la disciplina di ginecologia e ostetricia è molto varia con più di quattro subspecialità (medicina materno fetale, medicina della riproduzione, ginecologia benigna e ginecologia oncologica).
 
Nella realtà europea tranne che in Italia, per poter ottenere la sub specializzazione nelle suddette quattro categorie i vari collegi dispongono di continui corsi di alta formazione per il rilascio di "certificati di competenza e di abilità" degli stessi che rinnovano annualmente per poter continuare ad esercitare le sub specialità e conseguentemente evitare danni e rischi.
 
Infatti, relativamente alla sub specialità di Medicina Materno Fetale, ho intenzione di introdurre questo modello clinico organizzativo presentato nel Ddl sull'incremento dei livelli di sicurezza del parto, principalmente per evitare i rischi delle complicanze materno fetali e neonatali. Aspetto molto importante in questo Ddl è che prevede come dovrebbe essere in un paese moderno un "patentino" per abilitare l'ostetrica nella gestione di questo nuovo modello clinico e organizzativo.
 
Ricordo anche che questo modello clinico organizzativo è stato valorizzato e avvalorato da vari scienziati e cultori della materia i cui nominativi sono stati reperiti con le metodiche di motori di ricerca della qualità scientifica e di specifiche competenze.
 
Ricordo inoltre che io stesso ho chiesto ufficialmente alla Sigo il 18 marzo 2015 la collaborazione e l'approvazione per il Progetto di Sicurezza e Prevenzione delle complicanze al parto fisiologico, senza avere dalla stessa alcuna risposta ufficiale. Ciò dispiace in quanto appartengo a tale società da anni, e ho grande stima dei componenti.
 
Infine ricordo che sia la Sigo che l'Aogoi, sin dal 12 ottobre 2008 dichiaravano sul Corriere della Sera, in seguito alla solita serie di articoli stampa di quotidiani su notizie di eventi avversi accaduti in sala Parto, questa frase: "introdurremo al più presto variazioni nelle tecniche e nelle procedure nel parto che possano scongiurare nuovi errori", ma niente hanno attuato.
 
Prof. Dr. Erich Cosmi
Professore Associato in Ginecologia ed Ostetricia
Direttore Unità Operativa Semplice Medicina Materno Fetale Dipartimento Salute della Donna e Bambino Università di Padova

09 luglio 2015
© Riproduzione riservata


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