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Basta con i privilegi alla sanità universitaria

10 LUG - Gentile direttore,
nessuno stupore ci coglie, nel leggere la ‘raccomandazione’ inviata dal presidente del CUN Andrea Lenzi al Ministro Giannini. Anche se la parola desta qualche perplessità: nel caso di una norma di legge sarebbe stato meglio chiedere "l'applicazione", ma evidentemente il lessico usato è ritenuto più consono agli accademici.
 
Ha ragione il prof. Lenzi a denunciare le "Troppe disparità nei rapporti tra Università e Ssn”, visto  che: 
- i medici ospedalieri vanno in pensione prima dei colleghi universitari (ammesso che ancor prima non vengano "esuberati", come in Toscana, o rottamati), e lui stesso ha avuto modo di argomentare dottamente sull'argomento;
 
- i medici ospedalieri per diventare Direttore di struttura complessa devono superare un concorso pubblico, mentre gli universitari vengono "nominati" con un semplice "atto d'intesa" tra il direttore generale dell'azienda e il Rettore che dà parere vincolante sulla sua nomina;

 
- vi è una palese "disparità nell'attribuzione degli incarichi assistenziali", soprattutto  di quelli di elevato livello e maggiore rilevanza economica, dato che per i colleghi universitari, non solo non valgono  le norme che penalizzano le risorse economiche a disposizione di noi ospedalieri, ma i cordoni delle borse di denari regionali sono sempre aperti al di là di ogni ragionevole dubbio.
 
Nel contesto specifico della "formazione",  è evidente la disparità non solo tra Regioni, ma soprattutto tra quello che succede in Italia e nel resto d'Europa.
 
In questi giorni così caldi, in cui argomento di attualità è il rispetto rigoroso delle norme europee in campo economico, palese  è lo strabismo del nostro governo nel non chiedere all'accademia medesimo rigore in un campo così delicato, importante e che consuma ingenti risorse economiche come quello della formazione specialistica  in campo medico e sanitario. L'Italia infatti è il solo tra i paesi europei in cui la formazione post laurea è dominio esclusivo dell'università, mentre nelle altre nazioni essa è svolta all'interno degli ospedali.  
 
Nel Dlgs. 368 del 1999: "Attuazione della direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi" nulla è detto su "la centralità delle Università nella formazione pre e post laurea", mentre molto è detto sulle modalità di formazione "sul campo", negli ambulatori dei medici di famiglia e in quelli specialistici, nelle corsie e soprattutto nelle sale operatorie degli ospedali. La questione poi della formazione in campo chirurgico è talmente paradigmatica in negativo da aver assunto ormai i caratteri di una farsa: troppo spesso infatti, per adempiere alle norme comunitarie, viene attestata l'effettuazione come primo operatore di un numero e di una tipologia d'interventi che talora è addirittura incompatibile con i volumi di attività della struttura universitaria cui sono assegnati.  
 
Un mistero glorioso capire come ciò sia possibile.
 
Ci associamo quindi al grido di dolore dell'esimio accademico e chiediamo sommessamente al Ministro, ed al governo di cui fa parte, semplicemente di applicare quelle che sono le norme in tema di formazione specialistica e le prerogative che - come quelle rivendicate dai colleghi universitari - sono riconosciute dalla legge ai medici ospedalieri.
 
Se per "Una buona scuola" si deve "Cambiare verso", e vogliamo che i nostri giovani si facciano strada nella vita "Perché conoscono qualcosa e non qualcuno", cominciamo dal rispetto delle regole, per non darla vinta ai simpatici abitanti della fattoria di Orwell per i quali: "tutti gli animali sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri ". La sanità universitaria non può continuare a chiedere ed ottenere di comportarsi come variabile indipendente dalla condizioni economiche del. Paese. E in periodo di balcanizzazione diffusa, finanche delle competenze professionali, chiedere ed ottenere l’unico atto centralistico della sanità italiana quale un modello unico di convenzione regione università, a prescindere da piani di rientro, debiti, esiti e regolamenti nazionali. Continuando ovviamente a nascondere i costi reali ed a subordinare le necessita assistenziali a quelle didattiche, vere o presunte che siano, con i risultati che solo chi non vuole vedere non vede.
 
Gerardo Anastasio
Componente Direzione Nazionale Anaao Assomed

10 luglio 2015
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