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Lunedì 29 AGOSTO 2016
Lettere al direttore
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Il comma 566 e i cittadini. Per favore lasciamoli fuori!

22 LUG - Gentile direttore,
sono un professionista sanitario Tecnico di Radiologia Medica con 30 anni di anzianità sulle spalle. Oggi però le vorrei scrivere smettendo i panni del professionista ed indossando quelli del cliente / paziente, sì anche cliente, alla faccia dei benpensanti che ritengono sia una definizione fin troppo “aziendale”. Il suo interessante quotidiano online ha la caratteristica, intrinseca in tutto ciò che è liberamente disponibile sul web, di non essere dedicato ad una lettura esclusivamente riservata a specialisti del settore anche se forse questi ne sono la maggioranza. Ma io voglio essere ora un comune cittadino, mediamente acculturato grazie ad un diploma di scuola media superiore, ed interessato, per non dire curioso, di tutto ciò che avviene nella sanità, essendone anche un buon utilizzatore.
 
Quando vado in ospedale mi piace guardarmi attorno mentre aspetto nella sala d’attesa, guardo con curiosità l’ambiente, l’arredamento, i colori, gli odori, i suoni e, soprattutto, guardo con riverenza e attenzione queste diverse persone tutte vestite con divise bianche o verdi che parlano fra di loro, scrivono, telefonano, sorridono, a volte si arrabbiano. Le guardo ma non le conosco troppo bene, oddio vedo che qualcuno ha il camice e quindi penso sia un dottore ed altri hanno una divisa ed allora penso siano infermieri. Ecco dottori ed infermieri e nulla più perché da sempre si sente parlare di loro, poi a dir la verità in effetti quelli con la divisa hanno qualcosa di diverso l’uno dall’altro: un piccolo colore sul bavero? Una tinta diversa della giacchetta? Però per me son sempre dottori ed infermieri. Già qui immagino le espressioni “ma come, esistono, gli operatori dell’assistenza, gli operatori socio sanitari, i tecnici sanitari di radiologia medica e di laboratorio, i tecnici della prevenzione, i fisioterapisti!” e tanti altri che non conosco effettivamente.

 
Vede, quando sono stato in ospedale ho fatto a volte delle analisi, qualche radiografia ed un paio di ricoveri per piccoli problemi. Però adesso mi viene qualche dubbio dopo aver letto costantemente i vari pareri su questo strano comma 566; mi viene il dubbio che, dietro a ciò che posso aver banalmente visto con i miei occhi esista un mondo di persone che non stanno poi così bene assieme come a me, scioccamente, sembra di percepire. E dire che, nella maggior parte dei casi, li vedo sorridere quando mi chiamano, quando mi fanno entrare nell’ambulatorio o quando mi visitano sdraiato nel mio lettino.
 
Ma è evidente che io sono “ignorante” ma non perché abbia superato la soglia dei 50 anni, ma perché io questo mondo non lo conosco effettivamente ma posso solo percepirlo con le mie logiche, la mia cultura, i miei valori e, non da ultimo, le mie aspettative. Ecco anche io ho delle aspettative, ora mi preoccupo un po’ perché temo che poi tutte queste persone non vadano molto d’accordo; leggendo la sua rivista sento parlare di professionisti, medici bonsai (ho cercato anche su internet ma non ho trovato nulla), contadini che vangano l’orto e delimitano le coltivazioni, agricoltori attigui che mettono il filo spinato perché i rami dei pomodori non passino la barriera del loro orticello, cabina di regia, competenze, formazione, coitus interruptus (pensavo se ne parlasse solo nella contraccezione di bassa lega ma se ne impara sempre una nuova), concertazione, legge 42 e ancora tante cose che non conosco. Ah dimenticavo la cosa che mi ha terrorizzato più di tutte: ho letto che si rischia di “segare a metà” gli ammalati!
 
Guardi vedo che si continua ancora ad operare a qualche femore sbagliato o cadere dalle barelle ma essere “segati a metà” proprio non mi piace. E dire che ciò che ho provato fino ad ora è qualcosa di molto diverso, quando sono stato ricoverato in ospedale ho visto persone con divise diverse ma comunque sempre interessate ai miei problemi, a cercare di farmi stare bene. Sento sempre dire che “il paziente è al centro dell’attenzione” ed in effetti vorrei fosse così; guardi glielo confesso a me del problema del mio vicino di letto non interessa nulla, io vorrei vedere che le persone si interessassero al mio problema di salute. Sono un po’ cinico? Ma sì forse lo sono ma credo che molti altri lo siano anche senza il coraggio di esprimerlo.
 
Tornando a noi ora, se veramente, la facciata della casa non mi permette di capire cosa succede nelle stanze interne (non che lo debba sapere nei minimi termini ovvio) dopo aver letto di persone che si preparano ad una “battaglia” fra di loro mi chiedo: che ne sarà di me? Posso star tranquillo che la prossima volta che avrò bisogno dell’ospedale andrà tutto per il meglio? Mi cureranno sempre bene? Se uno fa una professione ed un altro ne fa un’altra poi il risultato per me sarà lo stesso?
 
Sa Direttore, non vorrei dover fare una protesta scritta se magari qualcosa mi pare che non sia andato come dovrebbe, le confesso di aver paura di ciò che potrebbe accadermi dopo! Glielo dico proprio da uomo della strada, mi sembra solo di capire che qualcuno stia cercando di farsi riconoscere il lavoro che sta facendo o che potrebbe fare e qualcuno che pensa che “se ti riconosco qualcosa poi mi sembra di aver perso qualcos’altro”. Io non so se nell’ospedale ci sono delle gerarchie come ho visto nel servizio militare, questo mi dispiacerebbe perché ho sempre odiato la gestione militare, si figuri se penso che sia possibile in un ambiente dove si devono curare le persone! Io abito in Emilia Romagna e credo proprio che della nostra sanità non ci si possa lamentare, sicuramente ci sono alti e bassi ma mi pare che ci siano ospedali ben organizzati e persone eccellenti che ci lavorano.
 
Spero possa andare sempre così, anzi spero anche in meglio perché dopotutto io la sanità la pago anche quando non la uso direttamente, ma questo mi sta bene e mi fa sentire in diritto di chiedere un’assistenza di qualità condita da cortesia, pulizia, onestà e persone preparate, qualunque divisa indossino. Chiedo troppo? Non credo e spero che anche questo strano comma 566 non faccia peggiorare la situazione. Poi lo dico veramente con il cuore in mano: non mettetemi in mezzo alle vostre discussioni, alle vostre beghe, risolvetele fra di voi, fatemi pensare che, almeno nella sanità, io possa avere ancora fiducia. Ciò che gestite è un bene enorme, essenziale: è la mia vita.
 
P.s. Rimettendo gli abiti del professionista sanitario mi chiedo perché si debba ancora arrivare ai ferri corti per poter esercitare una professione nel rispetto di quanto si è studiato e questo vale per medici o comparto. Io vorrei poter fare il mio lavoro, la mia professione per la quale ho appunto studiato e per la quale ho investito molte risorse anche in percorsi formativi specializzanti o manageriali; poi lo ammetto certo vorrei “evolvermi” professionalmente. Non so se dovrò “coevolvermi” (se vogliamo vederla così da Darwin in poi ci si è evoluti) ma sono certo che la mia evoluzione non possa innanzitutto andare a discapito del cliente / paziente così come non possa essere una “intrusione” in una professione altrui. Non si può “segare il paziente” come non si possono “segare i professionisti”, sono anni che stiamo lavorando assieme e sappiamo farlo anche molto bene. Così come sappiamo che gli ambiti di attività non sono delineati così esattamente, ma qui mi sembra si stia perdendo la fiducia o ci si faccia assalire dalla paura di perdita di potere.
 
Di quel potere che si deve necessariamente “coevolvere” (qui sì che ci sta bene), pena l’arretratezza, il ritorno al mansionario ed alla gestione direttiva, impositiva degli ospedali secondo un modello che si è fortunatamente perso e del quale molti di noi (a questo punto qualche dubbio mi sovviene) non ne sentono la mancanza. Il rispetto reciproco delle professionalità non può avvenire a suon di leggi, decreti o commi, ho ancora molti dubbi sul comma 566 perché ritengo che norme regolanti le professioni ne esistano già molte e che siano pregnanti. Spiace assistere al fatto che, nonostante queste norme, i professionisti siano ancora assaliti dal dubbio o dalla paura di esercitarle o perché qualcuno vuol forse fare un pericoloso balzo in avanti e qualcun altro gli crede pure al punto tale di porre vincoli, ultimatum, magari elevando muri tristemente attuali.
Però tutto questo non ditelo, per favore, al cliente / utente.
 
Paolo Mazzacurati


22 luglio 2015
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