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Infermieri low cost? Forse, ma la qualità è da prima classe

di Roberto Romano

04 NOV - Gentile direttore,
la polemica tra medici ed infermieri (e non il contrario, ci tengo a precisarlo….non ricordo ricorsi alla magistratura da parte di infermieri per motivi inerenti l’emergenza territoriale) infuria e le prese di posizione finiscono, come era prevedibile, sugli stereotipi. Si inizia a parlare di servizi low cost, del fatto che nessuno, sia mai, intende mettere in discussione le procedure salva vita eseguite da infermieri. Ci mancherebbe altro. Però, tra le righe e anche in esse, traspare sempre, quando non esplicitata, la superiorità del medico rispetto all’infermiere. Si fatica, ancora nel 2015, a comprendere come queste siano due professioni diverse, con pari dignità e con campi di intervento che possono sovrapporsi, in alcuni ambiti come l’emergenza territoriale, ed in alcune situazioni.

Ecco allora che ad alcuni torna comodo far passare gli infermieri come manovalanza di basso livello, acefala e, diciamolo (visto che alcuni lo hanno già detto) pericolosa per l’utenza. Vediamo allora, nel dettaglio, un caso clinico tipico e temibile che si può trovare nella pratica clinica. Mi perdonerà se andrò un po’ sul tecnico, ma vista la testata a cui mi indirizzo, sono certo di potermelo permettere. La signora Maria (nome di fantasia, come il caso proposto), 80 anni, perde coscienza in casa. La chiamata al 118 è drammatica, la signora non è cosciente e non respira. L’operatore della centrale 118 da istruzioni pre arrivo (a proposito….è un infermiere!) mentre il collega invia il mezzo ALS più vicino. E’ una ambulanza con medico a bordo.

Il professionista arriva, la paziente è incosciente, non respira e ha un GCS 3. Il medico inizia le manovre ALS. Ventila la paziente a maschera, prima di iniziare la sequenza rapida di intubazione, mentre un volontario pratica le compressioni toraciche ed un’altro provvede alla monitorizzazione ECG. Una volta intubata si legge la capnografia che conferma il corretto posizionamento del tubo. SI incannula una vena periferica e si iniziano i loop di adrenalina come da ALS. Il ripristino del ritmo spontaneo (ROSC) si ottiene dopo circa 8 minuti. L’arresto era dovuto, verosimilmente, ad una ostruzione completa delle vie aeree. La paziente, intubata, viene ospedalizzata dopo 35-40 minuti dall’inizio dell’evento. Mettiamo adesso che sullo stesso evento sia stato inviato un infermiere.

Al di là della richiesta di appoggio medico sul posto, inoltrata all’arrivo (se la procedura, come spero sia ovunque, lo prevede), Nulla sarebbe cambiato. La gestione, seguendo le procedure in atto nei vari 118, sarebbe stata identica. Si potrebbe obbiettare che questo è un tipico intervento salva vita. Vero. Allora andiamo alla signora Francesca, 50 anni, dolore toracico (anche qui nome e caso di fantasia). Viene inviato un mezzo infermieristico. Il collega raccoglie una sommaria anamnesi e si fa spiegare l’accaduto. Il dolore è tipico, irradiato alle spalle e al giugulo. Viene eseguito ECG che viene inviato in teletrasmissione alla CO dove un medico lo interpreta: STEMI, sede anterolaterale. Si Incannula una vena, i parametri sono tutti normali, solo la PAS è superiore a 180mm/ HG. Si procede a somministrare Flectadol, Morfina, Nitrati ed Eparina secondo protocollo. Si ospedalizza la paziente in ospedale con sala di emodinamica.

Crede, direttore, che in quest’ultimo caso un medico sul posto avrebbe potuto o ritenuto opportuno agire diversamente? se sì, le diverse decisioni avrebbero fatto la differenza? E se la signora avesse mostrato un ECG negativo conosce un medico che le avrebbe consigliato una tisana rilassante o, piuttosto, si sarebbe comunque proceduto al ricovero per ulteriori valutazioni (esami di laboratorio e quant’altro)? Mi perdoni il lungo e certamente noioso preambolo ma è davvero importante capire di cosa si parla. Chi parla di infermieri come una soluzione low cost dimentica che il low cost non è sempre negativo. Alla fine quanto costa un infermiere? provo a dare delle cifre, avendo presente comunque che si parla anche di varianze notevoli dovute ai contratti aziendali. Un infermiere esperto di emergenza territoriale lo collocherei in una media di 30-35000 Euro annui lordi (le paiono un po’ pochi per fare questo tipo di lavoro? anche a noi..)…

Proviamo a collocare un medico. Su questo mi baso su qualche busta paga vista. Direi che ci possiamo collocare tra i 70000 e i 100000 Euro annui con picchi anche superiori (ci sono indennità di vario genere e lo stipendio è ovviamente più alto di base). Ergo, un infermiere che fornisce, ACLS, ATLS, PALS (e altri) e tutte quelle competenze che fanno parte del profilo costa circa un terzo di un medico. Quali sono le competenze offerte da quest’ultimo? ACLS, ATLS, PALS (e altri) e tutte quelle che fanno parte del suo profilo. Lo ripeto, con la stessa cifra si avrebbero tre mezzi salva vita al prezzo di uno. Facile disamina, cui però noi non siamo, e non siamo mai stati, interessati.

Alla fine non si parla un tanto al chilo….ma i costi vanno tenuti presenti. Qualche medico ora dirà “eccone un altro che si crede medico con tre anni di scuola”, “noi siamo un’altra cosa”. Certo, siamo abituati anche a questo. Siamo abituati al fatto che alcuni medici non abbiamo capito che gli infermieri fanno tre anni di università, che per entrare nei sistemi di emergenza sia ormai preferenziale avere uno o più master di area emergenza o critica, e che molti abbiano anche lauree magistrali. Molto più della scolarità di molti medici presenti nell’emergenza territoriale cui, è bene ricordarlo, in molti casi non è richiesta specializzazione. Questo però è un problema di questi medici, pochi per fortuna, rimasti al giurassico della sanità e che sono stranamente abituati a riconoscere solo i titoli propri.

Personalmente non conosco infermieri che sognano di essere medici, e di infermieri ne conosco tanti. Come ho già detto in precedenza noi, al contrario, pensiamo che i medici debbano esserci in emergenza territoriale ma debbano esserci in maniera diversa e più qualificata. Pensiamo che debbano sovrintendere a quelle situazioni in cui è necessario uscire da procedure e protocolli, dove è necessario ricreare team ALS, non per salvaguardare posti di lavoro ma per salvaguardare la vita del paziente. Mi piacerebbe sentire dire che i rendez vous delle automediche vengono fatti per questi motivi e non perché si hanno sistemi di emergenza pieni di ambulanze senza infermiere o dove l’operatività di quest’ultimo è limitata da procedure mancanti o scritte male (a volte, me lo si lasci dire, forse neppure così casualmente).

Mi piacerebbe veder lottare i medici per stare dove realmente farebbero la differenza: su automediche in partenza dai DEA mentre in guardia attiva dentro gli stessi a fare davvero diagnosi e cura, il loro lavoro. Ha ragione chi dice che la guerra tra professioni non deve esistere, ma credo che sia necessario chiarire che il riconoscimento dei ruoli debba essere biunivoco e che la componente medica non possa più permettersi di prescindere dalla crescita professionale, mossa anche da precise leggi dello stato e delle regioni, avvenuta ed in corso nell’area infermieristica. Penso, ne sono convinto, che nell’emergenza territoriale ci sia spazio per entrambe le figure, previa una seria riorganizzazione dei servizi che non può tenere conto delle logiche di parte ma che deve iniziare a guardare a quello che succede in Europa e nel mondo. Possiamo passare i prossimi anni a continuare a parlare di aria fritta o cercare di costruire, da tecnici, i servizi che vogliamo e che riteniamo migliori per gli utenti. Questo prima che lo facciano altri, scoprendo che nel resto del mondo l’assetto che molti medici stanno difendendo è stato già sostituito da decenni da infermieri, tecnici del soccorso e, in molte realtà, pompieri…..anche con ottimi risultati, c’è da dirlo.

Non parliamo più di infermieri low cost, per carità, lo si deve a tutti quelli che anche adesso lavorano, bene, nei servizi di emergenza, medici o infermieri non conta. Se poi qualcuno teme il low cost speriamo abbia almeno l’onestà intellettuale di volare sempre in prima classe con Lufthansa. Noi infermieri, al contrario, visti anche gli stipendi di cui sopra, abbiamo come interesse l’arrivare ed il farlo comunque in sicurezza. Il low cost non ci dispiace a priori, quello che ci interessa è la qualità. Chi è soccorso da un mezzo infermieristico, con buona pace di chi la pensa diversamente, può essere certo di essere soccorso da ottimi e capaci professionisti che faranno tutto quello che è necessario per assisterlo in maniera dovuta e portarlo a destinazione. I miracoli li lasciamo ad altri.

Roberto Romano
Infermiere 118 Consigliere IPASVI Firenze
Referente Area Emergenza Urgenza


04 novembre 2015
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