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Parla uno dei Tsrm processati (e assolti) per il caso “Marlia”: “Ecco perché le nuove linee guida per la radiologica sono sbagliate”

07 NOV - Gentile Direttore,
intervengo oggi sulla questione delicata riguardante le "Linee guida" dell'area radiologica per due motivi: il primo, perché indignato dalla protervia - non dei medici radiologi, sia chiaro - ma di chi evidentemente ad arte - sta cercando di riportare le lancette della dialettica tra due categorie, i Tecnici sanitari di radiologia medica e i radiologi - indietro di trent'anni.
 
Cui prodest, francamente, non riesco a capirlo. La prima cosa che mi viene da pensare è che ci si trovi di fronte a rappresentanti di una categoria - i medici radiologi - che fanno fatica a riconoscere il ruolo fondamentale dei Tsrm (mi pare, se non erro, sancito da Leggi dello Stato) nell'ambito dell'area radiologica. Una sorta di vendetta nei confronti di chi, negli anni, ha cercato di migliorare le proprie competenze parallelamente e non subordinatamente a quelle dei medici radiologi.
 
E' questo che fa paura? E' di questo che i medici radiologi hanno timore sventolando la sciagurata proposta come panacea per la sicurezza del popolo italiano? Al punto - simpatico il capoverso incluso nelle "Linee guida" -  con cui si attribuisce ai radiologi il "potere" di effettuare direttamente gli esami radiologici: mah, direi che vivere in un Paese - l'Italia - che gioca spesso sulle contraddizioni e sugli ossimori, comunque non giustifica poi tanto accanimento. Vedo un astio in chi propone ciò che ha quale unico obiettivo la mortificazione del principale collaboratore, amico e sodale di una categoria (i radiologi) quale è - tutti i giorni - il Tsrm.

 
Ora, francamente, o io vivo in una realtà particolare (e fra poco capirete quale), oppure posso dire con estrema e provata franchezza che i medici radiologi con cui ho lavorato e lavoro tutti i dì, non sono animati da paure dettate da fantomatiche mire espansionistiche dei Tsrm. Che il Tsrm si sia evoluto è de facto nell'agire quotidiano. Che questo non possa altro che far bene a tutta l'area radiologica, in primis i medici radiologi, lascio a chi legge l'ardire di un'opinione in merito: dunque quale motivo ha spinto a presentare delle linee guida tanto assurde quanto provocatorie?
 
Passo ora al secondo motivo che svela finalmente quale sia la mia realtà lavorativa: ebbene sì, sono uno dei primi due Tsrm - i primi di una lunga serie - che furono rinviati a giudizio per il fantomatico esercizio abusivo della professione di medico radiologo. Sono uno fra coloro  che per due anni insieme ad altri co-imputati ha dovuto subire la gogna professionale, umana e mediatica per un fatto che un tribunale della Repubblica italiana ha sentenziato inesistente: senza tante scuse e con un costo relativo ai processi (Marlia e Barga) spalmatosi democraticamente sui cittadini italiani; ignari, questi, che nel poliambulatorio di Marlia (Lucca) esistessero due pericolosi figuri - abusivi!- che mettevano a repentaglio la salute pubblica.
 
Sul piano professionale la cosa mi ha fatto stare male; su quello umano poi non ne parliamo. Su quello mediatico - ironia della sorte - il sottoscritto ha svolto per svariati anni attività giornalistica (sia chiaro, sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti quindi non abusivo) e quindi profondamente addolorato per le inesattezze che si stavano illustrando all'opinione pubblica.
 
Ora, capirete, che se volessimo stralciare da questa mia riflessione il precedente primo punto illustrato, sarebbe sufficiente il suddetto secondo punto per farvi comprendere quanta rabbia - la mia - e quanta ancora alberga nei tanti onesti colleghi italiani, per queste anacronistiche, vergognose e imperiose, sedicenti "Linee guida".
 
Che il Ministro della Salute rifletta, meglio se in compagnia dei numerosi e ben pagati tecnici di cui dispone il Ministero, per capire che le Linee guida devono essere riformulate anteponendo il rispetto per una categoria che, per essere preparata a dovere, viene formata con serietà in un altro pezzo delle istituzioni italiane, le Università. E che anche attraverso ciò passa il riconoscimento di una categoria, per la serietà dimostrata in tanti anni volti a progredire, un tutt'uno che un Paese democratico e che guarda al futuro dovrebbe auspicare, tralasciando cortili e aie dove in pochi vogliono razzolare, giocando a far sentire quanto è più vibrante la voce del galletto di turno
 
Maurizio Guccione
Tsrm - Lucca

07 novembre 2015
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