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Lazio. Finalmente un punto di svolta per i precari. Ma resta il problema dei contratti atipici

13 NOV - Gentile Direttore,
oggi finalmente vediamo dei frutti concreti di anni e anni passati ai tavoli di trattativa con la Regione Lazio, a farci menare per il naso dagli amministratori, nel tentativo di mettere in sicurezza il Sistema Sanitario Regionale costruendo un percorso di stabilizzazione delle migliaia di colleghi che, pur con contratti precari e atipici, mantenevano a livelli perlomeno accettabili l’erogazione dei LEA, per stipendi miseri e nell’incertezza costante del futuro.

Fin dai tempi di Marrazzo e Montino, attraverso Polverini, abbiamo sprecato pomeriggi interi, perdendo tempo a sentirci dire da subcommissari improbabili che “ma certo!, il censimento dei precari è rimasto sulla scrivania e ora la stanza è chiusa…”, peggio di uno scolaro che cerca di fregare la maestra dicendo che il cane gli ha mangiato il quaderno.

Professionisti in maggioranza di una certa età che, invece di riposarsi dal lavoro, andavano a sentire umilianti scuse, di amministratori un po’ cialtroni che si credevano furbi, accampate per non rendere regolare il lavoro di migliaia di colleghi. Protocolli firmati ai quali non è stato mai tenuto fede, mentre nel Lazio crescevano, grazie alla possibilità di attingere ai fondi per “beni e servizi”, i contratti delle Aziende sanitarie con finte cooperative/vere centrali di sfruttamento del lavoro altrui, per il profitto di caporali, ed esternalizzazioni dei servizi diagnostici a favore di un profitto privato che costava più denaro pubblico delle necessarie assunzioni di infermieri, tecnici e medici. Con il dettaglio non trascurabile che gran parte di questo denaro non finiva nelle tasche dei lavoratori ma in quelle dei titolari delle cooperative e delle aziende che ottenevano i contratti. E mentre si sviluppava la sottocultura della radiologia low cost, della trasmissione selvaggia delle immagini diagnostiche per risparmiare il costo del medico radiologo, costretto a leggere in remoto immagini come fossero figurine.


Ora ci viene detto che comincia una nuova stagione, e non abbiamo ragione di diffidare, il Decreto firmato ieri sembra segnare finalmente un punto di svolta. Diamo credito al Presidente Zingaretti di questo passo, finora il primo impegno concreto nel pluriennale problema dei precari della sanità e speriamo che sia il segno di un nuovo atteggiamento di ascolto verso chi rappresenta il mondo del lavoro.

Noi dell’area radiologica ci aspettiamo però anche altro. Noi dell’area radiologica ci aspettiamo che venga preso di petto anche il problema della maggioranza dei medici precari, le centinaia di colleghi stretti nei “contratti atipici”, prigionieri dentro finti contratti a progetto ma che invece, impegnati nei DEA, negli ambulatori, nelle specialistiche, ogni giorno garantiscono l’erogazione dei LEA per una paga che è, nel migliore dei casi, la metà di quelle dei colleghi che lavorano a fianco a loro, correndo i rischi della professione ogni giorno.
E che venga affrontato il problema di vita dei colleghi a “partita IVA”, anch’essi stretti in rapporti finto libero-professionali, ma solo ricattati e sottopagati.

Noi dell’area radiologica ci aspettiamo di poterci finalmente riposare dalla costante vigilanza che abbiamo dovuto esercitare finora per sbarrare la strada ai tentativi di conquista del territorio della Regione da parte di aggressive cooperative che si propongono con pervicacia e arroganza per offrire servizi diagnostici esternalizzati, a vantaggio di pochi con lo sfruttamento di molti, e soprattutto, in era di appropriatezza, erogando un tanto al chilo prestazioni radiologiche a fiumi incontrollati, inutili e dannose.

Noi dell’area radiologica ci aspettiamo che con i fondi del Giubileo dedicati all’emergenza non vengano trascurate le necessità organizzative anche delle strutture delle radiodiagnostiche dedicate ai DEA, ove i radiologi sono costretti a turni massacranti e pericolosi per i pazienti e per sé stessi.

Le aziende, pur di non assumere medici radiologi per risparmiare, danno la stura al malcostume della “telediagnostica”, della lettura delle immagini diagnostiche in remoto come se fossero figurine.

Noi dell’area radiologica ci aspettiamo che si dia un freno a questa deriva, anche sulla base delle recentissime linee guida emanate dal governo sull’erogazione della diagnostica per immagini, che vengano assunti i medici radiologi necessari ad evitare i guasti della radiologia low cost e che si riservi la trasmissione delle immagini, tecnologia e innovazione irrinunciabili, a condizioni di sicurezza, qualità e alto livello clinico, ripristinando l’opera di una compatta e affiatata équipe diagnostica, nella pari dignità, sola garanzia per i pazienti.

Siamo a disposizione di questa, come delle precedenti, sorde, amministrazioni, per dare come sempre il nostro contributo costruttivo a vantaggio della sicurezza delle cure.

Stefano Canitano
Segretario regionale FASSID Area SNR


13 novembre 2015
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