Quotidiano on line
di informazione sanitaria
Giovedì 30 GIUGNO 2016
Lettere al direttore
segui quotidianosanita.it

Perché in Italia non si crede nella leadership medica

12 GEN - Gentile Direttore,
la lettera di Maria Cristina Cox, pubblicata lunedi 11 gennaio, è una fotografia di quel che succede in Italia da tempo immemorabile. Certi comportamenti si chiamano, tecnicamente, demansionamento, che non significa ridurre gli ambiti lavorativi di un soggetto, medico nel nostro caso, ma "impedire un corretto sviluppo delle proprie competenze, utilizzando l'esperienza acquisita". Lo dice la Cassazione. Il mancato ricambio della popolazione medica e l'invecchiamento di quella in servizio non fanno che aggravare il fenomeno. Chi prenderà il loro posto esce da scuole di formazione specialistica che, mediamente, sono una grande area di parcheggio per giovani medici, cui affidare compiti di modesto livello, e non avrà neppure l'opportunità di imparare da colleghi esperti, che nel frattempo, sono andati in pensione.
 
Si è svolto, il 18 Dicembre, in Lussemburgo, un interessante convegno organizzato dalle Organizzazioni Mediche Europee, sullo sviluppo professionale continuo. E' un aspetto che deve e può essere migliorato: per la Professoressa Janet Grant, esperta di formazione, fare il medico può essere "a fascinating profession, but a rubbish job", ma l'Italia brilla per arretratezza. L'unico mezzo di aggiornamento, spacciato per sviluppo, professionale, è rappresentato dalle lezioni frontali (quando non virtuali) del sistema ECM, laddove è noto, e fu pubblicato decenni fa sul JAMA, che le lezioni frontali non modificano il comportamento del medico, che si modifica solo attraverso il costante scambio di esperienze dirette fra colleghi. E' come pretendere che, a forza di guardare le nuvole, uno faccia piovere. Attraversate le Alpi, vige il concetto che se sai lavorare è perché qualcuno ti ha insegnato, quindi, a tua volta devi insegnare agli altri, altrimenti ti indicano rapidamente la porta d'uscita. 

 
In un'azienda normale è inconcepibile che un solo dirigente conosca e attui azioni che sono strategiche per la produzione. La formula segreta della Coca Cola non è nota, per intero, a nessun dirigente, un certo numero di dirigenti conosce una parte e non può comunicarla agli altri. Se un solo dirigente conoscesse l'intera formula, il suo licenziamento o la sua migrazione provocherebbero il fallimento di un colosso industriale.
 
Nell'Azienda Sanitaria certe precauzioni sono ignote. Ogni volta che un dirigente apicale se ne va, specialmente se esperto in manovre manuali, si crea il problema di trovare chi lo possa sostituire. Quando saliamo su un aereo, ci da' sicurezza pensare che entrambi i signori seduti in cabina di pilotaggio siano in grado di portare a terra l'aereo. La stessa sicurezza non viene pretesa in una sala operatoria italiana.

Il fatto è che, in Italia, il concetto di "leadership medica" è poco praticato: troppo spesso, la direzione di una struttura non viene considerata come una funzione organizzativa dirigenziale da svolgere nell'interesse dell'Azienda e della comunità, ma come un privilegio personale, da cui trarre il massimo profitto, non necessariamente economico. E' umano, d'accordo, ma perché i Direttori Generali assecondano queste tendenze, che vanno a discapito della qualità del servizio, e quindi dei costi (qualità significa risparmio)? E' semplice: perché mancano della necessaria cultura manageriale. Il personale è visto, da loro e da chi ce li ha messi, come un costo, invece che come la risorsa principale, insostituibile, per curare le persone; la riduzione del personale rappresenta il metodo più rapido per ridurre la spesa, ma non sicuramente i costi, che aumentano con la riduzione della qualità del Servizio Sanitario Nazionale. Evidentemente preferiscono pagare i risarcimenti per gli eventi indesiderati.
 
E' una spirale perversa che dovrà prima o poi essere interrotta. Come? Ora, l'obbligo di applicare la direttiva europea sul tempo massimo di lavoro sembra intervenire positivamente sul numero dei medici, ma non certo sul loro sviluppo professionale, quindi molto resta da fare e i medici non possono più guardare altrove: non possono più ignorare, non solo le loro prospettive personali di crescita professionale, ma il loro ruolo sociale importantissimo. Spero che la protesta sia appena cominciata. E' partita bene, deve continuare.

Prima o poi i politici, attualmente indaffarati in tutt'altro, se ne dovranno accorgere: neppure loro e i loro cari sono immuni dalle malattie.
 
Enrico Reginato
Presidente FEMS 


12 gennaio 2016
© Riproduzione riservata


Altri articoli in Lettere al direttore

lettere al direttore
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Via Boncompagni, 16
00187 - Roma

Via Vittore Carpaccio, 18
00147 Roma (RM)


Direttore responsabile
Cesare Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Direttore generale
Ernesto Rodriquez

In redazione
Lucia Conti
Luciano Fassari
Ester Maragò
Giovanni Rodriquez

Collaboratori
Eva Antoniotti (Ordini e professioni)
Gennaro Barbieri (Regioni)
Ivan Cavicchi (Editorialista)
Fabrizio Gianfrate (Editorialista)
Ettore Mautone (Campania)
Maria Rita Montebelli (Scienza)
Claudio Risso (Piemonte)
Viola Rita (Scienza)
Edoardo Stucchi (Lombardia)
Vincino (Vignette)

Contatti
info@qsedizioni.it


Pubblicità
Tel. (+39) 02.28.17.26.15
(numero unico nazionale)
commerciale@qsedizioni.it

Redazione
Tel (+39) 06.59.44.62.23
Tel (+39) 06.59.44.62.26
Fax (+39) 06.59.44.62.28
redazione@qsedizioni.it

Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy