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Campania. Sanità in rovina per colpa della politica del passato. Con De Luca inversione di rotta

21 GEN - Gentile Direttore,
il dibattito sul futuro politico di Napoli e quello sulle altrettanto grigie prospettive della sanità campana si sono intrecciati in questi giorni sui media della Campania e fuori. E stupisce che anche personaggi sulla breccia da tanto tempo abbiano dimostrato difficoltà di analisi della situazione. Eppure, gli indizi erano disseminati qui e là nelle notizie di cronaca, correttamente riportate e talora analizzate con dovizia. Ad esempio, per i cittadini napoletani tre anni di speranza di vita in meno rispetto a quelli dell’inquinatissima Milano non sono pochi e purtroppo ce n’è voluto di tempo perché l’Istituto superiore di Sanità riconoscesse il disastro delle ‘Terra dei Fuochi’ come un problema sanitario e non ‘solo’ ambientale.

Quel che è certo è che questo tema come le notizie della Tac rotta, dei Pronto Soccorso in affanno, di Cardarelli e Loreto Mare in difficoltà, dell’Annunziata relegato a presidio pediatrico e neonatale residuale che priva le mamme a rischio di Napoli est di un presidio più raggiungibile del Santobono, in cui pochi eroici colleghi, molti dei quali precari, reggono l’assalto di un numero sempre crescente di emergenze pediatriche, non trova mai alcun responsabile sia esso politico o amministratore dalla politico designato a governare la salute dei cittadini campani.


Dov’erano i burocrati ed i governatori mentre le Asl pagavano due volte certe ditte per le stesse forniture, mentre l’Asl Napoli 2 nord andava avanti senza la contabilità analitica per centri di costo prevista per legge, che solo l’attuale direttore D'Amore ha introdotto nelle scorse settimane? O mentre nell’ASL Napoli 3 sud si accumulavano le inefficienze descritte nel documento con cui è stata giustificata la nomina dell’attuale commissaria Costantini certamente non imputabili ai pochi mesi di reggenza del suo predecessore Panaro? E per tornare ai temi iniziali, cosa facevano mentre il tossicologo oncologo Antonio Marfella denunciava anni ed anni fa, irriso dai più, il disastro del triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano e pagava di tasca propria costose analisi per dimostrare nel sangue di alcuni abitanti alte concentrazioni dei policlorobifenili (PCB) provenienti dai fanghi industriali di Porto Marghera sepolti nella nostra fertile campagna?

Tutti amministratori nominati nell’era Bassolino, rimasti in sella in quella Caldoro in forza dell’abilità di alcuni di loro a gestire un ordinario che oggi la magistratura addita come intriso di irregolarità contabili. E’ giunto il momento che qualcuno si esprima sugli angiografi digitali acquistati dal Pascale e mai installati, che hanno costretto la Campania a inviare circa duecento pazienti fuori Campania ed a spendere per la loro radioembolizzazione, una metodica (non la sola) per la quale il reparto di Radiologia Interventistica aveva competenza e professionalità attrattive per i pazienti di tutto il Sud e non solo? Grazie ai loro poteri ed alla politica dei tagli per il rientro dal deficit, i governatori ed i manager hanno avuto ampia discrezionalità nello scegliere di acquistare un certo apparecchio o un altro (che magari costa molto in termini di materiale di consumo e non migliora significativamente le liste d’attesa),  ma bisogna che qualcuno vagli queste scelte e ne controlli gli effetti sulla popolazione.
 
A questa valutazione, i cui risultati potrebbero permettere ai cittadini anche più consapevoli scelte politiche, sembra che De Luca voglia dare un impulso, come ha dichiarato in occasione dell’incontro con i manager di Asl e ospedali, richiamati in modo stringente alle proprie responsabilità. Gli interessi, i privilegi e le resistenze al cambiamento presenti nella Sanità campana - cui talune organizzazioni sindacali di categoria non sono estranee - non si cambieranno in sette anni, come si poteva pensare che in sette mesi di governo regionale accadesse più di quel che è successo?

De Luca ha anche chiesto già da tempo più fondi per una gestione virtuosa della sanità regionale, che riequilibri lo scarto con le regioni del nord, così come nuovamente è stato fatto anche dai rappresentanti delle associazioni di Terra dei Fuochi a Renzi. Se li avrà o se comunque inchioderà o meno burocrati e direttori alle proprie responsabilità, sarà giudicato in un modo o in un altro. Ma il giudizio su chi lo ha preceduto al governo della sanità campana oramai spetta alla storia ed al dolore di quelli che per certe scelte hanno sofferto sulla propria carne.

Roberto D’Angelo
Segretario provinciale della CISL Medici di Napoli Area Metropolitana

21 gennaio 2016
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