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Liste d’attesa. L’intramoenia non può essere “assolta”

26 GEN - Gentile direttore,
dopo 40 anni di servizio  come medico ospedaliero  la mia personale esperienza mi fa dissentire parzialmente da quanto scritto dal dottor Sandro Petrolati. È vero che le lunghe liste di attesa non dipendono esclusivamente dall'attività intramoenia ma dove questa è praticata intensivamente, come accade in alcuni ospedali specie del Sud (tipo il Monaldi di Napoli)  sento di poter affermare, per documentata esperienza personale, che le liste di attesa sono utili a chi svolge attività intramoenia.
 
Quando si prospetta ad un paziente per un intervento  urgente un'attesa di 30/60 gg a fronte di una breve attesa pagando, è ovvio  che chi può, magari con sacrificio, paga. A parte il fatto che mi consta che qualche medico opera, anche se la legge lo vieta (ma chi controlla?), solo in regime di intramoenia.
 
Vero che questo riguarda una minoranza di colleghi ma non mi pare che si sia levata mai nessuna voce, se non isolata, di denuncia dell'abuso. I sindacati medici dovrebbero difendere chi opera correttamente e denunciare quei colleghi che non lo fanno. Ma lo spirito di corpo, evidentemente, impedisce che questo accada.

 
La legge Bindi  non credo che intendesse favorire  chi voleva e vuole fare affari sulla pelle dei cittadini ed in questo la norma mi pare chiara. Ma in Italia chi fa rispettare le leggi? Ho dato le dimissioni dal Ssn per la disperazione di fronte alle tante illegalità ed all'ingerenza della politica e del cattivo sindacalismo nel Ssn. Per non parlale dell'incompetenza dei DG che sono competenti solo nel fare i loro affari
 
Massimo Miniero
Medico ospedaliero ex rappresentante aziendale CGIL medici

26 gennaio 2016
© Riproduzione riservata


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