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Il peso dell’appropriatezza e della prevenzione

30 GEN - Gentile direttore,
la spesa sanitaria risulta ridotta in Italia rispetto ai paesi occidentali e in via di controllo nelle Regioni. Esiste una crescita qualitativa tecnologica in Italia, che dipende, qualora venissero indicate inappropriatezze, da scelte gestionali e non direttamente prescrittive. I costi sanitari hanno comportato una minore spesa per riduzione dell’ospedalizzazione, per gli accorpamenti, per la presenza di una medicina privata, per i ticket e liste d’attesa. Tuttavia, grazie all’impegno della struttura sanitaria medica, si riscontrano complessivamente buoni outcome di salute, come indicato in Italia, ad esempio, dall’aspettativa di vita alla nascita.
 
La crisi economica perdurante rappresenta un fattore di complessità, che mette in luce indicatori in controtendenza, come gli scostamenti degli anni di vita sana e gli andamenti della mortalità  riscontrabili anche per gruppi di cause negli anni 2009-2012. Un esame complessivo, riferito anche ad anni precedenti, indica una certa riduzione di mortalità delle malattie del sistema circolatorio, grazie a puntuali iniziative mediche di prevenzione, cure, indicazioni alimentari, però non coinvolgenti la casistica della patologia neoplastica.  Ciò renderebbe poco influenti le attuali considerazioni sull’appropriatezza (prescrittiva, clinica, organizzativa, manageriale…) e sull’uso moderato di farmaci e prescrizioni, indicando la presenza di un quid ulteriore da definire.

 
Nel 2015, nel campo della carcinogenesi, si sono presentate 2 diverse teorie, la prima parla di anomalie relative ad una rapida moltiplicazione cellulare ed ad una “bad lack” (C. Tomasetti e Coll.). La seconda, più probabile, si riferisce a fattori di rischio estrinseci, che influenzano gli stili di vita e che peserebbero per il 70-90% dei casi in patologia neoplastica (S. Wu e Coll.).
 
Pertanto basandoci sui dati esposti, siamo indotti a ritenere che, per migliorare le aspettative in campo sanitario, si dovrebbe agire più che sulle appropriatezze (quella prescrittiva ne rappresenta parte), sulla prevenzione, come intesa comunemente (vaccinazioni, screening…), ma anche estesa a valutazioni appropriate e correttive in ambito alimentare ed ambientale, in modo da limitare l’influenza di fattori estrinseci determinanti sulla salute. Ciò influirebbe su un contenimento di alcune patologie, diminuendo i costi di cura. La sanzione, se dovesse esistere, andrebbe orientata verso un deficit di questi ultimi obiettivi.
 
In tal modo si potranno realizzare equilibrio, efficacia, equità e correttezza nelle scelte, valorizzando le evidenze scientifiche e formative tipicamente mediche, svincolate da avvilenti schemi burocratici e strettamente economici.  Per produrre salute, serve investire in ricerca e sviluppo, “compito dello Stato è quello di garantire a tutti gli ammalati livelli di cure appropriate ed efficaci” (S. Mattarella 2015).
 
Mariano Cherubini
Prof. Univ. - Presidente ISDE FVG

30 gennaio 2016
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