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Massofisioterapisti. Siamo stanchi degli attacchi e dell’indifferenza del Ministero della Salute

11 FEB - Gentile Direttore,
questa mia lettera prende ispirazione da recenti pubblicazioni di colleghi di varie provenienze. Tali comunicazioni rappresentano comunque la punta di un iceberg. L’ennesimo giudizio dall’alto di cui nessuno aveva bisogno. Una vera e propria montagna di pareri (a volte gratuiti, a volte interessati) di diverso peso specifico si sono alternati su questo quotidiano, come in tutte le sedi possibili, riversando una serie infinita di contrastanti considerazioni sul massofisioterapista.

Esimi giuristi si sono pronunciati, perché professionalmente coinvolti, in sede di tribunale e negli studi di consulenza. Colleghi di diverse origini hanno fatto altrettanto spiattellando giudizi, che sanno troppo spesso di diktat, talmente circonstanziati da far invidia al più preparato dei giudici italiani.
 
Non sono mancati, inoltre, ammonimenti illustri di formatori di massofisioterapisti che, oltre a rappresentare il lecito e sommo interesse aziendale, ovvero il profitto, proclamavano, alternando articoli e commi, la più che giusta produzione di specifici operatori della riabilitazione come necessità indissolubile della comunità.

Non ultimi tanti colleghi massofisioterapisti hanno predicato, come sommi profeti, l’imprescindibile opportunità di non poter rinunciare alla figura del massofisioterapista né ora né mai: tale professione sanitaria deve continuare ad essere formata perché indiscutibilmente necessaria e, sopra ogni cosa, insostituibile.

Personalmente mantengo una stima altissima sia della mia professione sia della professionalità espressa in tutti questi anni dai miei colleghi. Ciò non toglie che, una sana discussione sull’opportunità o meno di mantenere una figura che oggi, almeno in parte, cammina sulle leggi esistenti come Gesù sulle acque, rappresenti sicuramente una base di partenza di un ragionamento più ampio e circonstanziato.

Questo galleggiare non significa stare al di fuori della giurisprudenza ma, al contrario, vuole mostrare quanto le leggi italiane, pur avendo preso in carico la materia, non l’abbiano fatto assolutamente a sufficienza.
Al momento attuale abbiamo un quadro dei più variopinti della cui responsabilità parleremo in seguito.

I massofisioterapisti, che esistono dal 1971, sono stati formati con corso biennale o triennale. Tra questi ci sono triennali “buoni”, già resi equipollenti al fisioterapista, e triennali meno “buoni” che non godono di tale status giuridico.

I biennali invece esistono di due tipi: equivalenti al fisioterapista e non equivalenti. Ad oggi risulta quindi, come dato di fatto incontestabile, che biennali equivalenti e triennali equipollenti sono legalmente fisioterapisti. Il popolo dei massofisioterapisti risulta così “spezzato in due”: una metà circa con piena tutela legale ed un’altra metà che vive una situazione paradossale a dir poco.

La differenza, per l’appunto, tra biennali equivalenti e non equivalenti ispira ancora una marea infinita di considerazioni tali che molti, nel mare magnum della riabilitazione, si sentono addirittura in grado di accusare di abusivismo (reato penale!) coloro che non sono in possesso del perfetto pedigree.

Eppure costoro, i massofisioterapisti non equivalenti, lavorano quotidianamente, effettivamente con severe difficoltà e anche di queste accenneremo dopo, senza incorrere negli “ovvi” provvedimenti giudiziari previsti dal suddetto reato: come è possibile tutto ciò? L’estrema contraddittorietà tra una professione riconosciuta dalla legge e una schiera di accusatori di illegalità (anche loro con il proprio pacchetto di leggi a favore) lascia ancora una volta interdetti.
Interdetti per l’atteggiamento spesso ottuso di chi vorrebbe il gioco al massacro, ovvero tutti a casa senza pietà e relativo necrologio, e di chi predica con assoluta noncuranza la massima tranquillità legale per tutti.

É invece evidente che nessuno ha ragione ma che potrebbero aver ragione tutti. Anche questo come risulta possibile? Onestamente non so. Non so nel senso che non me lo spiego. Non so perché tutti questi professionisti della riabilitazione (con laurea, diploma o altro) debbano continuare a contendersi lo scettro del perfetto terapeuta a seconda, ovviamente, della tipologia di paziente o della competenza specifica.

Trovo oramai stucchevole sfidarsi a colpi di leggi appropriandosi della 403/71 con la quale si è formato e si continua a formare il massofisioterapista, accaparrandosi la 502/92 dove si decide che le professioni sanitarie sono fatte solo così o impadronendosi della 43/06 che affida le professioni sanitarie solamente all’università. Il tutto ovviamente con una personalissima interpretazione a favore del giudicante di turno.

Nel permanere di qualche ulteriore dubbio vengono a supporto le sentenze relative alla tematica della riabilitazione che, prese ad una ad una, segnano un punto a favore talvolta ai guelfi talvolta ai ghibellini. E, per l’appunto, questi magistrati che fanno? Fanno come quelli che, per uno sciopero dei mezzi pubblici, si spostano con mezzi propri. Ovvero si sostituiscono, loro malgrado, a coloro che hanno le competenze ed il dovere di occuparsi della cosa pubblica. In particolare, per la sanità, avremmo come soggetto preposto il Ministero della Salute.

Se qualche sprovveduto, vista l’immane fatica, avesse tenuto il conto, dal 1971 ad oggi, delle sentenze rivolte ai massofisioterapisti, probabilmente si troverebbe di fronte a numeri epocali. E di fronte a tanto immane impiego di risorse umane e, soprattutto, pubbliche, di fronte a tale spreco di tempo, di fronte a, non dimentichiamolo, sofferenze e frustrazioni dei soggetti delle varie disamine, che sensazione si può avere se non di abbandono e sconforto?

Da quando ho iniziato il mio splendido lavoro presso un’azienda pubblica ho assistito a vere e proprie persecuzioni e discriminazioni alla professione, dove, solo chi di noi aveva i “muscoli”, difendeva la propria dignità. Ho visto, nel settore privato, problemi infiniti con il fisco che non riconosce l’esenzione IVA e quindi lo status di professione sanitaria. Ho visto, specialmente di recente, colleghi perdere il posto senza possibilità alcuna di recuperarlo data la precaria legislazione vigente. Vedo massofisioterapisti che tentano invano di lavorare e che, a secondo delle interpretazioni del funzionario pubblico locale, riescono o meno ad aprire un’attività.
E vedo, più di ogni altra cosa, l’angosciosa incertezza del quotidiano dove moltissimi massofisioterapisti devono fare i conti con colleghi, associazioni, forze dell’ordine che, nella più grande confusione di regole chiare e definitive, tentano di impedire una serena vita lavorativa a chi non chiede altro.

Io sono stufo irrancidito da tanta penosa strada, lastricata di chiodi e abbandonata alla manutenzione dei viandanti. Sono stufi i massofisioterapisti di doversi occupare di tutto fuorché del proprio lavoro. Siamo stufi di dover rendere conto a soggetti che galleggiano ad un metro da terra sul manto della presunzione; proprio perché a costoro non dobbiamo rendere conto di nulla. Siamo stufi di trovare, inopportunamente, presente ai tavoli di discussione ministeriali chi guadagna economicamente formando i massofisioterapisti e predica la morale agli stessi. Siamo anche stanchi di aspettare l’ennesima sentenza sperando che sia l’ultima.
 
Ma, al di sopra di ogni cosa, non ne possiamo più, di questo Ministero della Salute che fa palesemente finta di nulla non preoccupandosi di problemi che sono di sua esclusiva competenza. E questo deve essere assolutamente chiaro a tutti: è il Ministero della Salute che dovrebbe occuparsi di legiferare prendendosi cura del massofisioterapista, e nessun altro. Il quadro giurisprudenziale odierno è palesemente confusionario ed insufficiente a tutelare questa figura: i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Eppure, pur anche a seguito di numerose indicazioni di giudici nei loro esposti, che accusavano e accusano il Ministero di non aver provveduto con appositi atti legislativi a regolamentare la materia, nessuno ha mosso un dito. In questi ultimi dieci anni FNCM ha intensamente interpellato, informato e pungolato il Ministero della Salute, in ogni modo e da ogni direzione, ricevendo false promesse ed inutili consolazioni. Informare la politica dei tanti licenziamenti ha ottenuto lo stesso risultato di un comizio al cimitero.

Dall’altra parte si potrebbe accennare alla procedura di equivalenza che, in tempi recenti, ha equiparato al fisioterapista i massofisioterapisti diplomati entro il 1996, come atto importante per la figura stessa; ma al Ministero è noto, come a tutti noi, che tale iniziativa nasce da un DPCM non gestito al proprio interno.
Eventuali meriti sono da ascrivere solamente ai massofisioterapisti ed, in particolare, ad FNCM.

É giunto il momento di dire basta a questo dicastero inefficiente. É inaccettabile che si debba esercitare la propria professione preoccupandosi di foraggiare gli avvocati di tutta Italia o che si debba discutere con tutte le agenzie delle entrate della provincia di turno, piuttosto che occuparsi della salute dei propri pazienti. Il ministro, il sottosegretario ed i funzionari preposti del Ministero della Salute non si possono più esimere dal loro dovere: devono, e subito, occuparsi del grave e antico problema che affligge i massofisioterapisti. Questa figura deve essere riordinata al fine di poter serenamente lavorare e di non dover pensare ad altro. Le informazioni ed i mezzi sono già a disposizione negli uffici appositi ormai da anni. Si impone un provvedimento legislativo definitivo che chiuda ogni discussione sia nelle sedi legali che in qualsiasi altro luogo di lavoro; nessuna ulteriore discussione deve sorgere da incertezze e considerazioni personali sulla figura del massofisioterapista.

Non si può aspettare oltre. É già tremendamente tardi. Ognuno deve fare il proprio dovere. La categoria dei massofisioterapisti se lo merita solamente per la pazienza che ha avuto fino ad oggi.

ART. 4 Costituzione della Repubblica italiana: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”

Claudio Marcotti
Segretario Nazionale Federazione Nazionale dei Collegi dei Massofisioterapisti


11 febbraio 2016
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