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Quanto sono cambiate le opinioni di Lebiu dai tempi del Nursind

19 MAR - Gentile Direttore,
intervengo nello spazio che gentilmente mette a disposizione dei suoli lettori, per raccontarle di una sensazione che ho vissuto dopo aver letto l'intervento del Sig. Graziano Lebiu pubblicato il 17 c.m.: il demansionamento e le chiacchiere sterili del sindacato.
 
Sono diventato infermiere nel 1997 e nel 2000, da dipendente pubblico, cominciavo ad interessarmi delle questioni sindacali. Ero certo sicuro che l'iscrizione ad un sindacato fosse un passo necessario ed importante e così cominciai a guardarmi intorno per capire quale sigla potesse rappresentare al meglio un giovane infermiere e l'intera categoria.
 
Provi ad indovinare a quale sindacato mi avvicinai e mi iscrissi? Era il Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, nato a Cagliari nel 1999, con il preciso scopo di diventare il punto di riferimento rappresentativo dell'intera categoria e di contribuire alla sua evoluzione, alla luce dei grandi passaggi epocali segnati pochi anni prima, dall'abolizione del mansionario e dall'elevazione della figura dell'infermiere a professione intellettuale. All'epoca questa organizzazione era guidata da un grande condottiero, una persona capace di usare una dialettica tipica del leader, capace di infiammare un'assemblea, di creare consenso e aggregazione, sui temi dell'identità professionale e dell'emancipazione della figura dell'infermiere ancora sottomessa alla classe medica. Indovini chi era quel leader, che riuniva gli infermieri intorno a sè e al progetto NurSind, al grido di “il lavoro non ha colori”, “no alle supposte contrattuali”, “studenti oggi professionisti domani”, “figli di una sanità minore”, “due soli interessi: gli infermieri e gli assistiti”, “professionisti si, missionari no”. Si trattava proprio del Signor Graziano Lebiu, che in divisa da infermiere, era da me riconosciuto come “uno di noi”.

 
Ricordo bene cosa pensava della condizione degli infermieri e tutti eravamo convinti come lui che ci fossero almeno tre responsabili, all'epoca come oggi: la federazione Ipasvi, i sindacati generalisti e gli stessi infermieri. L'Ipasvi era accusata delle stesse identiche cose di cui la si accusa adesso, i generalisti perché non riconoscevano le peculiarità degli infermieri, motivo stesso della nascita di Nursind e gli infermieri, come al solito, per la loro atavica condizione di belli addormentati nel bosco.
 
Non conosco le ragioni che hanno allontanato dal Nursind il Sig. Lebiu. Ho chiesto notizie di lui nel tempo fino a riscoprirlo, recentemente, presidente di un collegio. Eh si che di acqua ne è passata sotto i ponti e pensavo che da presidente di collegio, si trovasse finalmente nella condizione di incidere ancora per la categoria, li nel cuore del problema.
 
Me lo ritrovo invece oggi a stimolare polemiche ed attacchi nei confronti di quelli che un tempo sarebbero potuti essere suoi compagni di lotte e battaglie.
 
Sono rimasto sconvolto dall'argomentare del Lebiu e non entro nel merito della questione relativa all'articolo 49 né di chi abbia torto o ragione. Quel che mi ha colpito, è quella che a me appare come una completa trasformazione del personaggio, in meglio o in peggio non sta a me giudicare. Mi ha colpito per la sua storia e per la fiducia che riposi in lui. Mi ha colpito per come si rivolge alla collega D'Angelo, per il tono che usa, per l'acredine con cui argomenta che lascia intravedere più astio che obbiettività. Con Lebiu un tempo, parlavamo del valore aggiunto delle donne, delle nostre donne, delle nostre infermiere, di come queste rappresentassero una risorsa da valorizzare, da prendere a modello per l'insostituibile capacità di riuscire a fare bene più cose contemporaneamente per esempio. La donna in quanto tale, per di più infermiera, era sempre stata un punto fermo attorno a cui si manifestava un profondo rispetto e senso di gratitudine.
 
L'argomentare denigratorio con cui Lebiu si rivolge oggi alla collega è per tutto questo intollerabile e in poche righe crolla tutto quanto poteva ancora rappresentare motivo di un buon ricordo di una persona che ho francamente stimato e che oggi mi appare irriconoscibile. La metafora a sfondo sessuale cui ricorre il Lebiu, non ha certamente nessuna possibilità di contribuire a rendere più chiaro un concetto ma piuttosto dimostra come non si riesca ancora ad evitare di attingere all'immaginario sessuale quando si vuole essere ancora più dispregiativi nei confronti di una donna tanto più di una donna della caratura della collega D'Angelo.
 
Trovo deprecabili le parole usate e tutta la sequela di commenti alla presunta incapacità ad argomentare della collega D'Angelo e della organizzazione sindacale cui appartiene. Giova a questo proposito ricordare che la collega è una semplice iscritta al NurSind, che non riveste nessun incarico all'interno dell'organizzazione sindacale e che a differenza del sig. Lebiu, non può vantarsi di un percorso in NurSind quale Segretario Nazionale. Percorso di cui il Lebiu dovrebbe a mio avviso ancora andare molto fiero.
 
Mi auguro che si faccia sempre ricorso al buon senso e alla buona educazione di cui mi pare che la collega D'Angelo sia piuttosto ben dotata e che si continui ad argomentare su tutto usando espressioni degne dell'intelligenza e della professionalità che a buona ragione intendiamo rappresentare.
 
Andrea Tirotto
Infermiere - Sassari 

19 marzo 2016
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