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Napoli e il grande bluff dell’Ospedale del Mare

05 APR - Gentile direttore,
a leggere i giornali, napoletani e non, sembra che tutti problemi della sanità campana possano risolversi miracolosamente con l’apertura dell’Ospedale del mare. Nulla di più falso a mio parere, questa pur necessaria e tanto attesa iniziativa potrebbe addirittura rappresentare un’ulteriore ferita inferta al nostro sistema sanitario, già in agonia, se la programmazione regionale non comprende la necessità di una più complessiva riorganizzazione della rete ospedaliera cittadina (da intendersi prioritaria rispetto all’apertura dell’ospedale).
 
L’ospedale del Mare è un ospedale di medie dimensioni (500 letti) che, a regime  - ne siamo sicuri - finirà per ospitare non più di 400 letti che non vanno visti come aggiuntivi al già basso tasso di posti letto in Campania (3 per mille abitanti quelli effettivi) per la inevitabile e già operativa riduzione di unità di degenza in altri ospedali dell’Asl Na1. L‘Ospedale del mare è perciò destinato a diventare un piccolo “Cardarelli” che finirà per ospitare altrettante barelle quante il gigante della zona ospedaliera ne riempie ogni giorno al pari del Loreto Mare nella zona Est e del San Giovanni Bosco e San Paolo a Napoli Nord. Niente di più, se non migliori condizioni ambientali per un’utenza che provvederà in breve tempo, aiutata in questa opera anche dall’affollamento, a degradarne  le condizioni.

 
L’Ospedale del mare è e deve essere, a mio modesto parere, invece, un ospedale ad esclusiva vocazione all’emergenza senza possibilità di deroga alcuna tantomeno a seguito di eventuali pressioni di potentati medici, politici o sindacali. Niente può esservi che non funzioni nelle 24 ore con uguale capacità di fornire in ogni momento della giornata eguali prestazioni con eguale qualità. In quest’ottica la sola idea da qualcuno avanzata di affidare l’Ospedale del mare al Policlinico della Seconda università di Napoli è pura follia poiché è noto che quella struttura, pur possedendo professionisti di eccezionale qualità e prestigio (e non vuol essere un’affermazione di maniera) non ha alcuna competenza nell’emergenza vera: c’è grande differenza – solo per fare un esempio banale - tra un delicatissimo intervento programmato sull’esofago o sul pancreas e l’operare un paziente con dieci colpi di pistola in corpo ed una nutrita “famiglia” di simpatizzanti dietro la porta della sala operatoria. 
 
Perché l’Ospedale del mare non sia un bluff è necessario che gli ospedali della Asl metropolitana, quelli storici in particolare, vadano  organizzati per fornire all’utenza tutto quello che gli ospedali per l’urgenza della città non possono, non sono in condizione e non devono fornire.
 
In collaborazione però, in caso di necessità, con questi. Sono ospedali e devono restare ospedali, senza finte riconversioni che non giovano a nessuno, servendo solo a giustificare il mantenimento in loco  del personale (vedasi il caso “Loreto Crispi”). Vanno mantenute vive ed operative, solo per fare qualche esempio, realtà prestigiose come l’ematologia, l’oncologia, la cardiologia con riabilitazione cardiologica, la rianimazione al San Gennaro ricordando che una sciagurata politica di “tagli” ha di fatto ridotto, eliminando/contraendo i posti letto, attività prestigiose in essere presso quell’ ospedale che oggi hanno come epifenomeno le barelle in tutti gli ospedali napoletani. 
 
Così va ripristinato il punto nascita all’Annunziata, incredibilmente chiuso senza un reale motivo tre anni orsono,  che dispone di una TIN, classificata tra le prime in Italia. Sembra inutile dire che il previsto trasferimento alla SUN della Terapia intensiva neonatale dell’Annunziata comporterà – senza dubbio alcuno - la chiusura del Pronto soccorso pediatrico dell’Annunziata - che pronto soccorso non è - ma che di fatto assicura la metà degli accessi pediatrici del Santobono, a questi tecnicamente sovrapponibili per qualità.
 
Va anche attivato l’antico progetto della Casa del Parto agli Incurabili, già finanziato e a più riprese avviato (danaro che probabilmente comunque si dovrà pagare alle ditte incaricate dei lavori). Si parla in ogni occasione della vergogna campana dell’eccesso dei tagli cesarei, ma nulla di reale si fa per ridurli: la Casa del Parto a questo servirebbe. Servirebbe infine un Dipartimento organizzativo degli Ospedali Storici. Ricordo che tantissimi anni fa, il Comune di Napoli approvò un nostro progetto di Azienda degli Ospedali storici (ovviamente non potrebbe essere questa oggi la richiesta) ove erano indicate anche le modifiche alla viabilità da apportare per il loro collegamento.
 
Qualcosa, alla fine, va fatto per riorganizzare seriamente l’organizzazione e l’assetto ospedaliero napoletano al di là di invocare il miracolo dell’apertura dell’ Ospedale del mare magari partendo dalle diagnostiche per farne solo un poliambulatorio.
 
Bruno Zamparelli
Presidente Anmdo (Associazione nazionale medici di direzione ospedaliera)

05 aprile 2016
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