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La corruzione in sanità, i media e chi non vuole vedere gli stimoli che offre il Rapporto Transparency

08 APR - Gentile direttore,
in questi giorni la stampa di settore, e non, si è occupata del Rapporto elaborato da Transparency International, in collaborazione con CENSIS, ISPE-Sanità e RiSSC sul tema della corruzione. Concordo con quanto osservato dai senatori Dirindin e Bianco su come una serie di dati sia stata veicolata con attenzione all’impatto mediatico, mentre non sono stati evidenziati diversi spunti (positivi e critici) che emergono proprio nel Rapporto stesso. Colgo l’occasione di porre all’attenzione alcune considerazioni.

Da circa 9 mesi è operativo l’Osservatorio L. 190 presso Federsanità ANCI e in collaborazione con ISPE Sanità. Questa esperienza sta facendo emergere alcuni elementi che reputo opportuno evidenziare:

la volontà delle direzioni generali delle ASL/AO di trasformare il tema della lotta alla corruzione come un obiettivo strategico dei piani aziendali,

l’importanza di una condivisione (non solo a parole, ma anche nei fatti) con tutti gli organi politici della Regione nel fare la prevenzione della corruzione un obiettivo diffuso,


alcune tematiche quali il “controllo di gestione” e il “rapporto pubblico-privato” registrano una particolare attenzione fra i partecipanti all’Osservatorio,

gli sforzi continui che le Aziende del SSN sviluppano per individuare e declinare operativamente una serie di indicazioni provenienti dall’ANAC nonché dalla Regione o da altri soggetti.

Al riguardo lo spirito stesso del Rapporto Transparency è quello di sollecitare gli Enti dei SSR a qualificare la propria attività nella lotta alla corruzione. Per questa ragione Federsanità Anci è perfettamente in linea con gli obiettivi della Giornata Nazionale contro la Corruzione appena celebrata a cui, peraltro, ha aderito. In un caso però è stata evidenziata l’inadempienza di una singola azienda, senza rilevare che, malgrado il ritardo, proprio l’ASL citata non solo si è dotata del Piano Triennale di lotta alla corruzione, ma ha avviato tutta una serie di interventi e azioni volte a riprogrammare i processi decisionali nelle aree critiche, a rafforzare il percorso formativo, inteso come strumento essenziale di qualificazione di tutto il personale dell’azienda, nonché a rafforzare il proprio network con ASL di altre Regioni per confrontarsi e porre all’attenzione una serie di criticità e individuare possibili approcci innovativi
 
Lo sforzo che gli Uffici delle ASL che si occupano di prevenzione della corruzione è enorme. Basti solo pensare la necessità di omogenizzare una serie di fattori organizzativi: qual è la posizione organizzativa? di quanto personale si dispone? qual è il tipo di formazione richiesto? Solo la creazione di network (e l’Osservatorio L. 190 è uno) può contribuire a costruire quelle strutture capaci di prevenire tali fenomeni.

Chiudo con una chiosa. Federsanità ANCI crede fermamente in un sistema pubblico della sanità. Per alcuni servizi cd. di merito (come la sanità), il sistema pubblico non solo deve essere prevalente ma deve svolgere una funzione di indirizzo stringente nei confronti del comparto privato. E diversi esempi testimoniano che laddove sussista una decisiva presenza pubblica, con una funzione di forte governo regionale, e con un ruolo dell’attore privato trasparente ma ben delimitato, si ottiene una spesa ragionevole con un livello dei servizi elevato. Coloro che hanno associato il contributo, sottolineo importante, del Rapporto Transparency come un assist a una strisciante privatizzazione della sanità, sembrano non comprendere che solo una collaborazione fra tutti gli attori del sistema può rendere effettiva una lotta alla corruzione, senza la ricerca di etichette di “primo della classe”.

Enzo Chilelli
Direttore generale Federsanità Anci

08 aprile 2016
© Riproduzione riservata


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